
Ma le vere cause del nostro declino neanche si sognano di sfiorarle

Pubblichiamo la rubrica di Luigi Amicone contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)
Per arrivare a concludere che se non si vota Sì al referendum «saremo destinati ad uno straordinario declino», lunedì 21 novembre, dalla prima pagina del Corriere della Sera, Bibì Alesina e Bibò Giavazzi ci hanno servito un bel predicozzo con annessa infografica sullo stato pre-agonico in cui versa l’economia italiana. Si tratta naturalmente di un endorsement a Renzi travestito con dati e inchieste che anche questo giornale va illustrando da tempo (anni!).
Già, com’è che in un ventennio abbiamo perso tutti i treni del progresso, del benessere e dello sviluppo a cui un po’ ci eravamo abituati nella ignobile, verminosa e corrotta Prima Repubblica che condusse l’Italia nel G7, e adesso, dopo così tanta cura di legalità, anticorruzione, Di Pietro mani pulite 1.0 e Grillo decrescita felice 2.0, assistiamo a questo tracollo del sistema Italia, al punto che «in un ventennio la produttività oraria nelle aziende italiane è cresciuta in tutto del 5 per cento», mentre «negli Stati Uniti, nel medesimo periodo, otto volte di più, in Francia, Gran Bretagna e Germania sei volte di più e anche Spagna e Portogallo hanno fatto meglio: +15 per cento in Spagna, tre volte più che noi, e +25 per cento in Portogallo, cinque volte di più»? Una bella domanda. A cui i professori d’establishment rispondono stigmatizzando il nanismo delle nostre imprese e il familismo delle stesse, con il ritardo nell’informatizzazione e criticando un sistema d’istruzione che predilige ancora percorsi accademici giurisprudenziali invece che le lauree in ingegneria.
Tutte cose sensate, senza alcun dubbio, e certamente ponderate dalla coppia dei nostri ottimi profili bocconiani. Ma il cuore, la radice della crisi spaventosa in cui versa il nostro amato paese, ancora una volta sembra non essere neppure sfiorata dall’analisi. E, anzi, sembra venire ancora una volta imbrogliata, allo scopo di puntellare l’ennesimo proconsole coloniale. Infatti, è dall’estate-inverno 2011, con l’Europa germanizzata e le manine merkeliane sulla campagna speculativa del Generale Spread, che l’Italia è un paese a sovranità e democrazia commissariate.
Alla mercé della suprema casta
E se il commissario Monti non funzionò per la brutalità e la saccenza con cui impose agli italiani tasse e austerità decise a Bruxelles. E se anche il suo successore fallì, e per un motivo diverso, cioè per stentatezza di leadership. Ecco, la bella aristocrazia che si è comprata ville e campagne in Toscana, finalmente trovò nella legittimazione dell’ambizioso e cinico fiorentino l’uomo giusto per metterci sotto.
Perché, infine, lasciare l’Italia alla mercé di una casta giudiziaria che è l’unico potere detentore della sovranità, l’unico e mai esaminato potere che può decretare la vita o la morte (basta un avviso di garanzia) tanto di un politico quanto di un parlamento, tanto di un’impresa quanto di un sistema di politica industriale (e questo accade dall’epoca della falsa rivoluzione di Mani pulite all’adesso del nuovo codice degli appalti gestito da Raffaele Cantone), ecco, tutto ciò ha di fatto neutralizzato ogni altro potere democratico, impedito ogni programma socio-economico, realizzato l’obiettivo di rendere l’Italia un paese col cappello in mano. Pronto a essere colonizzato dalla A dei cosiddetti diritti civili obamiana alla Z della globalizzazione che ritira a costi stracciati i nostri giovani cervelli, le nostre professionalità creative, le nostre aziende innovative. E, verosimilmente, ritirerà, per impiantarci i suoi buen retiri (modello Toscana), un territorio con qualità della vita che non ha pari al mondo.
Però, non si può diventare colonie se prima non si viene convinti di essere il paese più corrotto del mondo perché c’è Berlusconi. Il meno progredito perché c’è il Papa. E il più bisognoso di esattori delle tasse alla Monti e di prestigiatori alla Renzi.
