La vendetta degli esterofili pentiti

Di Rodolfo Casadei
10 Maggio 2001
Sì, ben ci sta a noi provincialotti, che sprecammo le ore potenzialmente più languide dei nostri anni migliori per imparare alla meno peggio le lingue straniere

Sì, ben ci sta a noi provincialotti, che sprecammo le ore potenzialmente più languide dei nostri anni migliori per imparare alla meno peggio le lingue straniere. Giovani liceali, non potevamo aspirare ai soggiorni all’estero allora riservati ai rampolli della borghesia medio-alta. E allora rinunciavamo all’invito alla festa in casa con le più carine della sezione B e dedicavamo i sabati pomeriggio alla duration form oppure, facendo scorrere la puntina sul vinile per la centesima volta, all’assimilazione del ricco vocabolario dei Genesis di Peter Gabriel. Universitari immalinconiti, abbiamo rinunciato al rito maschile di branco dei mercoledì di Coppe per familiarizzare, in solitarie serate, con la lingua di Peguy e di Baudelaire. Abbiamo trascorso pomeriggi a chiaccherare con seminaristi rhodesiani, frequentato civiche scuole serali di lingua, sopportato “amici di penna” stranieri più interessati a ricevere la nostra foto che le nostre lettere. Tutto pur di diventare un giorno dei veri giornalisti cosmopoliti. Quelli a cui ci si rivolge come ad oracoli per conoscere la politica francese nell’Africa in fiamme, o i segreti dell’ultimo rapporto della Banca Mondiale. Quelli che la mattina in redazione non sono costretti a punirsi col sermone di Scalfari su Repubblica o a decrittare i messaggi di Romiti nei titoli di prima del Corriere della Sera; ma, da veri privilegiati, sorbiscono cifre e commenti dell’Economist come fossero tè e meditano sull’editoriale di Le Monde. Adesso noialtri siamo giustamente puniti, poiché meschine furono le nostre aspirazioni. Volevamo assomigliare ai giornali e ai giornalisti stranieri, giudicandoli superiori alla nostra tradizione. E adesso scopriamo che il nostro complesso di inferiorità è solo il prodotto della perfidia altrui: dal Rinascimento in poi, ogni volta che gli italiani sono sul punto di decidere di diventare protagonisti della scena europea e hanno qualche cavallo di razza su cui puntare, inglesi e francesi si adombrano e prendono provvedimenti. Ma la vendetta di noi esterofili pentiti sarà tremenda, come quella di tutti gli amanti traditi. E tanto per cominciare sappiate, colleghi delle autorevoli testate europee, che la vostra autorevolezza fa proprio ridere. Perché voi siete quelli che scrivono che fra i consiglieri di Silvio Berlusconi c’è l’”ex sacerdote” (former priest) Gianni Baget Bozzo (The Economist 7 aprile), che il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni è un noto esponente della Lega Nord (Le Monde 15-16 aprile), che per ignoranza o per malevolenza traducono “padrone”, riferito a Berlusconi, con godfather, cioè “padrino” (Financial Times 27 aprile), che in Francesco Rutelli vedono il Presidente del Consiglio italiano (prime minister) in campagna elettorale (The Guardian 2 maggio). Sarebbe questa la vostra autorevolezza sulle materie italiane? Ma fate il piacere.

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