
L’Italia avrà dodici droni Usa. «Un bene per i nostri soldati in Afghanistan»
«Il discorso è complesso. Noi siamo stati i primi a comprare i droni. Era il 2001, e in Italia sono arrivati i Predator. Solo più recentemente abbiamo acquistato i Reaper, che in inglese significa “mietitore”. Un nome, un programma». L’Italia si arma di dodici droni Reaper. A volerlo sono gli Stati Uniti che, dopo il Regno Unito, hanno voluto offrire al Belpaese una tecnologia indispensabile per la protezione delle proprie truppe in Afghanistan. Quali conseguenze avrà questa decisione? tempi.it ne discute con Gianandrea Gaiani, direttore di AnalisiDifesa e opinionista sui temi della Difesa e della Sicurezza per il Sole24Ore e Libero.
I droni teleguidati sono una novità per l’Italia?
Non proprio. La novità sta nel loro carico missilistico. I Reaper sono stati acquistati disarmati, come le regole internazionali prescrivono. Adesso, in Afghanistan, i nostri bombardieri non possono portare esplosivi, essendo una “missione di pace”. Sono ritardi burocratici consapevoli. Infatti già l’anno scorso la Difesa italiana ha chiesto di poter equipaggiare i droni con armamenti americani.
E adesso i Reaper sarranno armati?
L’iter è lungo, ma un articolo del Wall Street Journal dice che l’autorizzazione c’è. Sarebbe un bene, così l’Italia sfrutterebbe al massimo le potenzialità di questi strumenti. Attualmente, i nostri Predator sorvegliano, innocui, le strade afgane. In particolare, intercettano i terroristi che nascondono bombe sotto il manto stradale. I droni americani, accertata la presenza di cellule nemiche, sparano. Quelli italiani, invece, contattano la base, inviano elicotteri, ecc… Insomma, è come avere una Ferrari e marciare con la prima inserita.
Perché gli Stati Uniti hanno optato proprio per l’Italia?
Anzitutto, l’Italia è uno degli alleati Usa da sempre in prima linea, allineata con la difesa statunitense. È negli interessi di Barack Obama far combattere gli alleati fornendoli di armi, e defilarsi dagli scontri diretti. Così è stato in Libia, ad esempio. Per questo, il presidente arma i compagni più fedeli, e li rifornisce di munizioni, strumenti all’avanguardia, ecc. Di conseguenza, Obama ci guadagna economicamente. Nei prossimi decenni i paesi alleati si riforniranno soltanto dall’America.
Una sorta di monopolio…
Sì. È dispendioso installare armamenti europei su strutture americane. Conviene comprare direttamente le loro armi e montarle sui loro veicoli. L’intelligenza strategica statunitense vuole costruire un monopolio, così sarà necessaria l’autorizzazione della Casa Bianca per qualunque iniziativa militare. Altrimenti, niente rifornimenti. È una tattica astuta: Obama salva la faccia ma non perde l’autonomia strategica.
Il nostro esercito è in grado di gestire l’avanzamento tecnologico portato dai droni?
Il battesimo operativo dei Predator è stato nella guerra in Libia. Lì abbiamo imparato a usarli, ma disarmati. I droni sono relativamente poco sofisticati. La difficoltà sta nel sistema di controllo satellitare: il pilota è nella base con la consolle, e conduce con telecamere le operazioni in loco, anche a lunga distanza. Gli americani conducono missioni sullo Yemen con un pilota che ha base negli Stati Uniti. La parte sofisticata è quella lì. Per il resto, sono di facile impiego.
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2 commenti
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I Predator, visto il nome, potrebbero essere impiegati nella caccia alle auto in sosta vietata….. battute a parte, il modo migliore di proteggere i nostri soldati sarebbe quello di portarli a casa una volta per tutte…. Cosa ci facciamo ancora in Afghanistan?
così l’europa diventa in tutto dipendente dagli usa senza possibilità di autonomia, nè militare, nè strategica.