La vera riforma della Chiesa

Un passaggio importante del magistero di Giovanni Paolo II mi accompagna e mi urge, quotidianamente, nel mio servizio pastorale. Nella Fides et ratio Giovanni Paolo II aveva detto: «Riaffermando la verità della fede, possiamo ridare all’uomo del nostro tempo genuina fiducia nelle sue capacità conoscitive ed offrire alla filosofia una provocazione perché possa recuperare e sviluppare la sua piena dignità». (n. 6) La fede, che è la proclamazione viva della presenza di Cristo Redentore dell’uomo nella esperienza viva della Sua Chiesa, è chiamata ad incontrare, ogni giorno, una condizione umana che appare, di giorno in giorno, singolarmente diversa da come viene descritta dalla mentalità che domina attraverso i mass-media.
Ho già detto più di una volta che mi sembra si stia aprendo, nel tessuto della coscienza umana del nostro tempo una domanda sulla ragione. Ma la ragione intesa, come ci ha insegnato don Giussani, come tentativo di comprendere la realtà secondo tutti i suoi fattori, e più precisamente come apertura nella coscienza umana del problema del senso, e quindi del destino ultimo dell’esistenza. Nel suo quotidiano cammino missionario la Chiesa non incontra solo ideologie, o atteggiamenti materialistici e consumistici; deve saper leggere in profondità ciò che muove il cuore dell’uomo.
Che cosa deve accadere quando la Chiesa incontra un’umanità mossa dalla domanda religiosa, cioè seriamente impegnata con la ragione? A questa domanda, che è la natura profonda e irriducibile dell’uomo («Naturale desiderio di vedere Dio», così definiva l’uomo San Tommaso d’Aquino), la Chiesa non può non dire che, per grazia di Cristo, Lei sola può offrire all’uomo la risposta adeguata e convincente.
La Chiesa si pone pertanto, di fronte ai suoi figli come di fronte ad ogni uomo che viene in questo mondo, come Madre e Maestra (cfr. Giovanni XXIII): cioè come luogo vivo in cui la domanda incontra la risposta ed è chiamata a rendersi conto che la risposta corrisponde in maniera inaudita alla domanda. Certo occorre che la Chiesa sia luogo di vita: un luogo in cui la certezza di Cristo diventa criterio interpretativo della realtà e della storia e criterio fondativo delle grandi scelte della vita; un luogo dove la legge dei rapporti non sia ciò che rimane del razionalismo istintivo e possessivo ma la Carità, come capacità di condivisione dell’uomo, di ogni uomo, in qualsiasi circostanza e condizione. Un luogo dove il movimento della vita, nella sua concretezza e nella sua storicità, finanche nella sua materialità, sia il movimento della missione, cioè della comunicazione agli uomini, proprio attraverso la vita, della novità perenne e definitiva di Gesù Cristo.
Tutto quindi si riduce a questa grande questione: presentiamo una Chiesa come luogo di vita che si rinnova progressivamente e che si mostra sempre più convincente agli uomini pensosi del loro destino o presentiamo una Chiesa che si autoriduce spiritualisticamente e che, al massimo, suggerisce qualche norma di impegno moralistico?
Mi sembra che il destino dell’umanità si giochi in quella che alcuni grandi teologi conciliari chiamavano «la vera riforma della Chiesa». Ma la Chiesa si riforma se rinasce ogni giorno, nel cuore della persona e nello spazio della communio quotidiana, come popolo nuovo. Sentire su ciascuno di noi questa sfida mi sembra insieme saggezza pastorale ed autentico impegno culturale.

Vescovo di San Marino-Montefeltro

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