
Ai vostri figli leggete Heidi (ma scordatevi il cartone animato)

Questo articolo di Andrea Carabelli, regista e attore, è tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) e fa parte della serie “Idee per respirare”
Questo è un libro che io consiglio come lettura estiva e familiare. Leggere insieme prima che un atto di conoscenza è un gesto d’amore. E quale migliore occasione durante le vacanze per leggere un libro insieme ai propri figli? Durante l’anno lavorativo, si sa, i bambini devono andare a letto presto e i genitori sono troppo stanchi della giornata intensa di lavoro. Ma in aiuto vien l’estate che permette di godersi ore preziosissime da passare finalmente insieme a chi si ama.
Non ne consiglio la lettura come viatico all’addormentamento. In casa mia mentre lo leggevo ogni sera mi ritrovavo a saltare sul letto mimando e gesticolando fino all’esasperazione. Matilde, la più emotiva del gruppo, piangeva e rideva a intermittenza a seconda delle circostanze che l’avventura in corso dettava, Margherita implorava di leggere un altro capitolo, Martino si limitava a osservare (a lui basta che si continui a far baccano!). Per leggere in famiglia ci vuole per forza un libro che vada bene sia per i bimbi che per i grandi, un libro che come questo sappia far dialogare la purezza della fanciullezza con il valore dell’esperienza degli adulti.
Il titolo del libro è tutto un programma, nel senso letterale di programma televisivo, visto che parliamo niente di meno che di Heidi, il cartone animato preferito da almeno tre generazioni, il cartone che chiunque al mondo conosce, il più famoso, il più cantato e parodiato. Ma non pensiate che la mia proposta abbia a che fare con le proposte animate.
Per l’appunto la prima operazione che dovete fare per leggere questo piccolo romanzo è fare tabula rasa della banale giapponeseria che si è impadronita di tutti i personaggi del testo e che ad ognuno di essi ha dato un’immagine visiva che ormai tutti abbiamo indelebilmente stampato in testa. Se riuscissimo invece a lasciarci condurre nient’altro che dalle parole del libro ci accorgeremmo fin dalle prime pagine che l’autrice di Heidi, Johanna Spyri, ha da dire ben di più di quello che ci hanno fatto credere gli animatori e autori del cartone. Credetemi: è un romanzo tutto da scoprire e di una profondità inaspettata. L’autrice, svizzera, scrive il romanzo Heidis Lehr- und Wanderjahre (Gli anni di formazione e di peregrinazione di Heidi) nel 1880 (per intenderci, un anno prima dell’assoluto capolavoro della letteratura per ragazzi, Pinocchio) e lo ambienta nella regione alpina svizzera del Canton Grigioni, precisamente sopra Maienfeld (chi oggi visita quelle zone trova addirittura un piccolo paese dedicato tutto alla protagonista e che naturalmente non può che chiamarsi Heidiland).
Ma cos’è, Peter, cos’è?
Ecco dunque servito un altro valido motivo per leggere Heidi: spero abbiate l’occasione durante questo periodo di riposo di immergervi in mezzo alla natura e di sentirne il suo tenero abbraccio (più facile che accada se si andrà in montagna). Questo libro aiuta a guardare lo spettacolo della bellezza della natura con gli occhi giusti. Sono gli occhi di una bambina capace di vedere naturalmente le cose con purezza cristallina. Sentirete per esempio lo stupore che si può provare di fronte a un tramonto visto per la prima volta: «Peter! Peter! Il fuoco! Il fuoco! Le montagne bruciano tutte, brucia anche la neve lassù e anche il cielo! Guarda, guarda! La montagna di roccia, quella alta, arde tutta. Oh, la bella neve di fuoco! Peter, alzati! Guarda, c’è fuoco anche lassù, nella tana dell’uccellaccio. Guarda le rocce! Guarda gli abeti! Tutto è in fiamme!».
La risposta di Peter è molto eloquente, è quella di chi, come accade spesso anche a noi, non si stupisce più di ciò che accade nella vita:
«- È sempre stato così – disse tranquillamente Peter mentre era intento, con un temperino, a togliere la corteccia dal suo bastone –. Ma non è fuoco.
