L’Isis usava le chiese a Qaraqosh. Come poligono di tiro e fabbriche di bombe

Di Leone Grotti
20 Gennaio 2017
I cristiani stanno facendo ritorno a Qaraqosh per trovare una città distrutta: «Guarda cos'hanno fatto alla mia casa. Ma voglio ricostruire la mia vita qui»
Iraq Nineve area Qaraqosh Bakhdida mortars, weapons before a local house, 8-11-2016

La città irachena di Qaraqosh, nella piana di Ninive, è rimasta due anni nelle mani dell’Isis. Per tutto il periodo, ovviamente, non è stata recitata una sola messa ma non per questo le chiese sono rimaste inutilizzate. La chiesa siro-cattolica di San Giorgio, ad esempio, è stata trasformata in una fabbrica di bombe.

FABBRICA DI BOMBE. Quando padre Sharbil Eeso, 72 anni, ha messo per la prima volta a Qaraqosh dopo la sua liberazione, la prima cosa che ha fatto è correre in chiesa. È lì che ha trovato centinaia e centinaia di bombe e granate, di tutte le forme e le dimensioni, ammonticchiate con cura lungo le navate, addossate ai muri. A fianco, c’erano anche materiali chimici per renderle ancora più potenti e distruttive.
Un’altra chiesa, quella dell’Immacolata concezione, è stata sfruttata come poligono di tiro: «Mi hanno rovinato i manichini», si lamenta Manal Matti mentre guarda le sagome del suo salone di bellezza crivellate di colpi come i muri.

JIHADISTA DI 13 ANNI. Anche il seminario è stato distrutto: «Bibbie strappate, statue di santi distrutte. C’era un’enorme confusione ma ancora non possiamo ripulire», ha dichiarato il sacerdote siro-cattolico ad Acn International. «Prima bisogna documentare tutti i danni e poi garantire che la città sia davvero sicura. La scorsa settimana è uscito un jihadista all’improvviso da un tunnel scavato dall’Isis sotto la città: l’esercito appena l’ha visto, l’ha ucciso. Era un ragazzino di 13 anni».

«HANNO DISTRUTTO TUTTO». Molte persone stanno facendo ritorno a Qaraqosh, anche solo per controllare se le loro case ci sono ancora e in quali condizioni. Tutti sognano di tornare a vivere in città, ma ancora non ci sono le condizioni. «Guarda la mia casa: è mezza distrutta, hanno rubato tutto. Dei vicini mi avevano preparato a quello che avrei visto, mi avevano mostrato delle foto», racconta Louis Petrus. «Ma ora che vedo la mia città con i miei occhi, non so che cosa provare. Hanno distrutto quasi tutto. Come ci si può fare del male così tra esseri umani?».

«RICOSTRUIRÒ LA MIA VITA QUI». Petrus non ha alcuna intenzione di lasciare l’Iraq, vorrebbe tornare a vivere nella sua casa: «Non lascerò il mio paese fino a quando ci saranno anche solo due o tre famiglie che vogliono ritornare qui. Voglio ricostruire la mia vita a Qaraqosh». Non è l’unico ma serviranno molti aiuti: «Il governo iracheno in crisi e noi dobbiamo essere risarciti, altrimenti come facciamo a ripartire?», chiede il sindaco della città, Nisan Karromi. «Spero che la comunità internazionale ci aiuterà».

@LeoneGrotti

Foto di Acn International

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