
La scuola delle arti
L’artigianato ha le carte in regola per dare concrete risposte al problema dell’occupazione giovanile ma per farlo è necessario stipulare un solido patto con un importantissimo potenziale alleato: la scuola. È interessante, quindi, la proposta dell’Unione Artigiani di dar vita ad un protocollo d’intenti finalizzato a modificare sostanzialmente la percezione dei mestieri artigiani nei giovani e nelle loro famiglie. Pur vivendo nella società della comunicazione globale, non mi sembra che abbondino opportunità di conoscere ed eventualmente approfondire le prospettive professionali offerte da questo settore. La parola “artigiano”, nell’immaginario collettivo, è per lo più collegata ai vecchi mestieri. Non sono in molti a sapere che anche un programmatore di computer o un tecnico specializzato in tecnologie d’avanguardia, un restauratore d’arte o antichità fanno parte dell’universo artigiano. Anche nella scuola questa percezione non viene aiutata. L’artigiano compare in modo marginale, in alcuni casi con accezioni e connotazioni superate. Oppure entra nei “percorsi della memoria”, nelle ricerche scolastiche come si trattasse di una razza estinta e non di una cultura radicata e in evoluzione. Oggi ci troviamo di fronte eserciti di giovani parcheggiati sui banchi delle scuole se non addirittura delle università; disillusi dal mondo del lavoro che li corteggia a parole ma li respinge nei fatti con disarmante disinvoltura. Giovani spesso adagiati nella rassegnata disponibilità delle famiglie a farli studiare, convinte che sia una perdita di dignità sociale prendere in considerazione sbocchi professionali prima del diploma. Sono profondamente convinto che l’obbligo scolastico costituisca una conquista di una società civile ma altrettanto che la ricorrente affermazione “se proprio non riesci ti troverai un mestiere” appartenga ad un passato da cancellare. Costruire quella “percezione” di cui parlavo all’inizio significa superare alcuni ostacoli. Ad esempio ridisegnare i modelli di riferimento propagandati dai media, dalle agenzie per l’occupazione, dall’orientamento professionale, rendendoli aderenti alle potenzialità reali dell’offerta di lavoro. Arrestare la fuga della manualità proponendola invece nelle sue accezioni moderne, portando i ragazzi a diretto contatto con la realtà dei vecchi e dei nuovi mestieri. Un percorso non facile ma praticabile, in una comunione d’intenti convinta con la scuola e le famiglie. Sono quindi particolarmente lieto che l’Unione Artigiani di Milano abbia fatto proprio lo slogan che ci ha accompagnato in questi anni e in questa campagna elettorale: DIFENDIAMO IL FUTURO!
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