L’ideologia woke si prende anche i giornali francesi

Di Mauro Zanon
07 Maggio 2022
Redazioni divise dal politicamente corretto nelle storiche testate di sinistra come L'Obs, Libération e Le Monde. I giovani hanno paura di trattare le idee "pericolose" e vogliono cambiare la linea
Giornali francesi woke

Giornali francesi woke

Parigi. Il primo a sollevare la questione è stato il Figaro: l’ideologia woke si è infiltrata nelle redazioni dei giornali della sinistra francese e sta creando fratture profonde tra la vecchia generazione cresciuta al riparo da certe mode d’oltreoceano e una nouvelle vague di giornalisti che guarda ai campus liberal americani e a tutto ciò che esce dalle rotative del New York Times e accoliti come un dogma da rispettare e diffondere.

La nuova generazione politicamente corretta

L’Obs, Libération, Le Monde, Le Canard enchaîne, nessun giornale della gauche sembra essere risparmiato dal wokismo. «La nuova generazione tende a promuovere il politicamente corretto, con in testa la paura di banalizzare le idee pericolose», ha spiegato al Figaro un giornalista dell’Obs, preoccupato per la virata wokista intrapresa dal settimanale. Tutto è cambiato quando alle redini della rivista fondata da Jean Daniel nel 1964 è arrivata Cécile Prieur, con posizioni più vicine alla sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon (la France insoumise) che alla sinistra progressista di Olivier Faure (Partito socialista).

A suscitare l’indignazione di alcuni senatori dell’Obs, che non riconoscono più il settimanale su cui hanno messo la loro firma per decenni, è stata una copertina in particolare: “Esclavage, une histoire française”, con all’interno un dossier imbevuto di retorica terzomondista, idolatria delle minoranze e autoflagellazione occidentale. Édouard Tétreau, che ha abbandonato il cda del settimanale dopo la pubblicazione del numero, ha denunciato la piega estremista del nuovo Obs.

«Nel quotidiano, non si ride più delle stesse cose, non ci si indigna più delle stesse cose», ha detto sotto forma anonima al Figaro una firma dell’Obs. La partenza di Dominique Nora, appartenente alla vecchia guardia del settimanale e protettrice dell’universalismo repubblicano incarnato dalla sinistra di Jean Jaurès, ha fatto precipitare le cose. «Dominique Nora era l’ultima guardiana del tempio. Incarnava la stabilità di una linea editoriale di sinistra universalista», ha raccontato una fonte interna all’Obs.

Parlare di islam e femminismo fa scattare i nuovi redattori

A Libération parlare di islam, femminismo e minoranze, oggi, scatena i nuovi redattori woke, all’erta e sempre col ditino alzato, pronti a bacchettare i vecchi giornalisti. «I giovani che arrivano a Libé pensano di entrare in un quotidiano di estrema sinistra. Ma non è così. Allora ci sforziamo di ricordare i princìpi fondamentali del giornale: il pluralismo d’espressione tra la sinistra radicale, la tendenza ecologista e la social-democrazia», racconta un redattore di Libération. A turbare le “anime sensibili” della giovane generazione ha contribuito la recente assunzione di Coco (Corrine Rey), vignettista sopravvissuta all’attentato contro Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015, matita caustica e mordace che su Twitter si presenta come “anti-woke”.

«Alcuni fanno fatica ad accettare che si possa ridere delle minoranze», testimonia un redattore. Al Monde, il quotidiano dell’intellighenzia parigina, si respira la stessa atmosfera: con scontri aspri tra senatori e giovani redattori figli dei social quando si toccano le minoranze, il velo e le rivendicazioni femministe. Per provare a limitare le tensioni, la direzione ha addirittura creato un comitato dedicato alla scrittura inclusiva che insegna «le nuove parole dell’antirazzismo», per aggiornare anche le vecchie firme giudicate retrograde.

La cellula sindacale che vuole correggere la linea

Il problema è che anche giornali insospettabili e che sembravano ermetici a qualsiasi incursione modaiola sono stati intaccati dal wokismo: come il Canard enchaîné, il più importante giornale satirico francese, che dallo scorso anno sta subendo un tentativo di destabilizzazione interna molto politically correct. La colpa è di una cellula sindacale che, sotto l’etichetta Snj-Cgt (sinistra radicale), ha riunito quindici dei ventidue giornalisti del Canard e sta spingendo la direzione e la vecchia guardia a “correggere” la linea editoriale.

«Sul #metoo, sulla diversità, sul movimento Black Lives Matter, sulla lotta femminista, sull’uguaglianza salariale, sulle minoranze sessuali, etc. siamo sulla difensiva», ha detto una delle firme sindacalizzate, che milita per un cambio di passo wokista. «Con la cellula sindacale, assistiamo alla comparsa di un contropotere al Canard, dunque a una svolta della sua storia», ha denunciato un giornalista dell’anatra incatenata, impaurito dall’aggressività della nuova generazione, pronta a tutto pur di piegare anche il settimanale fondato nel 1915 al pensiero unico wokista.

Foto di Bank Phrom su Unsplash

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