
Cenere e Ceneri

Jacopo Lazzarini, per tutti Lazza, si è classificato secondo al Festival di Sanremo con il brano Cenere. Nella intro del pezzo una voce femminile canta: «Heaven it’s a lie, just give me some truth» (il paradiso è una bugia, dammi solo un po’ di verità). Questa eco ritorna più volte in sottofondo nel corso della canzone.
Sul tavolo due parole interessanti: paradiso e verità. Interessante è anche notare quanto il significato di queste parole sia attualmente frainteso, smarrito. Il cantante, come cartina al tornasole del pop(olare), evidenzia il disagio che nasce da questo smarrimento. Chissà, poi, se Lazza è del tutto consapevole del nodo di questo disagio. In ogni caso, le prime parole che pronuncia sono: «Ho paura». E poco più avanti aggiunge: «So che ho un posto ma non qui».
Lazza e il paradiso, «Non credo più alle favole»
Cos’è il paradiso? E poi. Quid est veritas? – chiese già qualcuno. La paura è il contraccolpo più onesto quando si rimane al buio circa il nesso tra paradiso e verità, quando questi termini si riducono a schegge ormai lontanissime dal senso profondo con cui hanno accompagnato l’umanità. Che vengano messe all’inizio del discorso, però, è cosa buona. Grazie Lazza.
Parafrasando l’incipit inglese della canzone, potremmo dire che c’è una forte disillusione: non credere nel paradiso significa aver rinunciato all’idea che le cose seguano un copione perfetto ed idillico, secondo un criterio personale e astratto di gaia soddisfazione. «Non credo più alle favole», prosegue Lazza. E gli fa eco il primo classificato, Mengoni, che più volte ripete: «Qui non arriva la musica». La versione annacquata di paradiso attualmente in circolazione è una favola in cui l’ego è narratore unico di una storia in cui se la canta e se la suona. Salvo poi ritornare al reale e sentire che tutta quest’armonia non c’è, non arriva.
Dante che si levò la pelle
Dante cominciò il suo Paradiso con un’immagine di estrema vulnerabilità. Per tentare di scrivere del regno dei Cieli chiese ad Apollo di riservargli lo stesso trattamento riservato a Marsia: lo scuoiamento. Levarsi via la pelle è accettare di essere scoperti, esposti, molto più che nudi. Altro che favola, è un urto potente. Paradiso è togliere ogni filtro protettivo e sentire fino in fondo il contatto con una musica che eccede gli spartiti umani, questa l’alternativa possibile.
La verità a questo punto bussa alla porta. Quando l’intro di Lazza recita «dammi solo un po’ di verità» sta dicendo semplicemente «parlami in modo realistico». Nel sentire comune, ormai, verità è sinonimo di resoconto oggettivo: il fuoco brucia, oggi è nuvoloso, la linea rossa della metro è chiusa. Dati. Il ragionamento del rapper, quindi, ha un suo senso lineare condivisibile: smetto di credere alla favola rosa di un mondo immaginario, bazzico nel qui e ora di ciò che tocco, ascolto, vedo. Zero illusioni, molto crudo realismo.
Manzoni per non equivocare realtà e verità
Quando Manzoni scrisse la Lettera allo Chauvet sbriciolò il fraintendimento che oggi ci lascia spiaggiati e disillusi. Realtà e verità non sono la stessa cosa, lo spiegò distinguendo la storia dalla poesia. La storia si occupa della realtà e «ci dà … degli eventi che non sono, per così dire, conosciuti che dall’esterno; ciò che gli uomini hanno fatto». La poesia, invece, si occupa del vero. Non è più una mera conoscenza esteriore, ma è una rivelazione che comincia prendendo atto di nessi e domande intimi che esistono come esistono i fiori: «Fissare il nostro pensiero su quelle idee calme e grandi che si cancellano e si dileguano addirittura nell’urto delle realtà quotidiane della vita, e che, se fossero più presenti, salverebbero sicuramente la nostra salvezza e la nostra dignità».
Dunque la disillusione di partenza ha un’alternativa. Se il paradiso è l’ipotesi di un destino in cui ogni nostra fibra può stare esposta e scoperta alla verità, intesa come rivelazione delle urgenze che qui in terra non ci lasciano in pace e che pure sono la nostra consistenza irriducibile, allora qualcosa di diverso dalla cenere è possibile.
L’Eden artificiale, il pantano delle ceneri
La voce di Lazza porta a galla una gran bella notizia, qualunque sia il grado di coscienza del cantante. Credevamo che l’umanità sguazzasse in mezzo a molte specie di allegri Eden artificiali, invece è impantanata nel mercoledì delle ceneri (vissuto come capolinea). Da ogni poro mediatico non esce altro che una sinfonia bugiarda di paradisi posticci, capaci solo di impedire e tradire un’autentica ricerca della felicità e un autentico rapporto con il reale. Invece la situazione è questa: «Ho paura» e poco più avanti, «so che ho un posto ma non qui».
Non è male prendere atto che siamo al mercoledì delle ceneri, perché vuol dire che, ovunque e sottopelle, c’è ancora la sincera attesa di una storia che sia più grande, incarnata e solida del mito della Fenice.
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