– Che cos’è allora? – gridò Heidi correndo qua e là per vedere meglio da tutte le parti. Era tanto bello che la bimba non si saziava di quello spettacolo.
– Ma che cos’è, Peter, che cos’è? – gridò ancora.
– Viene da sé… così – spiegò Peter».
L’incantato mondo dove Heidi scopre la bellezza di prati, monti e tramonti non è per tutti. O meglio chi vuole goderlo occorre che faccia un piccolo sforzo, e non è un caso che l’inizio del romanzo sia la salita che porterà Heidi nella casa del nonno sulle Alpi. Quando, verso la fine del racconto, dalla città di Francoforte riporteranno Heidi in montagna, l’adulto che l’accompagna, Sebastian, non avrà il coraggio di salire, premuroso di riprendere il primo treno che lo riporti indietro, rimanendo prigioniero di un pregiudizio che non gli permette di assaporare l’autenticità della realtà.
La parabola del figliol prodigo
La figura positiva più bella di tutto il romanzo è certamente la nonna di Clara, una vera educatrice. Heidi deve imparare a leggere, ma con il maestro e la signorina Rottenmeyer non c’è verso di insegnarle nulla («è sempre svogliata», «potrebbe avere un disturbo mentale»), l’amico Peter l’aveva addirittura indotta a pensare che «non si può imparare a leggere. È troppo difficile!». La nonna invece ha un metodo molto più proficuo: le fa vedere un libro con le immagini delle montagne. Heidi ne è intensamente attratta. La nonna la rincalza:
«- Hai visto il pastorello sul prato verde? Appena saprai leggere, ti regalerò quel libro e potrai apprendere tutta la sua storia, come se qualcuno te la raccontasse. Tutto, tutto quello che fa con le sue pecorelle e con le sue caprette, e quali cose meravigliose gli capitano. Saresti contenta di saperlo, non è vero, Heidi?
La bimba aveva ascoltato attentamente senza batter ciglio, e gli occhi le brillavano. Traendo un profondo sospiro, disse:
– Oh come vorrei saper già leggere!».
E così presto Heidi impara a leggere. La nonna è capace di trasformare il desiderio di Heidi, quello stesso desiderio che l’aveva fatta vibrare di fronte al tramonto, in conoscenza e soprattutto in preghiera: quando Heidi è triste la nonna le insegna che si è tristi quando non si conosce nessuno che ti possa aiutare, «pensa come fa bene, quando si ha nel cuore qualcosa che opprime e che fa soffrire continuamente, potersi rivolgere al buon Dio, dirgli tutto e pregargli che ci aiuti in quelle cose in cui nessuno, proprio nessuno ci può aiutare. Egli può tutto e ci può dare ciò che ci farà contenti». Questo rapporto sarà anche l’avvio per la conversione del nonno stesso: la prima storia che Heidi ha imparato a leggere è quella della parabola del figliol prodigo e quando Heidi la racconterà al nonno per la prima volta il nonno sentirà che quelle parole di Gesù sono per lui e si sentirà anche lui abbracciato dalla misericordia di Dio. Ma bisogna leggerla per capirne tutta la dinamica.
Altro non voglio svelarvi. Dico solo che chi ne trarrà piacere potrà dilettarsi leggendo anche «il secondo libro di Heidi» che l’autrice scrisse poco dopo e che mette a tema lo straordinario rapporto tra Heidi e Clara. Per quanto mi riguarda state pur certi che non appena trovo un gruzzoletto di soldini questo testo lo metterò in scena e vi assicuro che sarò fedele alle parole dell’autore.
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16 commenti
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Il giudizio sul cartone è immeritatamente severo ed ingiustamente offensivo con quel “giapponeserie”, che cosa sarebbero? È chiaro a chi ha scritto l’articolo che una serie d’animazione ed un romanzo (separati poi da un secolo) ci sono molte differenze, che sono mezzi diversi e non sovrapponibili? Già solo per il fatto che tutti noi conosciamo Heidi (e grossomodo le sue vicende) è un merito della serie animata, di qui può partire la curiosità di leggere il libro e di scoprirne le bellezze, lo stesso autore in fondo sfrutta questo fatto per proporre la lettura del romanzo.