Perciò, giunti allo sprofondo rosso, dopo che per vent’anni siamo stati intossicati dall’astio paralizzante e dalla depressione mortuaria delle “mani pulite”, ma senza mani, confidiamo di rialzare la testa. E, tra una (breve speriamo) divisione referendaria e l’alto rischio di schiantarsi con Grillo (che sarebbe la sintesi di tutte le iatture di cui qui abbiamo fatto cenno), ritroviamo l’impulso a fare politica, comunità, popolo. Non intorno a un leader sorgivo da schiuma mediatica. E neanche intorno alla vittoria di un Sì o di un No. Ma intorno a una politica di persone e comunità che intraprendono la lotta alla “corruzione culturale”. Che è la prima vera responsabile del tracollo italiano.
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13 commenti
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ma adesso ? anche voi aderite al PDD ? partito della deriva democratica ? come dice Gandolfini siamo alla deriva ? ma se le riforme non si fanno di chi è la colpa ? dell’europa matrigna ? fa tristezza – tanta tristezza vedere qs giornale sposare acriticamente la retorica retro-comunista tipo d’alema. con tanto di economist che dice che anche renzi è unfit….
io spero solo che vi rendiate conto che le vostre speranze di sopravvivenza sono legate alla vittoria del si – il giorno dopo la vittoria del no voglio vedere chi del vostro fronte unito si prenderà i meriti del trionfo contro l’oscurantismo….Parisi ?
Maurizio ha ragione…………..
Penso non sia questione di retoriche più o meno retro, né di berlusconismo, quanto di concretissima difesa dei corpi intermedi che impedirebbero a Renzi di traaformarsi in dittatore etico alla Hegel (questo si molto comunista, e gramsciano).
Si Si lasciamo tutto come è adesso. Poi Il berlusca ritorna in auge e rifacciamo il proporzionale cosi avremo anni per correggere le virgole sui provvedimenti e il consociativismo impererà…………
si giusto facciamo tornare Silvio che pensa di essere Napoleone a Sant’elena, pronto a buttarsi con un manipolo di eroi per combattere le forze del male a Waterloo
Scherzi Petrantoni?!
veramente c’è il rischio che torni Berlusconi?!!! cavolo allora è meglio che prepariamo la fuga mamma mia che paura!!!
pienamente d’accordo con il cuore dell’articolo.
Non riesco a capire come possa un sì ad una riforma che sottomette vieppiù la nostra sovranità a quell’accozzaglia (questa sì!) burocratica che è l’UE impedire il nostro declino.
Nemmeno capisco, ed è sempre un limite personale, come rafforzare un governo privo di ogni strategia
che non sia quella del mantenere la poltrona, del muoversi colla prospettiva lunga non più del giorno dopo, del conservare lo status quo con riformine superficiali e inconcludenti, dei colpi di mano come quello perpetrato con le unioni civili, che fa aumentare di più di cento miliardi un già gigantesco e distruttivo debito e spesa pubblici (salvo poi ammannirci incredibili patacche sulla riduzione della spesa grazie alla suddetta riforma che sono un duemillesimo dei suddetti aumenti del debito),
possa costituire appunto un baluardo contro il nostro declino.
Questi sono dei genii al mio cospetto, riescono a vedere con la sfera di cristallo.
giusto meglio fare niente lasciare tutto cosi com’è – poi una volta vinto il no tanto il centro destra moderato sparisce – parisi è già stato silurato – quindi spazio a salvini che immagino abbia in mente qualcosa di meraviglioso da proporre.allegria ragazzi il bello deve ancora venire !
Lasciamo sempre tutto come sta adesso, giusto. Poi dopo il voto il moderati utilizzeranno Berlusconi per riproporre il proporzionale così il declino sarà definitivo……………..e poi nessuno può dire ‘Allegria’ perché quella non c’e’ più
Meglio il contratto a tutele crescenti che il precariato a vita delle leggi Biaggi.
Il precariato non lo ha inventato lui, ma è la condizione ordinaria della crisi globale. Sul fatto che tu parteggiassi per il “più Stato”, come tutti i falsi tradizionalisti, non avevo dubbi.
“Ma le vere cause del nostro declino neanche si sognano di sfiorarle”
.. uhm… le unioni gay?
Al di là delle battute di spirito, la crisi della genitorialita e la promozione di “modelli” concorrenti sterili e narcisistici è certamente una concausa e una questione da trattare in fretta da parte dei governanti.