Le banche italiane bocciate allo stress test della Bce? «Saranno le imprese a farne le spese»

Di Redazione
27 Ottobre 2014
Allarme della Cgia di Mestre: aziende italiane già penalizzate da un credit crunch senza precedenti. La richiesta di ulteriore patrimonializzazione degli istituti di credito può comportare ancora riduzioni degli affidamenti a danno delle pmi

banche-italiane-stress-test-bce-repubblica

Come informa Repubblica, «25 banche europee su 130 non superano gli esami della Bce alla data del 31 dicembre 2013». Le italiane sono 9, insieme a 3 greche, 3 cipriote, 2 slovene, 2 belghe e 1 ciascuna per Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Austria. Dunque «a un primo sguardo le italiane risultano tra le peggiori». Ma «se si considerano gli aumenti di capitale effettuati nel corso del 2014», le banche bocciate passano da 25 a 13, ed è con questa motivazione che «la Banca d’Italia integra e di fatto “corregge” i risultati di Francoforte», continua Repubblica: «Gli istituti nazionali con “carenze” diventano 4 se si escludono quelli che hanno già rafforzato il patrimonio tra gennaio e settembre (le Popolari di Milano e Vicenza). Si riducono a 2 con le operazioni patrimoniali definite nelle ultime settimane. Si tratta di Mps e Carige che dovranno rafforzarsi rispettivamente per 2,11 miliardi e 814 milioni: i loro vertici si sono subito riuniti».

A Bankitalia, «in vista della riapertura dei mercati», sottolinea Repubblica, «preme chiarire che per soddisfare il fabbisogno degli istituti “non servono soldi pubblici”; che le carenze riscontrate sono l’1,6% del capitale di migliore qualità del sistema e lo 0,2% del Pil; che “i risparmiatori possono stare tranquilli”». Anche perché, spiega il quotidiano, «la bocciatura delle banche italiane si riferisce solo al cosiddetto “scenario avverso” che per la Banca d’Italia è “altamente improbabile”. In sostanza questi istituti non resisterebbero agli choc se il Pil scendesse nel prossimo triennio di altri 6,1 punti e qualora si riacutizzasse la crisi del debito sovrano». E il vicedirettore generale Fabio Panetta «ricorda che “per un corretto confronto internazionale” occorre tenere presente “cospicui interventi dei governi” Ue per le banche. E li elenca: 250 miliardi Germania, 60 Spagna, 50 Irlanda e Olanda, 40 Grecia, 19 Belgio e Austria, 18 Portogallo. In Italia 4 scarsi».

Pubblichiamo di seguito la nota della Cgia di Mestre con il commento del segretario Giuseppe Bortolussi ai risultati dello stress test bancario.

banche-prestiti-imprese-cgia-mestre

Dall’agosto del 2011 allo stesso mese di quest’anno, i prestiti bancari alle imprese italiane sono diminuiti di 89 miliardi di euro (- 8,9 per cento). «Nella storia recente del nostro Paese – fa sapere Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia – non si era mai verificata una contrazione del credito alle imprese così vigorosa. E dopo i risultati emersi dallo stress test voluto dalla Bce, la situazione potrebbe addirittura peggiorare». Infatti, delle 25 “bocciature” certificate dalla Banca centrale europea, ben nove riguardano altrettanti istituti di credito italiani. Nessun altro Paese in Ue ha registrato uno score peggiore del nostro. Se sette banche si sono già ricapitalizzate in questi ultimi mesi, altre due, come Mps e la Carige, dovranno farlo nei prossimi mesi.

«È evidente – prosegue Bortolussi – che a pagare il conto sono state e saranno soprattutto le imprese. Come è già successo in questi ultimi anni, l’aumento della patrimonializzazione degli istituti di credito ha comportato una forte riduzione degli affidamenti a danno soprattutto delle piccole e piccolissime imprese che, da sempre, sono sottocapitalizzate e a corto di liquidità. Con il pericolo che molte attività scivolino verso la rete tesa dagli usurai». Anche se negli ultimi anni il numero delle denunce effettuate alle Forze di polizia e all’Autorità giudiziaria rimane ancora molto contenuto e non presenta variazioni di rilievo, esiste il ragionevole sospetto che la forte contrazione dei prestiti registrata in questi ultimi anni nei confronti delle famiglie e soprattutto delle imprese abbia incentivato molti di questi soggetti a ricorrere a forme illegali di approvvigionamento del credito.

Ritornando ai dati, la Cgia fa notare che oltre alla forte riduzione dei credito in questi ultimi anni abbiamo assistito anche ad una corrispondente impennata delle sofferenze in capo alle imprese. Dal 2011 al 2014 sono cresciute di 63,1 miliardi di euro (+ 83,6 per cento). Ad agosto di quest’anno le sofferenze ammontavano a 138,6 miliardi di euro. «La responsabilità della stretta creditizia che stiamo vivendo in questo momento – conclude Bortolussi – non è ovviamente da addebitare solo alle banche. Purtroppo, molte imprese sfiancate dalla crisi e sempre più in difficoltà non sono riuscite a restituire i prestiti bancari ricevuti e ciò ha bloccato il mercato del credito. Un problema che il Governo deve assolutamente affrontare, aprendo un tavolo di confronto tra l’Associazione bancaria e i rappresentanti delle categorie produttive».

Articoli correlati

1 commento

  1. Filippo81

    Vorrei proprio vedere quali criteri di valutazione usa la bce per valutare le banche, Gli stessi obiettivi e imparziali criteri che usano le agenzie di rating, sicuramente ! Assurdo !

I commenti sono chiusi.