
Le donne non si toccano neanche con un fiore. Ma con un sex drone sì

«I robot come bambole gonfiabili sì e il massaggiatore per vagina no?».
Una volta lette su Repubblica queste eleganti parole cariche di dignità femminile, neanche un disadattato donnofobo nemico della patata come il Correttore di bozze può più sentirsi estraneo alla nuova avanguardia della «protesta anti sessista», meritoriamente sposata dal quotidiano di largo Fochetti dopo la discriminazione incresciosa subita dalla startup Lora DiCarlo.
Il caso è questo. Grazie a un nuovo prodotto assai ingegnoso, l’azienda citata sopra è riuscita a guadagnarsi l’ambitissimo Premio Innovazione per la categoria “Robotica e Drone” dell’International Consumer Electronics Show (Ces), in corso a Las Vegas. Ora, dal momento che Lora DiCarlo è «un team al femminile», come scrive l’autrice dell’articolo Gaia Scorza Barcellona, il Correttore può solo immaginare il tripudio suscitato dalla notizia nella redazione di Repubblica, che all’evento ha dedicato un apposito speciale online.
Piccolo particolare: l’ingegnoso dispositivo premiato è un vibratore. Avete capito bene. Un fallo a batterie.
Embè? Nel 2019 certi dettagli dovrebbero scandalizzare solo le persone con la riga da una parte e i correttori di bozze. E invece no. A quanto pare, scrive Repubblica, «l’oggetto del piacere creato con la collaborazione della Oregon State University, non è piaciuto alla Consumer Technology Association (Cta) che ogni anno organizza la fiera dell’elettronica internazionale». E così è stato squalificato. Non solo perché secondo la Cta il pornogadget «non rientra in alcuna delle categorie esistenti di prodotti». Addirittura lo hanno definito «immorale, osceno, indecente, profano». Parole che sono musica per le orecchie preconciliari del Correttore di bozze, ma figuratevi lo scompiglio che possono aver creato nelle menti «anti sessiste» di Repubblica.
Una prestigiosa fiera internazionale premia un vibratore concepito da «un team al femminile» e poi si pente. Poteva non scattare l’allarme sessismo? Infatti è scattato.
A parziale giustificazione di ciò, va detto che nelle passate edizioni del Ces la masturbazione informatica era già stata sdoganata. L’anno scorso, per dire, alla kermesse è stato lanciato un robot con fattezze di donna escogitato appositamente per fare proprio quello che state pensando, e nessuno si è sognato di alzare un sopracciglio. Ma questa è appunto una mezza giustificazione: più che dimostrare il valore del sesso robotizzato, dimostra che al Ces si sono bevuti il cervello da mo’.
Ciò precisato, comunque, la notizia della discriminazione del vibratore dovrebbe far sorridere e basta, trattandosi di null’altro che di un batacchio elettronico. Invece ride solo quel bamboccio del Correttore di bozze. Mica siamo alle medie, che uno dice “pisello” e l’altro sghignazza. Qui la cosa è serissima.
Qui tutto «nasce da sex-positivity e inclusione», come ha scritto la fondatrice dell’azienda Lora Haddock per protestare contro la censura del suo pistolino meccanico. «Non nascondiamo nulla di ciò che facciamo e crediamo fermamente che le donne dovrebbero reclamare il proprio diritto al piacere e alla tecnologia».
Ecco. Adesso capirete perché a questo punto il Correttore di bozze è colto da un leggerissimo dubbio: il dubbio che basti incipriarla con un po’ di diritti e di recriminazioni, e subito a Repubblica qualcuno si sente in dovere di spendere parole sfavillanti in difesa di qualunque minchiata, letteralmente, perfino di una fava automatica.
Perché è così che va. La signora Haddock la butta sulla «sex-positivity e inclusione»? Ecco che Repubblica ci legge un «appello rivolto in particolare al mondo GLBTQ e a tutte coloro che non si lasciano trascinare dal conformismo di genere né tantomeno mettere i piedi in testa dalla schiera di amministratori delegati e manager maschi che ancora dettano legge nel business». Insomma, donne, se volete farla finalmente pagare al vostro capo maschilista e sessista e conformista di genere, beh, allora attaccatevi a stoca..o.
Alla luce dei nobili intenti di queste coraggiose produttrici di peni semoventi, perfino il nome dell’apparecchio, “Osé”, appare a Repubblica assolutamente «scelto senza pruderie».
E non vorrete mica tralasciare le formidabili doti tecnologiche di questa beneamata verga, vero? Certo che no. Voilà:
«La particolarità del dispositivo è che grazie alla microrobotica riesce a funzionare senza manipolazione: basta indossarlo perché funzioni. Cioè “mimando tutta la gamma di sensazioni che possono essere trasmesse al corpo da bocca, lingua e dita umane”».
Ma come si manda il curriculum a Repubblica?, domanda il Correttore di bozze a metà tra l’imbarazzato e l’infoiato. Dove lo trovi un altro giornale capace di magnificare l’apparecchio che fa tutto da solo il lavoro di «bocca, lingua e dita umane»? Dove lo trovi un altro giornale in cui si può scrivere che un vibratore si «indossa»?
Cara, che cosa indossi stasera? Mah, non so, pensavo a questa ceppa.
Ok, adesso però basta con l’umorismo da caserma e le battutine infantili. Siamo seri e guardiamo al futuro con i toni che si addicono ai giornali impegnati. Per esempio Repubblica:
«Nell’era dei comandi vocali, perché non dovrebbero evolversi anche i sex toys, offrendo la possibilità di godere in solitudine e a mani libere? (…) Il messaggio della startup che ha creato il vibratore della discordia si chiude con l’invito a condividerlo con hashtag #CESGenderBias, “in nome della libertà di essere se stesse e godere del proprio corpo”. Dopo il movimento #metoo che ha scosso l’opinione pubblica mondiale sulle molestie alle donne, un’altra conferma che in materia di diritti anche l’innovazione sembra ancora lontana».
Amici maschietti, date retta a quel derelitto di un Correttore di bozze: arrendetevi all’efficacia del #metoo. Le vostre ragazze non vogliono più le botte. Esse vogliono direttamente il randello. Tanto per usare un termine «scelto senza pruderie».
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