
L’ora di morale laica in Francia è come “un quadro senza chiodo”, direbbe Bobbio
tratto dal blog di Antonio Benvenuti
Morale laica. Questo è quanto, secondo il progetto governativo, dovrà dall’anno prossimo insegnare la scuola francese. Perché “Se la Repubblica non dice quali sono i vizi e le virtù, il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, altri lo faranno al suo posto“, pontifica il ministro Peillon.
Spero apprezziate l’onestà intellettuale. Lo Stato, tramite la bocca del suo ministro per l’istruzione, si pone esplicitamente come fonte non solo del diritto ma della morale. È lui che decide cosa sia il bene e cosa sia il male, con l’intento esplicito di buttare a mare ogni altro che possa avere opinioni diverse. Perché «per dare la libertà di scelta, bisogna essere capaci di strappare l’allievo a tutti i determinismi, familiare, etico, sociale, intellettuale».
Via la famiglia. Via la religione, è sotteso ad ogni piè sospinto, per non lasciare nessuno spazio a quanto detto “dai mercanti e dagli integralisti di ogni genere“. Fatto repulisti di tradizioni e storia i bambini potranno essere modellati su necessità di chi comanda. Vecchia idea, già vista, già applicata in ogni totalitarismo da duecent’anni in qua.
Infatti quando parla della “una morale universale, fondata su idee di umanità e di ragione” che sarà l’obiettivo dell’insegnamento sembra di leggere il solito manualetto massonico-illuminista in voga fin dalla rivoluzione francese. Che ha dato abbondante cattiva prova di sé ovunque: dal suo luogo di origine fino alle plaghe in cui è stato esportato nella sua forma comunista.
Anche in Italia. Quelli della mia generazione lo ricordano: il libro Cuore, con i suoi bambini che si ammazzano di patriottismo, il moralismo soffocante e spietato. Senza una ragione, se non che si deve essere così.
Ovunque la morale laica è il cane dello Stato, che abbaia e scodinzola secondo la volontà dei potenti.
Perché, come faceva notare il guru del pensiero laico Norberto Bobbio, la morale senza Dio è un quadro senza un chiodo che l’appenda al muro. Quando deve dire su cosa si fondi, sul perché debba essere valida la laicità balbetta, si impappina, non sa rispondere. Salvo appunto asserire: perché te le dico io. Io Repubblica, io Stato, io più forte, io Potere: bau, e tu zitto.
Il ministro vuole insegnare la capacità di criticare, di dubitare. Spero che come prima cosa dubiteranno di lui e della sua idea di cosa sia giusto ed educativo. Ma dopo averlo trovato inconsistente, a chi si potranno rivolgere?
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