Lucio Dalla, l’uomo del popolo che non ha mai negato un sorriso

Di Paola D'Antuono
06 Marzo 2012
Al funerale trentamila persone gli hanno detto addio nella sua "Piazza Grande". Bologna perde un raffinato cantautore e un amico sincero, che ogni tanto fuggiva alle Tremiti, dove ha lasciato in lacrime un'intera isola.

Forse le trentamila persone in “Piazza Grande” avrebbero sorpreso anche lui. Lucio Dalla ha salutato la sua Bologna nel giorno di quel sessantanovesimo compleanno mai compiuto, in un 4 marzo 2012 silenzioso e affollato. Tantissimi bolognesi che senza dirselo si sono ritrovati davanti a San Petronio per l’ultimo saluto al loro cantore buffo e simpatico, istrionico, eccentrico, ma soprattutto uomo del popolo. Le signore per la strada hanno il volto di chi soffre per aver perso l’amico di una vita, il vicino gentile che ti saluta sempre con un sorriso. Dalla per i bolognesi era questo: l’amico, il vicino dal lavoro strano, conosciuto nel resto dello Stivale per quella sua stupenda attitudine alla poesia ma lì, nell’angolino della sua bella e malinconica Emilia, nel centro di Bologna “dove non si perde neanche un bambino”, era soltanto Lucio. Viveva nel centro della città, in una casa visibile a tutti, senza guardie del corpo o strani bunker sotterranei per scappare dalla pazza folla. Non si era trasferito all’estero per amore del portafogli e paura del fisco, ma rimase lì dov’era sempre vissuto per amore della sua casa a tre piani che condivideva con una famiglia tanto allargata quanto amata, sotto i suoi portici che anche se piove non puoi bagnarti, senza rinunciare alla pizza da Altero, all’umanità notturna cui amava intrattenersi, nella sua Dark Bologna che, cascasse il mondo, lo trovava sempre in tribuna nelle partite al Dall’Ara.

Lo conoscevano tutti i bolognesi, mica come credevano di conoscerlo i romani o milanesi. Ai suoi concittadini lui non si negava mai per un sorriso, una foto, una battuta, un autografo, una stretta di mano: solo in chiesa Dalla non amava essere disturbato. Lì si trovava per pregare, una delle cose che amava più di ogni altra fare, e lì voleva essere solo un credente davanti al Signore e ascoltare indisturbato la Messa, condividendo con gli altri fedeli quel rito che gli riempiva il cuore. E se c’era troppa gente allora correva dietro una colonna e il sermone del prete lo ascoltava da lì, nascosto ma solo quel tanto che bastava a non intaccare quel momento così prezioso. Non era una rockstar ma ha avuto un addio degno di una grande star, senza pesanti fronzoli istituzionali, solo il calore della gente, quello che sicuramente avrebbe apprezzato. Del resto una volta aveva detto: «I politici al mio funerale? Un buon motivo per non morire».

Di sicuro a Bologna aveva fatto più di qualsiasi esponente politico in quanto a carità. Non si lavava la coscienza una volta l’anno staccando un copioso assegno davanti ai fotografi per aiutare un’associazione umanitaria di cui in seguito non avrebbe ricordato il nome. Dalla la carità la faceva ogni giorno, senza il bisogno di sbandierarla ai quattro venti. Solo i bolognesi sapevano che a Capodanno, da molti anni a questa parte, regalava a 150 senzatetto una cena da re in un ristorante di un suo amico. Mica un panino, una cena vera, con i piatti della tradizione emiliana da gustare senza l’assillo del conto da pagare. Lucio era così, tenero e generoso, e mentre i clochard consumavano i loro succulento e unico pasto decente dell’anno, lui intratteneva la loro cena suonando e cantando e quel giorno diventava per tutti speciale. 

Solo con un’altra terra Dalla poteva vantare questo legame viscerale: la Puglia. Da Manfredonia, città natale della mamma sarta, a Foggia, da Vieste alle Isole Tremiti, il cantautore sceglieva la Capitanata per rifugiarsi dalle fatiche di lunghissimi tour o per registrare nuovi pezzi nel suo studio bellissimo affacciato su Cala Matano. Il mare cristallino delle Tremiti l’aveva conquistato molti anni prima e lì Lucio si sentiva tranquillo e al sicuro. Parlava il pugliese con la gente del posto e chiacchierava con i pescatori, con i turisti, con gli abitanti della piccola isola, al mercato o mentre faceva una passeggiata. Senza fardelli ingombranti, senza sentirsi un divo, solo con la sua umanità. E in questi luoghi si piange disperatamente la sua scomparsa, sul Molo delle Tremiti ieri risuonavano alcune strofe della sue canzoni più belle, mentre le istituzioni cittadine lasciavano una corona di fiori davanti alla sua bellissima villa immersa nel verde. E Bologna, assieme a quella piccola isola nel mare dell’Adriatico, diventano una terra sola e salutano quell’uomo che non ha mai negato un sorriso o una battuta, l’uomo del popolo che è partito per il viaggio più lungo.

Twitter: @paoladant

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