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All’età di 94 anni, l’11 luglio scorso se n’è andato Milan Kundera. Da una quarantina d’anni s’era ritirato, con la moglie Véra, in una vita riservata nel suo esilio parigino. Correva il 1984, quando lo scrittore, che aveva appena dato alle stampe L’insostenibile leggerezza dell’essere, decise di rinunciare a qualsiasi apparizione pubblica. Si concedeva qualche passeggiata lungo boulevard Raspail, nel quartiere di Saint-Germain-des-Prés. Al civico 54 – in un edificio condiviso con la Maison des sciences de l’homme, fondata da Fernand Braudel – c’è l’École des hautes études en sciences sociales, che ha raccolto grandi nomi nel campo delle scienze sociali: Lévi-Strauss, Foucault, Bourdieu, Derrida, Gauchet. Anche quello di Kundera, che, esule da Praga, approdò a Parigi nel 1975. Quattro anni dopo gli venne revocata la cittadinanza cecoslovacca. Ma nel 1981 ottenne quella francese.
S’è scatenata subito la grancassa dei peana, firmati da chi – salvo rare eccezioni – ha dimostrato...
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