La rivoluzione è un happy hour

Di Rodolfo Casadei
31 Maggio 2001
Diversamente dagli alpini (che in 300mila erano scesi a Genova per l’annuale raduno e si erano mostrati come al solito autonomi e autosufficienti), il “popolo di Seattle” va alla contestazione come ad un party. Esigendo che Genova si trasformi per loro in un albergo a spese del “sistema”. Ecco i “rivoluzionari” con teatri, telefonini, computer, pasti, bevande, sala stampa… a spese dei contribuenti

Un teatro tenda da 1.500 posti con cabine per traduzione simultanea, palco, luci e impianti vari; altri 5 spazi tenda da 150 posti l’uno; una sala stampa attrezzata di computer, fax e 15 linee telefoniche; una segreteria organizzativa per 100 addetti fornita di computer, fax e telefoni; 30 spazi espositivi; un Internet Point con 20 postazioni; un palco attrezzato per concerti; un grande palco all’interno dello stadio Ferraris; 5 punti di ristoro in grado di servire 6-700 persone per volta; un’area servizi igienici; un’area infermeria e primo soccorso con unità d’intervento fisse e mobili; allacci di gas, luce, acqua e telefoni e servizio quotidiano di nettezza urbana da parte del Comune garantiti; bus navetta speciali dell’azienda municipale dei trasporti dalle stazioni ferroviarie ai centri di accoglienza; strutture sportive (Carlini, Villa Gentile, via dei Ciclamini, Sciorba), scuole (Marassi, San Fruttuoso, Foce e Quarto Alto) e altri edifici (l’ex ospedale psichiatrico di Quarto, Villa Imperiale, Istituto Brignoline) a disposizione per l’accoglienza e il pernottamento. Il tutto da consegnare chiavi in mano il 1° luglio, con la promessa di restituzione il 22 luglio. Il «popolo di Seattle» in trasferta a Genova vuol fare la rivoluzione, ma alloggiato e spesato dal «sistema» che vuole abbattere, senza scarpinare troppo e con la possibilità di chattare e spedire e-mail ad amici e fidanzate. Probabilmente gli estensori della chilometrica lista di richieste consegnata alle istituzioni si sono ispirati alla famosa dichiarazione di Lenin, secondo cui «i capitalisti ci forniranno anche la corda con cui li impiccheremo», ma questi militanti anti-inquinamento che vogliono obbligare Bush a rispettare i protocolli di Kyoto e intanto non piegano neanche la schiena per raccogliere le cartacce hanno probabilmente un senso del ridicolo un po’ diverso da quello della genete comune. Anche perché non si può evitare il confronto impietoso con gli alpini, che a Genova hanno festeggiato la loro sfilata nazionale il 20 maggio. I 300 mila fra militari in congedo e familiari che hanno invaso Genova per due giorni erano, come al solito, autosufficienti. «Veci» e «bocia» si sono trovati la sistemazione all’aperto o al coperto, gli altri negli alberghi della Riviera. L’intervento del Comune si è limitato, nelle parole del sindaco Pericu, ad «allestire servizi igienici in molte parti della città, parcheggi per i pullman, il grande palco della manifestazione e alcuni interventi per consentire che avessero l’acqua. Abbiamo avuto problemi limitati di nettezza urbana e ripristino dei luoghi. Calcoliamo che il tutto ci sia costato circa 1 miliardo».

Non violenti per ragioni tecniche
La domanda sorge spontanea: se la due giorni degli organizzatissimi alpini è costata alla collettività un miliardo e passa, quanto costerebbe la tre settimane della variegata armata anti-G8? Quanti saranno esattamente non si sa, le stime oscillano fra i 40mila e i 200mila. Quanto costeranno, neppure. Chi sono, da mesi la stampa lo spiega in lungo e in largo: blocco rosa, cioè cattolici, ambientalisti e terzomondisti; blocco giallo, cioè Centri sociali non violenti (per modo di dire); blocco blu, Centri sociali violenti; blocco nero, anarchici e Autonomi estremamente pericolosi. Di che pasta sia la “moderazione” dei blocchi rosa e giallo 0 (alcune componenti del quale hanno, come noto, “dichiarato guerra al G8” col preciso intento di bloccarlo) lo si può constatare da un documento congiunto di Rete Contro G8 e Rete Lilliput: «Sottolineiamo che non è minimamente paragonabile l’atteggiamento di chi affama i 4/5 dell’umanità con quello di chi distrugge o danneggia un oggetto inanimato, ma giudichiamo il danno alle cose inidoneo e realizzare lo scopo di bloccare il vertice». Cioè il vertice del G8 è illegittimo e andrebbe bloccato, ma la violenza non è tecnicamente il metodo adatto allo scopo. All’anima dei moderati.

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