
Le toghe di sinistra contro Napolitano
Delusioni, rabbia, dietrologie. Ciò che si agita nelle anime delle toghe di Area, a giudicare dalle loro mail, è più tetro che mai, visti i fatti degli ultimi giorni. Prima la manifestazione dei deputati e senatori del Pdl al Palazzo di Giustizia di Milano, vissuta come uno sfondamento della linea Maginot, «mentre si svolgeva un processo penale, chiaramente interferendo con il suo regolare svolgimento» (scrive così in mailing list un giudice di Sicilia membro del Comitato diritto centrale). Poi gli incontri di Napolitano prima con gli stessi vertici del Pdl, e dopo con il comitato di presidenza del Csm, tra cui il vice Michele Vietti, invitato alla fortissima prudenza, per evitare «l’aberrante ipotesi di manovre tendenti a mettere fuori gioco per via giudiziaria». Infine, ieri, l’invito di Napolitano accolto subito dal vicepresidente del Csm, che durante la seduta plenaria ha evitato di accennare alla manifestazione di lunedì (tanto che due consiglieri togati, Paolo Carfì e Giovanna Di Rosa, sarebbero usciti per protesta dalla sala).
“SIAMO NOI LE VITTIME OFFESE”. «Chiederei al capo dello Stato quando, secondo lui, nel corso dei processi a Milano o a Napoli i magistrati non abbiano mostrato “freddezza ed equilibrio”», è l’incipit di un intervento pasionario del giudice siciliano: «O quando non siano stati “osservati scrupolosamente i principi del giusto processo”. E poi: chi ha riacceso “tensioni e contrapposizioni tra giustizia e politica?” Noi siamo “persone offese”, vorrei ricordare al Presidente. Fino a qualche giorno fa siamo stati apostrofati da un ex premier “cancro della democrazia”. L’altro ieri un cospicuo gruppo di parlamentari è entrato in un palazzo di Giustizia, mentre si celebrava un processo penale, chiaramente interferendo con il suo regolare svolgimento, e sono i magistrati a creare contrapposizioni e polemiche?». Prosegue ancora l’intervento, chiedendo ai cittadini cosa pensassero se, il giorno in cui il Governo ha emanato il decreto sull’Ilva di Taranto, «un gruppo di magistrati si fosse recato davanti a Palazzo Chigi, magari esibendo il provvedimento di sequestro giudiziario dell’impianto, o se quello stesso gruppo avesse “occupato” il Quirinale quando il Presidente firmava il provvedimento di grazia al giornalista Sallusti, magari portando una copia della sentenza di Cassazione». Andrebbe spiegato, al pasionario magistrato, che entrambe le vicende erano esercizi di legittimi poteri costituzionalmente attribuiti al premier o al Presidente, ma tant’è, queste cose per le toghe di Area invece rappresentano ferite che non si riescono a rimarginare. Il magistrato prosegue augurandosi che l’Anm esprima il suo ruolo «non solo sindacale ma anche istituzionale» chiedendo di essere ricevuta al Quirinale per ottenere rassicurazioni «della nostra autonomia e indipendenza».
“DELUSO DA NAPOLITANO”. Risponde un pubblico ministero padovano, chiedendo di evitare “la chiamata alle armi” dell’Anm: ma ottiene in replica un rimprovero perché «sei tu e chi fa finta di non capire la gravità della situazione a non rendersi conto che l’invito alla discesa in piazza era una provocazione, non per attaccare qualcuno, ma per difendere a denti stretti la nostra autonomia». Intanto uno dei consiglieri togati al Csm, Roberto Rossi, invia per sedare gli animi il comunicato firmato da 18 consiglieri tra laici (i due del Pd) e togati, per «riaffermare che soltanto al giudice nel processe spettano le decisioni processuali e di merito”», proprio nelle stesse ore in cui il consigliere di Area Paolo Carfì al Fatto quotidiano confida di essere «deluso a livello personale» dal richiamo di Napolitano, «perché è la magistratura a non essere rispettata». Diversi i commenti a favore di una presa di posizione contro il richiamo, nella mailing list. C’è anche chi si spinge alla dietrologia.
“COSA DIRANNO GLI STORICI?”. Lo fa un magistrato, che sostiene che Napolitano, prima dell’incontro con i vertici del Pdl «era rimasto malissimo per la decisione, del giorno precedente, della Cassazione che aveva ritenuto la piena ammissibilità di un ricorso di Massimo Ciancimino, che si opponeva alla distruzione delle famose intercettazioni telefoniche tra Mancino e Napolitano». Il Pdl – secondo il magistrato – avrebbe solo dato al Presidente l’occasione giusta per incontrare i vertici del Csm e in via confidenziale «mandare un messaggio alla Cassazione, che dovrà decidere tra un mese». Poi ancora messaggi di ammonimento, come quello di un giudice del lavoro della corte d’appello di Torino: «Il silenzio del Csm in un’occasione come questa, spero che ce ne rendiamo tutti conto, segna un punto di non ritorno. Così come segna un punto di non ritorno la sedizione dei parlamentari Pdl davanti alle aule del tribunale di Milano. Questo diranno gli storici tra qualche decennio quando ricostruiranno la storia di questa sciagurata congiuntura».
Articoli correlati
2 commenti
I commenti sono chiusi.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!
Cosa diranno gli storici?
Molti magistrati come ipocriti sepolcri imbiancati…
Un’ulteriore conferma che Napolitano è un uomo onesto.