
L’avventurosa suor Dede, medico, militare, missionaria e ultrà di Trump

«E ora eccomi qui, a parlare alla Convention nazionale repubblicana». Quanto è impresentabile una suora che elogia Trump? Le suore impazzano, anche Biden ne ha una: suor Simone Campbell, tante foto con scialletto arcobaleno Lgbtq, dirige il Network Lobby for Catholic Social Justice, ha pregato alla Democratic National Convention e a domanda della Cna che le chiedeva se si opponesse all’aborto ha risposto: «Non è questo un nostro problema. Non lo è. Va oltre le mie competenze. Non è il problema su cui lavoriamo. Sono un avvocato. Dovrei studiarlo più intensamente di quanto ho fatto. La nostra agenda sono i problemi di giustizia economica. E a cui ci richiama spesso papa Francesco, la capacità delle famiglie di potersi mantenere, di avere un tetto sulla testa».
Giusto, non si capisce perché una suora dovrebbe studiare un tema tanto “minore” del catechismo della Chiesa cattolica, e altrettanto caro a papa Francesco, ma tant’è: a dare scandalo è un’altra religiosa, suor Dede Byrne, colpevole di aver proclamato durante la Convention repubblicana: «Donald Trump è il presidente più pro-life che questa nazione abbia mai avuto, impegnato a difendere la vita in tutte le sue fasi. La sua fede nella santità della vita trascende la politica. Il presidente Trump si schiererà sempre contro Biden ed Harris, che sono il duo presidenziale più anti-vita di sempre, poiché sostengono l’orrore dell’aborto e dell’infanticidio a termine». Per capirci, non solo la suora repubblicana osa usare la questione dell’aborto per sostenere un secondo mandato di Trump ma sottilmente la brandisce «come un’arma per minare la fede religiosa di Joe Biden, cattolico riconosciuto da tutta una vita, che non ha mai nascosto il suo credo».
Posto che sulla narrazione del “buon cattolico” di Biden che non dice o promette nulla di cattolico e adotta la morale di partito abbiamo già scritto tutto qui e qui, così come sull’incendiario, squilibrato, opportunista Trump di cui si può dire tutto il male possibile ma non che non abbia mantenuto tutte le promesse che mandano ai pazzi la galassia liberal pro-choice. Posto anche in quanto a sventolare argomenti cattolici per minare la “fede” di Trump Biden non è secondo a nessuno o che l’aborto non è esattamente una questioncina marginale in America, vale davvero la pena sapere due o tre cose di suor Deirdre “Dede” Byrne delle Piccole operaie del sacro Cuore di Gesù e Maria.
L’ESERCITO E LA CHIRURGIA, IL SINAI E GROUND ZERO
Cresciuta a McLean, sobborgo di Washington, una di sette figli, nel 1978 Byrne si iscrive a medicina alla Georgetown University: una tradizione di famiglia, anche il padre William e i fratelli Kevin e John si sono laureati lì. Ma in sette i soldi sono pochi, decide quindi di aderire al programma di borse di studio promosso dall’esercito arruolandosi. E non lascerà la divisa per molto tempo; dopo aver prestato servizio a Fort Belvoir, in Virginia, Byrne viene spedita in Sinai, vicino all’antichissimo monastero di Santa Caterina, dopo di che parte come volontaria in Corea e via così: per 29 lunghi anni Byrne presterà servizio come ufficiale medico e chirurgo in patria e nelle aree più dimenticate del mondo. Nel 1997 incontra madre Teresa di Calcutta, viene incaricata di restare a disposizione per qualunque necessità medica durante il viaggio della santa a Washington; l’11 settembre 2001 si trova a New York assolutamente per caso e appena scoppia l’inferno immediatamente corre a Ground Zero sventolando la sua licenza medica ai poliziotti per fornire i primi soccorsi, si fa largo tra fumo e macerie: e così, tra attentati, esplosioni, ferite da guerra suturate, incontri straordinari, la donna matura la sua vocazione religiosa e insieme il desiderio di servire i diseredati, poveri e ammalati per tutta la vita e attraverso quello che sapeva e poteva fare meglio, il medico.
L’AFGHANISTAN, HAITI, I POVERI. E I PIÙ EMARGINATI, «I NON NATI»
Entra nelle Piccole operaie del sacro Cuore di Gesù e Maria, istituto di diritto pontificio fondato ad Acri in Italia alla fine dell’Ottocento, poco prima dell’attacco alle Torri Gemelle e continuerà a seguire i soldati in Afghanistan, a cucire corpi, eseguire interventi chirurgici in condizioni drammatiche, e a raggiungere le sorelle in missione ad Haiti, in Sudan, in Kenya, in Iraq. Fino a decidere che tra Zio Sam e Dio non c’è partita: si ritira quindi dall’esercito nel 2009 e inizia a dedicarsi anima e corpo all’assistenza ai rifugiati, emarginati, i senza voce in fuga dai paesi più poveri del mondo, aiutando chiunque non abbia un’assicurazione medica o viva al di sotto della soglia di povertà. Non proprio una suora di primo pelo, senza cognizione degli ultimi della terra. «Eppure il più grande gruppo di emarginati al mondo l’ho trovato qui, negli Stati Uniti. Sono i non-ancora-nati» ha detto il 26 agosto parlando alla Convention repubblicana.
«TRUMP È IL PRESIDENTE PIÙ PRO-LIFE DELLA STORIA»
«Tenete presente che le leggi che creiamo definiscono il modo in cui vediamo la nostra umanità», «come medico, posso dire senza esitazione: la vita inizia al concepimento. Mentre quello che ho da dire può essere difficile da ascoltare per alcuni, lo dico perché non sono solo a favore della vita, sono a favore della vita eterna. Voglio che tutti noi andiamo insieme in Paradiso un giorno». Per questo, spiega la suora, si trova alla Convention. Si può pensare tutto il male possibile di Trump, non certo di una suora che ha passato una vita in trincea proclamando la verità: Trump, il clown che faceva scompisciare i giornalisti – «cos’è, carnevale?», «è un idiota», «non sarà mai presidente» -, ha mantenuto rapidamente e fedelmente l’unica vera promessa elettorale che ha spinto milioni e milioni di cristiani, a votare per lui. E questo, politicamente parlando, non sembra tanto un problema marginale.
Foto Ansa
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