
L’Ucraina ha un enorme problema (e non è Putin)

I negoziati fra russi e americani per trovare una via di uscita alla crisi ucraina si susseguono, l’ultimo appuntamento in ordine di tempo essendo quello di lunedì 10 gennaio a Ginevra nel contesto del Dialogo per la sicurezza strategica inaugurato dai rispettivi capi di Stato, Putin e Biden, nel giugno scorso. Ma gli alleati occidentali dell’Ucraina ormai sembrano preoccupati per un’eventuale invasione militare russa del territorio ucraino almeno tanto quanto di una crisi sistemica del paese. A far temere un autoaffondamento di Kiev è la legge anti-oligarchi firmata dal presidente Zelensky nel novembre scorso e il conflitto personale di quest’ultimo con Rinat Akhmetov, l’uomo più ricco e influente del paese, palese bersaglio della legge fortemente voluta dal capo dello Stato e oggi giudicata controproducente da quelle stesse cancellerie occidentali che avevano salutato la vittoria di Zelensky alle presidenziali del 2019 come un passo decisivo nell’evoluzione dell’Ucraina verso lo Stato di diritto e la democrazia piena.
Lo strapotere degli oligarchi in Ucraina
Gli oligarchi sono in genere dirigenti del vecchio sistema sovietico oppure soggetti forniti di importanti entrature presso i governi post-sovietici che hanno tratto beneficio dalle convulse privatizzazioni del patrimonio pubblico all’indomani del crollo del sistema comunista. In Ucraina le attività delle loro grandi imprese ammonterebbero al 24 per cento del Pil nazionale, e la loro influenza sarebbe decisiva su tutte le istituzioni dello Stato e sul sistema dei media: dal parlamento ai tribunali, dai servizi sociali all’informazione, nulla sfuggirebbe al potere di condizionamento degli oligarchi.
I più ricchi e importanti in Ucraina sarebbero Rinat Akhmetov, Igor Kolomoisky, Kostyantin Zhevago, Yuriy Kosiuk, Henadiy Boholyubov, Vadim Novinsky, Victor Pinchuk e Viktor Medvedchuk. Zelensky, attore comico privo di esperienza politica, è stato eletto anche per aver promesso di ridimensionare la loro influenza sulla vita pubblica. Nel maggio scorso Medvedchuk è stato arrestato con l’accusa di alto tradimento (a favore della Russia) e nonostante la gravissima accusa ora si trova agli arresti domiciliari in attesa di processo. Nessuno degli altri oligarchi può essere considerato attualmente un fiancheggiatore di Mosca, nemmeno Akhmetov che in passato ebbe stretti rapporti col presidente filorusso Yanukovitch, deposto nel febbraio 2014 in seguito alle proteste di Euromaidan e che deve la sua fortuna anche all’integrazione del sistema energetico ucraino con quello russo. In seguito all’annessione russa della Crimea e alla secessione delle repubbliche del Donbass, Akhmetov ha perso 10 dei suoi 18 miliardi di dollari, ed è sceso dal 39° al 267° posto nella classifica mondiale dei miliardari.
La mossa rischiosa di Zelensky
La legge anti-oligarchi approvata dal parlamento in settembre e controfirmata dal presidente Zelensky in novembre prevede la creazione di un elenco formale degli oligarchi, che sono coloro che adempiono almeno tre di quattro condizioni: una ricchezza personale pari o superiore a 2,4 miliardi di grivnie (la moneta nazionale), pari a 91 milioni di dollari; la proprietà di diritto o di fatto di mezzi di comunicazione, il controllo monopolistico di un settore dell’economia, la partecipazione diretta alla vita politica del paese (con un seggio in parlamento o nelle assemblee regionali). La stesura della lista spetta al Consiglio per la difesa e la sicurezza nazionale, i cui membri sono tutti di nomina presidenziale. Le persone che vengono individuate come oligarchi hanno tempo alcuni mesi per modificare la loro condizione, dopodiché se non lo hanno fatto per loro scattano una serie di limitazioni: non possono più finanziare partiti o attività politiche, non possono partecipare a processi di privatizzazione di aziende pubbliche, e devono dichiarare ogni genere di contatto e rapporto con pubblici ufficiali.
La legge ha ricevuto molte critiche sia all’interno dell’Ucraina che fra gli alleati occidentali dei governi che si sono succeduti dopo il 2014. In patria alcuni sospettano che Zelensky utilizzerà selettivamente la legge per colpire gli oligarchi che lo attaccano attraverso i media da loro controllati (è il caso di Akhmetov) e per risparmiare quelli che lo sostengono, come Igor Kolomoisky, che pure è oggetto di sanzioni da parte americana per accuse di corruzione, pur non essendo stato condannato in nessuna corte ucraina o straniera. Altri semplicemente protestano che, con le truppe russe alle porte, questo non è il momento per un braccio di ferro fra i due uomini più potenti del paese. Questa è anche, curiosamente, la posizione di quegli stessi europei e americani che hanno prima incoraggiato le proteste di Maidan nel 2014 e poi salutato la vittoria di Zelensky nel 2019 come forieri di una profonda trasformazione democratica del paese, e oggi invece lo invitano a più miti consigli per non indebolire il fronte anti-russo.
Le critiche dei governi occidentali
Sul Financial Times un anonimo diplomatico occidentale a Kiev dichiara: «In un momento in cui la Russia minaccia di attaccare, ha un’importanza critica che le forze pro-occidentali in Ucraina lavorino insieme. L’attuale conflitto interno in Ucraina è dannoso». Lo stesso giornale della City propone il punto di vista di un altro anonimo diplomatico occidentale in Ucraina, secondo il quale la legge anti-oligarchi «non è la migliore soluzione. Il modo giusto di diminuire il potere degli oligarchi consiste nel migliorare le leggi antitrust, nell’accelerare la riforma della giustizia e nel creare istituzioni contro la corruzione». Sulla stessa lunghezza d’onda Foreign Policy, la rivista americana di geopolitica di proprietà del Washington Post: «Gli ucraini hanno disperatamente bisogno di uno Stato dotato di istituzioni robuste, e questo non può accadere se la rivalità all’interno dell’élite non sono frenate. Ecco perché i politici e i grandi imprenditori devono trovare un terreno comune d’intesa (…). Con le truppe russe ai confini, Zelensky ha bisogno di tutto il sostegno che può riunire. Non può permettersi di attaccare gli uomini d’affari ucraini se il suo paese deve resistere a una Russia ostile. I loro interessi sono concentrati in Ucraina e orientati verso l’Occidente. Hanno un profondo incentivo a difendere le loro proprietà e il loro paese dalle trasgressioni del Cremlino».
In dicembre Zelensky aveva addirittura denunciato l’esistenza di un progetto di golpe nel quale Akhmetov sarebbe stato coinvolto a sua insaputa. Il miliardario è proprietario monopolista dell’ente elettrico del paese, di acciaierie, giornali e tivù e della squadra di calcio dello Shakhtar Donetsk.
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