Lettere dalla fine del mondo

La vita di Feliciana, migrante paraguaiana in Spagna

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Nel cambiamento epocale che stiamo vivendo abbiamo bisogno, come nei primi secoli della Chiesa, di testimoni innamorati di Gesù, capaci di mostrare con la loro vita la convenienza e la ragionevolezza del cristianesimo. Non è questione di strategie o iniziative pastorali, perché l’annuncio cristiano è un avvenimento che si impone al cuore dell’uomo con una bellezza infinitamente superiore anche alle mie bellissime Dolomiti. Il cuore dell’uomo ha bisogno di Gesù perché con Lui tutto fiorisce, la vita acquista uno spessore umano prima inimmaginabile e addirittura – come ci racconta Feliciana, emigrante paraguaiana in Spagna – le circostanze difficili diventano una possibilità per sperimentare il centuplo di cui parla il Vangelo.
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Nel 2005 decisi di dare una svolta alla mia vita, per riuscire a mantenere la mia famiglia. Non avevo un lavoro sicuro e mio marito ci sosteneva poco. Dovevo dare ai miei figli l’opportunità di una vita migliore di quella che avevo avuto io, sognavo di poterli fare studiare. Così con grande dolore decisi di lasciarli per un breve periodo, col fermo proposito di tornare presto a casa. Sono arrivata in Spagna senza sapere cosa mi aspettasse, l’unica certezza era che nulla sarebbe stato facile. Ho provato vari lavori e molte umiliazioni. Mi trattavano come una stupida, una prostituta o una persona in cerca di una vita facile, ma questa situazione non è durata a lungo, grazie al mio carattere, alla mia dignità di cristiana e al ricordo in me vivo delle persone che facevano parte della mia vita, sacerdoti, amici. In particolare mi ha aiutato la Compagnia che Cristo mi aveva insegnato a cercare sempre nelle persone, a vedere il volto di Gesù anche quando sembra più nascosto.
Il lavoro era duro, e ancor più il senso di responsabilità verso i miei figli. Dopo qualche tempo li ho portati con me per dare loro una educazione, una casa e la sicurezza possibile. Per un po’ mi sono portata dietro anche mia madre per evitarle la solitudine e permetterle di ricevere un trattamento che in Paraguay non avrebbe avuto. Per tutto questo ho dovuto lavorare molte ore, anche 18 al giorno senza riposare e senza diritto alla malattia.
Sono certa che non avrei potuto fare nulla senza la forza donatami da Cristo e dalla Madonna del Carmelo, che nei momenti difficili è stata la mia roccia. Sono avvenuti miracoli concreti e semplici, di cui non posso smettere di ringraziare Dio. Ho incontrato amici nella Chiesa che mi hanno sostenuta, ho percepito realmente che non ero più sola. Qualcuno cercava la stessa cosa che cercavo io: il Signore Gesù. Inoltre, sebbene stessero economicamente meglio di me, non mi sentivo di valere meno. La loro compagnia è stata preziosa.

Il lavoro che faccio attualmente non è più così duro: non perché sia diminuito lo sforzo fisico, ma perché posso farlo con più carità. Assisto gli anziani e in una giornata riesco a occuparmi anche di cinque o sei persone.
Ogni persona, o “utente” come dicono qui, è diversa dall’altra. La maggior parte ha superato gli 80 anni, alcuni sono allettati, altri totalmente soli, molti necessitano di aiuto per ogni cosa. Adesso seguo una signora a cui sono state amputate entrambe le gambe, vive al quinto piano e da quindici anni non esce di casa, ma nonostante questo mi accoglie sempre con un sorriso e una incredibile gentilezza.
Sento la necessità di dare loro il meglio di me, sorridendo, ascoltando le loro storie, raccontando barzellette o portandoli a passeggio con la sedia a rotelle, riempiendo un po’ della loro tremenda solitudine. Ho imparato molto dalla precarietà in cui vivono, poveri non di soldi ma di affetto. Ho compreso il valore del mio lavoro, perché in loro riconosco il volto di un Cristo sofferente e solo.
Ho anche studiato e sono riuscita a migliorare la mia posizione all’interno dell’impresa.
Oggi, dopo undici anni in Spagna, posso dire di essere contenta di quanto ho ottenuto. Spero di continuare con forza, salute e la benedizione di Dio per i miei figli, per me, e soprattutto per mia madre ormai anziana, che si trova ora di nuovo in Paraguay. A causa dei miei turni mi è stato impossibile tenerla qui sola, continuo ad assisterla a distanza con l’aiuto di uno dei miei fratelli. Tutto questo per grazia di Dio. 
Feliciana

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