Quindi, nonostante io visiti sempre questo sito e mi ritrovi per lo più d’accordo con i suoi giornalisti, questa volta devo dissentire completamente dal tono offensivo e pregiudizievole (e di pregiudizio si può parlare, dal momento che non ci si è degnati di argomentare).
Troppa gente è sola e va fuori di testa.
I cartoni giapponesi sono intrisi di gender: Lady Oscar, Ranma 1/2 e saylormoon per dirne solo alcuni!
Per non parlare di quelli che istigano all’uso di dro ghe: pollon in testa a tutti.
Eh? Con la stessa logica: nei vasi antichi greci ci sono scene omoerotiche “gender”, allora aboliamo la feta nell’insalata.
La sigla di lady Oscar è un capolavoro da 100 mln di euro.
È pura arte
Che ridere! Pollon che istiga alla droga!
Sembra talco ma non è, serve a dare l’allegria! Se lo assaggi o lo respiri, ti da subito l’allegria!
Chissà cosa aveva in testa quello che ha fatto l’adattamento dal giapponese? Certo da piccolo mica ho mai pensato che fosse droga, nemmeno sapevo che sistesse! Insomma, era una polverina magica come quella di Trilly che fa volare o il pepe del Mago Pancione Etchu, che faceva magie pure quello, sniffando.
Qui però mi pare che si esageri, a voler vedere droga e gender da tutte le parti!
E il tra nsgender vegano (non nel senso alimentare) Barone Ashura di goldrake?
Ah. E sempre per restare in tema di alieni: il peccaminosissimo cartone che istigava la libi dine e il ses so prematrimon iale tra umani e alieni (Lamu)?
Meno male che io non li guardavo se no chissà come sarei ora…
Sento la mancanza di Giovanna…..
Si potrà consolare con Rodolfo Menichi, pare abbia una straordinaria analogia lessicale con la nostra cacciatrice di troll, che da quando ha scoperto la vicendadel super troll Stoppani-Quantiax-Orzowei è svanita.
Cartone gisppo bellissimo.
Ma che gusti hai?
Ma dove l’hai letto “bellissimo”?? Non l’ha mica scritto nessuno.
Appunto
È stato detto il contrario.
“banale giapponeseria” ? Ma con che arroganza si danno certi giudizi ? Invece di essere grati di come i registi e gli artisti giapponesi – in Heidi come in altre produzioni, vedi Miyazaki e molti altri- abbiano dimostrato un amore e un interesse alla cultura e tradizione Europea ben piu’ profondo del nostro verso la loro…
Senza il cartone animato Heidi la conoscerebbe forse giusto qualche bambino svizzero dei Grigioni. Poi certo, come spesso accade, leggere un libro e’ un’esperienza piu’ profonda e appagante che vedere un film o un cartone. Ma perche’ centrare l’articolo su di un giudizio rozzo e affrettato verso il lavoro altrui ? Gli anatemi di Tempi si sprecano ultimamente, fate un po’ impressione.
aggiungo una nota, il regista di Heidi e’ Isao Takahata, considerato il maestro (o uno dei) dello stesso Miyazaki.
https://en.wikipedia.org/wiki/Isao_Takahata
Takahata ha anche vinto un oscar per il miglior film di animazione nel 2013, giusto per dire di che livello di regista stiamo parlando:
https://en.wikipedia.org/wiki/The_Tale_of_the_Princess_Kaguya
Sono un esperto di cartoni giapponesi ? No, ma semplicemente mi interessa capire le cose fino in fondo invece che liquidarle o banalizzarle con dei paraocchi ideologici “cattolici” (fra molte virgolette). Caro autore di questo articolo, la prossima volta documentati. Da “regista e attore” l’insipienza che hai dimostrato verso un grande regista non ti fa per nulla onore.
Geniali
Miyazaki ha pure vinto l’Orso d’oro di Berlino! Ma come si fa mancari di rispetto così a dei giganti del cinema? In una rubrica di cultura per giunta!