Luttwak: «Obama in guerra è più feroce di Bush. Brennan alla Cia dice tutto sul suo governo»

Di Francesco Amicone
11 Gennaio 2013
Per il politologo americano Edward N. Luttwak la nomina di Brennan ai vertici della Cia chiarisce la visione militare del presidente Usa: "Facciamo il nostro business, eliminiamo i terroristi e andiamocene"

«Obama ha le idee chiare e non sono quelle del pacifico politico di colore dipinto dai media del Vecchio Continente. Le nuove nomine all’esecutivo rappresentano l’ulteriore conferma del fraintendimento della sinistra europea, che lo riteneva e lo ritiene ancora un fratello». Il politologo americano Edward N. Luttwak afferma in un’intervista a tempi.it che «chi gli ha assegnato il Nobel per la pace non avrebbe mai pensato che Barack Obama potesse agire come il terribile Bush. Eppure si è dimostrato più feroce».

Obama più feroce di Bush?
In guerra Obama si è dimostrato il più feroce di tutti i presidenti americani. Non la colomba che ci si sarebbe aspettati, ma un presidente che fa uso su larga scala degli omicidi mirati.

Come valuta la nomina di John Brennan ai vertici della Cia?
La nomina di Brennan rappresenta la verità sul governo Obama. Con Brennan alla Casa Bianca come consigliere, Obama si era lasciato persuadere ad abbandonare una sfida inutile, quella in Iraq e Afghanistan, contro chi vuole il regresso e a muoversi sul piano degli interessi americani. Il fatto che l’abbia nominato a capo della Cia significa che ha raggiunto la consapevolezza che ci sono paesi che non possono essere aiutati, perché non vogliono. Grosso modo quello che ha pensato è: “Facciamo il nostro business, eliminiamo i terroristi e andiamocene”.

Obama ha fatto altre due nomine importanti: il segretario di Stato e quello della Difesa.
Chiamare John Kerry alla segretaria di Stato è segno di coerenza con la linea in politica estera perseguita dall’esecutivo finora. Traccia una continuità con la politica pragmatica e attiva di Hillary Clinton. Quello che dovrà fare Kerry è dimostrare le capacità e il rigore del suo predecessore. Vedremo se sarà altrettanto efficace. Per quanto riguarda la nomina di Chuk Hagel a capo della Difesa, è il frutto di un ragionamento realistico.

Realistico perché si tratta di un ex repubblicano?
Non è corretto. Hagel è sempre stato un democratico con la facciata del repubblicano. La sua nomina è motivata dai meccanismi politici di Washington. La spesa fiscale americana dovrà scendere e i tagli colpiranno anche la Difesa. Nonostante il risparmio delle spese operative per Iraq e Afghanistan, il bilancio militare è altissimo. Perciò con Hagel al Pentagono, Obama pensa di minimizzare l’opposizione repubblicana al Congresso e avere meno ostacoli per la gestione della Difesa e per l’assegnazione di risorse.

Quale sarà la strategia del nuovo esecutivo americano in politica estera?
Gli Stati Uniti sembrano volersi disimpegnare dalla zona arabo-islamica, cosa che Obama ha già iniziato a fare nel suo quadriennio precedente. L’esperienza degli ultimi anni ha fatto capire che in queste zone rifiutano la formula di progresso americano. La cosiddetta “primavera araba”, la falsa primavera, ha dimostrato questa verità. Nel mirino degli oppositori di Gheddafi e Mubarak non c’erano i regimi autoritari ma i regimi contrari alla morale islamica, dove per esempio si prevedeva il divieto di poligamia o il commercio di alcolici. La solita sinistra analfabeta pensava che la falsa primavera fosse sorta dall’esigenza di avere democrazie liberali. Ma è l’esatto contrario. Quei regimi erano troppo modernizzati, eccessivamente progrediti, per i loro maggiori oppositori: Fratelli Musulmani e Salafiti.

Nel caso gli Stati Uniti abbandonassero totalmente l’area, Israele non sarebbe più isolato?
Israele è già isolato. Ma è un paese che sta progredendo, circondato dal regresso. Negli ultimi anni ha fatto notevoli passi avanti, tant’è vero che l’aiuto economico e militare americano si è ridotto all’1 per cento di Pil, quando anni addietro era notevolmente più elevato. Naftali Bennett, il leader di Jewish Home, il partito di destra in ascesa, vorrebbe addirittura farne a meno.

Qual è l’attuale fronte strategico per gli Stati Uniti?
L’Oceano Pacifico. Qui l’America appoggerà gli alleati per contenere la pressione cinese.

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1 commento

  1. luigi lupo

    Ennesimo articolo contro Obama di Tempi. Solo ed esclusivamente articoli contro. Se una persona si dovesse fare un’opinione di Obama leggendo solo Tempi si farebbe l’idea che gli Stati Uniti sono attualmente guidati dal peggior presidente della loro storia.

    “In guerra Obama si è dimostrato il più feroce di tutti i presidenti americani”

    Quindi per l’intervistato Obama è peggio anche del presidente americano che ha fatto esplodere due bombe atomiche su due città giapponesi!!! Complimenti proprio un pensiero frutto della mente di un politologo serio e preparato. Brava redazione di Tempi avete proprio scelto proprio bene a chi chiedere un’opinione.

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