
L’Europa ha perso la testa
Monsieur Fejto, cosa pensa del caso Haider? L’Europa si trova di fronte ad una minaccia reale o prevale l’aspetto della manipolazione politica da parte di chi agita lo spauracchio Haider per puntellare la propria legittimità politica? Un pericolo c’è sicuramente, e c’è di mezzo anche una questione di principio che consiste in questo: se si accetta senza condizioni l’ingresso di un partito di estrema destra in un governo nazionale dell’Unione Europea, si crea un precedente in contraddizioni coi princìpi fondatori e con gli ideali politici su cui l’Unione è fondata, cioè la democrazia liberale che deve essere condivisa da tutti i paesi partecipanti.
Dunque non si può sottovalutare il pericolo che minaccerebbe i partiti moderati che, come i popolari di Schüssel, si alleassero con partiti di estrema destra simili a quello austriaco. Ma chiarito questo, c’è da chiedersi se gli strumenti messi in campo dalla UE per l’occasione, vale a dire le dure sanzioni contro Vienna, siano giustificati. Io credo che siano sproporzionati e che, come sempre e come anche nel caso del Kosovo, l’Europa si muova in ritardo. E quando qualcuno che è in ritardo decide di agire, spesso lo fa con precipitazione e in modo inefficace, come sta accadendo in Kosovo. Nel caso attuale, poichè non si è riusciti a convincere Schussel a non fare il governo con Haider, ora che il governo di coalizione è formato sarebbe più saggio tenere sotto controllo questo esecutivo e applicargli sanzioni solo nel caso che adotti misure che sono in flagrante contraddizione coi princìpi comuni e condivisi dell’UE. Poichè non si è riusciti a prevenire un avvenimento che risulta sgradevole agli altri paesi europei, adesso questi paesi dovrebbero essere più prudenti e non dovrebbero mettere sul banco degli imputati il governo di un altro paese e trattare Haider come se fosse un Hitler austriaco. Haider può essere considerato un politico di destra abile e demagogo, un opportunista, ma comunque da anni è governatore di un’importante provincia austriaca, la Carinzia, e non lo abbiamo mai visto prendere provvedimenti – sul piano culturale, economico o di altro genere – comparabili a quelli assunti dal Fronte Nazionale di Le Pen in Francia allorché è salito al potere a Tolone e in altre città francesi, e che erano – loro sì – contrari alla democrazia e al pluralismo.
Molti oggi in Europa chiedono di isolare l’Austria governata dalla coalizione fra popolari ed estrema destra. Però la storia degli ultimi sessant’anni testimonia che il boicottaggio e le sanzioni internazionali hanno sempre finito per innescare meccanismi di solidarietà nazionalistica che rafforzano all’interno i regimi oggetto dei provvedimenti punitivi. E’ stato il caso di Mussolini, di Fidel Castro, di Saddam Hussein, ecc. Non si rischia di innescare lo stesso meccanismo nel caso di Haider? Sì, soprattutto perché Haider ha accettato di firmare una dichiarazione ufficiale di impegno a conformarsi ai princìpi di una politica democratica e non deviare dalla politica di integrazione europea sin qui perseguita dall’Austria. Io credo che l’Europa dovrebbe limitarsi a vegliare che questi impegni siano mantenuti; se essi vengono rispettati, le sanzioni non hanno ragione d’essere; se non vengono rispettati e la la politica interna ed estera dell’Austria scivola verso l’estrema destra, allora si dovrebbero applicare sanzioni. Ma poichè questo fino ad ora non è accaduto – e io credo che non accadrà nemmeno in futuro -, sarebbe più saggio assumere un’attitudine di “wait and see”, cioè di vedere cosa succede.
Ma secondo lei c’è pericolo che la politica attuale di isolamento dell’Austria da parte dell’UE spinga gli austriaci verso l’estrema destra? Sì, ci sarà questo pericolo finché non prevarrà un atteggiamento più sfumato al fine di rimettere in ordine le cose. Per esempio, trovo ridicolo che si vogliano applicare sanzioni sul piano culturale all’Austria, quando sappiamo tutti che gli ambienti culturali austriaci sono ostili ad Haider. La cultura austriaca è parte integrante della grande cultura europea, e sarebbe profondamente ingiusto che persone le quali non hanno nulla a che fare con una politica estremista dovessero subire delle sanzioni. Io credo che invece bisognerebbe avviare delle iniziative, sviluppare i rapporti culturali e fornire ogni appoggio a quell’Austria che prende le distanze dall’estrema destra. Alle elezioni il partito di Haider ha conquistato il 26 per cento dei voti, e questo significa che il 74 per cento degli austriaci ha votato per partiti che si oppongono ad Haider o comunque sono su posizioni diverse. Perciò non ha senso che il popolo austriaco e i suoi ambienti culturali siano fatti oggetto di sanzioni a causa di un cambiamento di governo.
