L’etica del parcheggio abusivo, uno spettacolo teatrale da vedere con le cuffie

Di Paola D'Antuono
16 Gennaio 2013
Si chiama audiodramma, ed è un nuovo modo di fare teatro. Ma anche radio. Scritto da Elisabetta Bucciarelli, racconta del sedicente Mario, parcheggiatore abusivo e aspirante intellettuale.

Dopo il folgorante esordio con Massimo Carlotto, al Teatro Elfo Puccini si continua a portare in scena ciò che non si dovrebbe. La sala è la stessa, raccolta, nera, brulicante. Sul palco questa volta ci sono nuovi attori e una storia diversa ma la sostanza non cambia. Sergio Ferrentino e la sua Fonderia Mercury presentano al pubblico milanese un nuovo modo di ascoltare un dramma e di vedere una rappresentazione. L’hanno ribattezzato audiodramma. Il pubblico assiste a un radiodramma eseguito in diretta e in teatro. Si è tutti pregati di “non parlare, non starnutire, non muoversi sulla sedia”, perché è importante che attorno ci sia silenzio.

PARCHEGGIO. Entrano gli attori e si va in scena. La storia, a opera della scrittrice milanese Elisabetta Bucciarelli, racconta di Mario, parcheggiatore abusivo amatissimo dai lavoratori della piazza in cui presta la sua opera. Mario non si accontenta di un gratta e sosta per accedere alle strisce blu, Mario vuole mettere alla prova la cultura dei proprietari delle auto. “Cos’è un palindromo? E un’anafora?”. Bisogna saper rispondere, altrimenti non si può sostare nel “suo parcheggio”. Ma chi è davvero Mario? Vorrebbe saperlo anche l’Ispettore, che sta interrogando gli abituali clienti del parcheggio sotto la grande quercia. C’è Olga, signorina simpatia e sarta al teatro dell’Opera, dalla presenza un po’ ingombrante, il Bancario, dall’accento bergamasco e dai modi poco gentili, Lidia, che non mangia mai e spera di trovare l’amore e Suvman, inseparabile dal suo enorme alano. Tutti hanno avuto a che fare con Mario e tutti devono raccontare chi era davvero questo parcheggiatore con velleità da intellettuale.

MARIO. Ma chi è Mario nessuno lo sa davvero, nemmeno il pubblico presente in sala. Certo, la sua voce è quella del bravissimo Edoardo Lomazzi ma qui voce e identità non coincidono come a teatro. Mario è un personaggio sopra le righe: alcuni lo amano, altri lo odiano, altri ancora lo temono, altri lo rispettano. Mario è al centro di tutte le indagini dell’ispettore (Claudio Moneta) ma non interviene mai in prima persona. Vive attraverso i racconti della corpulenta Olga (una magrissima Cecilia Broggini), Lidia (Valeria Ferrario) e del Bancario (Giulio Baraldi), che non sapeva mai rispondere ai suoi quesiti. Solo con l’arrivo di Suvman (l’istrionico Fabrizio Martorelli) alcuni tasselli sembrano andare a posto. S’intuisce che qualcosa è accaduto ma, come ogni giallo dai risvolti noir che si rispetti, la verità si conoscerà solo alla fine. Quando il pubblico, tolte le cuffie, torna alla realtà e abbandona lo sdoppiamento sensoriale a cui è stato obbligato e a cui ha ceduto con innegabile piacere.

@paoladant

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