Lavorare per Amazon ed essere valutati e licenziati da un robot

Di Leone Grotti
27 Aprile 2019
Tra il 2017 e il 2018 oltre 300 dipendenti sono stati licenziati nel centro di distribuzione di Baltimora. A stabilirlo è stato un robot che «monitora il tasso di produttività dei dipendenti e genera automaticamente i licenziamenti»

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Centinaia di dipendenti vengono licenziati ogni anno nei centri di distribuzione di Amazon perché incapaci di raggiungere le «quote di produttività» stabilite dal colosso dell’e-commerce. Il dettaglio inquietante è che a monitorare la produttività dei dipendenti, a sanzionarla e a stabilire chi deve essere licenziato non è un essere umano, ma un robot in base a un algoritmo.

È quanto rivela The Verge, portale americano specializzato in tecnologia, che è entrato in possesso di documenti che dimostrano il sistema utilizzato da Amazon. Nel centro di distribuzione statunitense di Baltimora (Maryland), ad esempio, tra agosto 2017 e settembre 2018 sono stati licenziati circa 300 dipendenti a tempo pieno per «inefficienza», oltre il 10 per cento dell’intero staff.

DECIDE TUTTO UN ROBOT

Secondo una lettera scritta da un avvocato rappresentante di Amazon, un sistema robotizzato «traccia il tasso di produttività di ogni dipendente e genera automaticamente un richiamo o un licenziamento a seconda della qualità o della produttività, senza ricevere input da parte dei supervisori».

Il sistema si basa su una procedura chiamata “Tot”, il cui obiettivo è individuare quante pause e quanto lunghe si prendono i dipendenti nello svolgimento delle loro mansioni. Se passa troppo tempo dal momento in cui un lavoratore esamina un pacco dal precedente o dal successivo, il sistema genera automaticamente un avviso. Alcuni dipendenti, scrive The Verge, «dichiarano di evitare di andare al bagno per riuscire a mantenersi in linea con le aspettative».

«OBIETTIVI DI PRODUTTIVITÀ STANDARD»

I documenti ottenuti dal portale sono stati redatti dai rappresentanti legali di Amazon per una causa intentata da un ex lavoratore di uno dei centri di Baltimora, che sostiene di essere stato licenziato ingiustamente. La difesa di Amazon afferma che «l’azienda licenzia i dipendenti se non riescono ripetutamente a raggiungere gli obiettivi produttivi fissati in modo standard». Il lavoratore in questione è stato licenziato «per lo stesso motivo per cui sono stati licenziati centinaia di altri dipendenti». Il colosso dell’e-commerce sostiene anche che gli standard sono fissati «in modo oggettivo» e che vengono monitorati in base a «un metodo di misurazione» progettato internamente.

«UOMINI TRATTATI COME ROBOT»

Dipendenti di Amazon in tutto il mondo si sono spesso lamentati per i ritmi lavorativi imposti dall’azienda. Amazon ha il diritto di stabilire i propri standard lavorativi e pochi dei licenziamenti effettuati sono stati messi in discussione attraverso cause di lavoro. È comunque inquietante che a giudicare il lavoro umano sia un robot attraverso un algoritmo, per quanto Amazon sostenga che in ogni momento un supervisore umano può intervenire per interrompere il processo automatico. «Uno degli argomenti che sentiamo più spesso dai lavoratori è che vengono trattati come robot», spiega Stacy Mitchell, co-direttore dell’Institute for Local Self-Reliance e critica di Amazon. «La cosa non stupisce dal momento che vengono monitorati e supervisionati da sistemi automatizzati».

@LeoneGrotti

Foto Ansa

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