
La “spaventosa” campagna di American Apparel per rientrare da un debito di 94 milioni
Colossi dell’abbigliamento in crisi. E’ il caso di American Apparel, grande marchio che veste gli indie di tutto il mondo, che si fa vanto di vendere capi “no logo”, sostanzialmente monocolorate, senza troppe fantasie, di ottimo cotone certo ma dai prezzi eccessivamente cari per il tipo di merce proposta.
Da qualche mese si vocifera che le loro vendite siano in crisi, ma nonostante questo le più grandi città europee continuano a riempirsi di punti vendita del marchio di abbigliamento low cost ma di nicchia. La casa di moda che si è sempre schierata ad esempio in difesa dei gay, vendendo magliette con scritto “legalize gay”, è stata citata anche dal Sole 24 ore per via dei suoi conti in rosso. Si parlava di 94 milioni di dollari di bancarotta, vedremo cosa ne sarà in questo nuovo 2011.
Tanto per appianare i bilanci e puntare sulla comunicazione, American Apparel è di nuovo balzata alle cronache per aver promosso una pubblicità con modelle decisamente poco timide, tanto che per certi scatti sono state arruolate “pornostar”. Perché promuovere una tshirt di cotone in un modo semplice quando la puoi fare indossare alle curve siliconiche di certe ragazze con tratti orientali e una propensione a tenere in bocca lecca lecca con occhiate che parlano chiaro senza bisogno di didascalie?
Ma l’ultima nuova campagna che ritrae una ragazza con una canottiera con metà delle forme esposte, un’altra con solo una gonna in un magazzino vuoto, un’altra ancora che si arrampica su un albero come fosse la cosa più maliziosa da fare nella vita sono di dubbio gusto. Tanto che pure su Twitter – social network più chic e presentabile di Facebook – molti utenti si sono trovati d’accordo nel definirla “creepy” and “out of hand”, ovvero spaventosa e fuori controllo. Forse all’American Apparel farebbero meglio a cercare vie migliori nella lunga strada dell’appianamento dei conti.
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