
L’Adige trova un equilibrio fra l’Italia e le valli, fra materialità e metafisica
l’Adige letto da Antonio Gurrado
Anno 65 – N° 166, 17 giugno 2012
Direttore: Pierangelo Giovanetti
Titolo: Dellai, appoggio pieno a Schelfi
Tipologia: Berliner
Periodicità: Quotidiano
Prezzo: € 1,20
Pagine: 64
Pubblicità: 26%
Costo di ogni pagina: 1,9 centesimi
Si vede mica che siamo nella terra di Lorenzo Dellai, il principe-vescovo del centro-sinistra moderatissimo e con un trattino grande così: oltre al titolone in prima, a pagina 5 una foto sfocata di Rutelli annuncia che “La Margherita non esiste più”. Siamo nei giorni dello scandalo Lusi e l’attenzione che l’argomento riceve è giustamente proporzionale al peso che lo stesso Dellai, presidente della provincia autonoma di Trento, ha avuto nell’ideazione del progetto Margherita e, per la proprietà transitiva, nel concepimento del Partito Democratico. Il quale Pd torna prepotentemente a pagina 38, nella sezione di cronaca di Valsugana e Primiero, con una netta presa di posizione (“Sobrietà”) sull’annosa questione della caserma dei vigili del fuoco volontari del comune di Ivano Fracena. Raffrontandola al resto della pagina, la notizia è grande un po’ meno delle giornate di giochi e sport per i ragazzi della Valsugana, metà degli studenti di Novaledo che “mappano l’acqua”, un terzo del resoconto di come “il Caseificio sociale sfiora i 50mila quintali di latte”.
Pulito, ordinato e ciò nondimeno intrinsecamente italiano, l’Adige è un quotidiano che ricalca le qualità proprie del Trentino. Le pagine di attualità nazionale e internazionale sono essenziali (sette, pubblicità compresa) ma ci si trova di tutto un po’, compreso il compleanno della Regina d’Inghilterra e la morte dell’erede al trono di Arabia Saudita. Le pagine di cultura e spettacoli sono ben quattro e per metà monopolizzate dal Trentino Book Festival di Caldonazzo, evento locale che però assume gittata nazionale con un’attenta disamina dell’ultimo libro di Erri De Luca (facciamo finta di non notare che è collocata in posizione gregaria rispetto a un’intervista ai Bastard Sons of Dioniso che parlano di Giovanni Pascoli). Materialità e metafisica si trovano ben miscelati, come si conviene alla montagna: i due paginoni sulla riapertura dei rifugi sono controbilanciati da due paginoni sulla negletta Casa Testori di Rovereto, dove l’avvocato e intellettuale socialista Angelo Bettini fu trucidato dai nazisti. Interessante anche l’intervista a Rachid Saafi, raro caso di cittadino italiano che decide di abbandonare Trento per emigrare in Tunisia. Io non lo farei.
Insomma, si arriva a pagina 29 senza trovare la sovrabbondanza di cadute di stile, tono e interesse che caratterizza larga parte dei quotidiani locali; perfino l’elezione della reginetta di bellezza di Pergine (la mora parrucchiera Rosaria Ciotta) è porta con discrezione fra un concerto del Piotta e un servizio su Claudia Cardinale. Poi, certo, quando si passa alle valli la musica cambia: 130 anni di servizio della banda di Ala, “l’amato mercatino dell’usato” di Villa Lagarina, e poi il postino della Val di Ledro che va in ferie così la posta non arriva più, la piscina di Lavis che riapre dopo un anno, “la pesca spiegata ai ragazzi” a Canezza”, “elettricisti cercansi” a Storo, “asino vittima dell’orso” in Val Maleda.
Si scende addirittura al tono familiare notificando che a Riva del Garda “La Mary ieri ha fatto 107”, intesi come anni (fa fede la foto della vegliarda con torta); si esagera con la poesia sul Passo Mendola (“Solo silenzio sulle baite bruciate”); si è un po’ criptici in Valfiorana (“Cinque ragazzi a Malga Sass”), si rasenta il più inquieto dadaismo a Baselga di Piné (“Il feretro a Miola aspettando degna sepoltura”); né si tranquillizzano i turisti di passaggio intitolando la cronaca da Strembo “Orso, si faccia presto”. E, appunto, a Ivano Fracena “il Pd contro la caserma”. Niente in confronto a pagina 19, nella sezione politica di Trento città, dove a fondo pagina viene raccontata l’ardita mossa di un Coordinamento Liste Civiche che, stando al titolo, intende offrire “un’alternativa al modello Dellai”. “Vaste programme”, direbbe De Gaulle: i tre fondatori sono ritratti insieme con espressione preventivamente sconsolata.
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