Libia. «La missione Ue avrà la forza di bloccare le navi della Turchia?»

Di Leone Grotti
19 Febbraio 2020
L'ex ministro della Difesa Mario Mauro analizza l'accordo europeo per applicare l'embargo sulle armi in Libia: «Il diavolo si nasconde nei dettagli. Do un consiglio al governo»
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«Dipende tutto dalle regole di ingaggio: il diavolo si nasconde sempre nei dettagli». Così Mario Mauro commenta a tempi.it la notizia dell’«accordo politico» che i paesi membri dell’Ue hanno trovato alla riunione dei ministri degli Esteri di lunedì sulla missione navale chiamata ad attuare l’embargo sulle armi in Libia.

LA MISSIONE UE

L’accordo politico dovrà essere declinato dagli ambasciatori europei in un mandato formale da far approvare ai ministri il 23 marzo. La nuova operazione dovrebbe incrociare a Est del Canale di Sicilia, nelle acque vicino all’Egitto, rotta poco battuta dai migranti. L’obiettivo è intercettare le eventuali navi turche che riforniscono di armi il premier di Tripoli Fayez al Sarraj e quelle di Emirati, Arabia Saudita ed Egitto che attraverso il Canale di Suez approvvigionano Haftar.

La missione servirà davvero a bloccare l’afflusso di armi in Libia? «Bisogna vedere come viene costruito il dispositivo», spiega Mauro, ex ministro della Difesa e vicepresidente del Parlamento europeo dal 2004 al 2014. «L’operazione Atalanta riuscì a bloccare davvero gli attacchi dei pirati somali alle navi che transitano tra Mar Rosso, Golfo di Aden e Oceano indiano perché, nelle regole di ingaggio, era stato previsto che chiunque rappresentasse una minaccia per una nave diretta verso il Mediterraneo fosse passibile di interdizione, anche manu militari, dalla forza armata europea».

«COME SI FERMA LA TURCHIA, PAESE NATO?»

Lo stesso potrebbe essere fatto anche questa volta, ma «che cosa succederebbe se a violare l’embargo fosse una nave turca? Quali sarebbero i margini di intervento a disposizione delle navi militari Ue per operare contro una nave che batte bandiera di un paese membro della Nato? In questo caso stiamo parlando di navi che appartengono a Stati, non a pirati. Senza contare che tra i simpatizzanti occulti di Haftar c’è anche la Francia ed è difficile credere che non abbia fornito un qualche tipo di sostegno».

La missione navale, insomma, potrebbe diventare «una foglia di fico», continua l’ex ministro, che invece di applicare un vero embargo, finisca per fermare solo alcuni traffici: «La Libia è un’ottima meta per i trafficanti di armi e molti arrivano dall’area del Sahel, che è controllata solo dalla Francia. È importante che sia stata raggiunta un’intesa sulla Libia e che l’Europa si misuri come capacità di proiezione in termini di politica estera e di difesa, ma un’intesa di massima non è sufficiente».

«UN CONSIGLIO AL GOVERNO ITALIANO»

Si potrebbe notare che almeno l’Ue questa volta si è mossa ma, nota Mauro, «Bruxelles in realtà non ha ancora fatto niente. Un’intesa di massima non basta e l’Unione Europea fatica ancora ad avere una politica comune sui temi di strategia euromediterranea. È questa divisione che ha offerto un vantaggio enorme alla Turchia, basti pensare alla protervia con cui il presidente francese Emmanuel Macron ha impedito il processo di adesione di Albania e Macedonia, avvicinando così questi paesi alla politica neo-ottomana di Recep Tayyip Erdogan».

L’Italia però sembra non potere fare a meno di confidare nell’Ue, visto che ha perso ormai il suo ruolo di primo piano nello scacchiere libico. «Voglio dare un consiglio al governo», conclude l’ex ministro della Difesa: «Si decida a dotare le nostre forze armate di un organico e di attrezzature tecnologiche all’altezza dei tempi e idonee a fare del nostro paese un player rilevante nel Mediterraneo. Perché altrimenti, quando presto ci troveremo ad affrontare situazioni ormai ingestibili, non potremo cavarcela dicendo: “Ci deve pensare l’Europa”».

@LeoneGrotti

Foto Ansa

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