Ma perché allora, nonostante tutte le esperienze del passato, i paesi europei stanno tentando di isolare Haider? Perché conducono una politica che rischia di produrre veramente, per reazione, un’Austria nazi-fascista? E’ ingenuità, malafede o cos’altro? Dobbiamo capire l’attuale momento politico. In molti paesi europei i partiti moderati si trovano in una situazione simile a quella austriaca, con le tradizionali formazioni conservatrici in crisi e i partiti di estrema destra in ascesa. In Francia, per esempio, la frammentazione e il logoramento dei partiti di destra va avanti da anni, e questo rischia di favorire la destra estremista e con ciò cambiare radicalmente la carta politica dell’Europa. In questa situazione i moderati e la sinistra condividono la stessa preoccupazione, e cioè che venga rimesso in discussione quell’equilibrio che, attraverso qualche crisi, in Europa dura dalla fine della seconda guerra mondiale e consiste nell’accettazione dei princìpi democratici da parte dei socialdemocratici e della destra moderata. Per questo in Germania il cancelliere Schroeder si mostra solidale con l’ooposizione democristiana in crisi a causa dei finanziamenti non dichiarati e auspica che la crisi finisca prima possibile e si torni allo sperimentato equilibrio. Perché altrimenti della crisi della CDU approfitterà l’estrema destra.
La vicenda Haider sta sollevando una tempesta all’interno del Partito Popolare Europeo (PPE), a cui sono affiliati i popolari austriaci che hanno deciso di allearsi con l’estrema destra; il PPE ha già altri gravi problemi che nascono dalla crisi della CDU tedesca a cui lei ha accennato. Che ripercussioni, secondo lei, avranno queste due vicende sul futuro del PPE? Qualcuno sta forse cercando di smembrarlo o addirittura di distruggerlo? Lei mi fa una domanda a cui, onestamente, non sono in grado di rispondere. Ma la domanda si pone: ci sono ragioni per credere che questa crisi non sia una coincidenza fortuita, che ci siano degli interessi. Ma questi interessi non sono stati rivelati fino a questo momento, non li conosciamo. Sono gli americani che mirano a destabilizzare un’Europa in formazione? Mi è difficile accettare questa tesi, soprattutto perché è sbagliato parlare di una politica americana. Ci sono più politiche americane, non c’è unità di vedute negli Usa fra le diverse tendenze che decidono della politica americana. Ma credo che l’interesse politico maggiore degli Usa sia la stabilità dell’Europa, avere nell’Europa un partner stabile. Certamente negli Usa ci sono degli elementi “egemonisti” che temono la rivalità europea, non solo economica ma anche politica, ma non ci sono prove per individuare la mano americana dietro a tutta questa agitazione: solo ipotesi e sospetti.
Ma gli Stati Uniti sembrano avallare le iniziative “antifasciste” dei governi europei, mentre non si preoccupano della crescente influenza che neo-comunisti e Verdi, tradizionali avversari della Nato, esercitano all’interno dei governi o nelle maggioranze di governo dei paesi europei soprattutto in Germania, Francia e Italia. Perché, secondo lei? Sì, nei principali paesi europei i comunisti sono ormai da tempo al governo, ma il loro potere politico non può essere considerato pericoloso, anzi: sono i comunisti che mettono in pericolo se stessi, la loro propria identità, collaborando a governi che conducono politiche molto precise in tema di integrazione europea, di apertura alla globalizzazione, di cooperazione economica e collaborazione politica con gli Stati Uniti. Il comunismo ha ricevuto un tale colpo a livello ideologico che non può più risollevarsi senza adottare sempre di più la stessa politica della socialdemocrazia.
Si nota che la stampa anglosassone e americana è piuttosto critica verso la politica adottata dai paesi dell’UE e la giudica, come voi, sproporzionata. Mentre la stampa continentale è più appiattita sulla linea adottata dai governi. Come spiega questa difformità? Almeno per una volta la stampa americana tiene una posizione moderata, che io condivido. Perché la stampa europea è più conformista? Beh, ci sono delle eccezioni, ci sono delle voci nei media che contestano sia la severità delle sanzioni e si domandano se mai saranno efficaci. Per il resto, credo che dobbiamo avere presente che la maggior parte dei giornalisti è su posizioni di sinistra, ed è incline ad esagerare il pericolo dell’estrema destra per specularci politicamente. Sono loro a “montare” il caso Haider, e non qualche forza oscura dietro di loro. Io non sono certo infallibile, ma sono convinto che il caso si sgonfierà, che l’agitazione finirà e tutti si accorgeranno che il nuovo governo austriaco applica semplicemente riforme simili a quelle introdotte in altri paesi europei. Io dico che questo governo praticherà politiche economiche, interne ed estere collocate a metà strada fra quelle di Margaret Thatcher e quelle di Tony Blair. Fra qualche mese le acque si calmeranno e la politica tornerà ad occuparsi di problemi molto più seri dei cambiamenti di governo nella piccola Austria.
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