La rivincita della old economy

Di Rodolfo Casadei
07 Giugno 2001
Tecnologici, media e telecomunicazioni in flessione, settori tradizionali in ripresa. E tuttavia la Fiat esce dal listino delle 500 aziende più quotate del pianeta (mentre l’Eni sorpassa Telecom e Tim). FT500, la classifica delle imprese stilata annualmente dal Financial Times, conferma il predominio Usa nonostante l’orso a Wall Street

Microsoft che perde il suo primato a vantaggio di General Electric. La Fiat che esce dal listino delle 500 compagnie più quotate del mondo. Nokia, la multinazionale finlandese delle telecomunicazioni, con una quotazione di Borsa superiore all’intero pil annuo della Finlandia. La old economy che si prende la rivincita sulla new economy. Sono queste alcune delle sorprese che riserva la lettura di FT500, l’inserto pubblicato nei giorni scorsi dal Financial Times che classifica le Global 500, cioè le cinquecento compagnie più grandi del mondo sulla base della capitalizzazione di mercato. L’analisi di FT500 fa il contrappunto a quella di Fortune, il mensile americano che nel suo numero di luglio propone ogni anno le 500 imprese “top” del mondo classificate in base al fatturato. L’approccio del Financial Times presenta un vantaggio ed uno svantaggio: da una parte permette di prendere in considerazione in modo più appropriato banche e società di servizi finanziari; dall’altra, trattandosi di quotazioni di Borsa, la radiografia finanziaria che viene proposta non riflette la realtà in tempo reale. FT500 offre la fotografia della situazione al 4 gennaio scorso e, per quanto riguarda i primi 25 posti, al 30 aprile scorso. Con 482 miliardi di dollari di capitalizzazione (una cifra superiore al pil annuale dell’India) General Electric ha vinto il campionato tutto made in Usa per il primato in classifica: nei primi dieci posti le compagnie americane sono ben 8, e sul totale delle 500 ben 239, mentre l’anno scorso erano 219. Il perdurante predominio Usa è confermato anche da un altro dato: le compagnie americane sommano 10,86 dei 19,41 miliardi di dollari di capitalizzazione totale delle top 500, pari al 56 per cento del totale. A perdere posizioni è soprattutto il Giappone, le cui aziende fra le Global 500 sono scese da 77 a 64. L’Italia cresce lievemente, passando da 13 a 15 compagnie presenti: scompaiono Fiat e Bipop Carire, ma entrano Comit (poi assorbita da Banca Intesa), Banca Fideuram, Alleanza e Ras. La rivincita della old economy non si riduce al simbolico sorpasso di General Electric (gruppo industriale diversificato che esiste dal 1892) su Microsoft: la preferenza degli investitori per i settori tradizionali (bancario, assicurativo, farmaceutico, industriale) e il declino dei titoli Tmt (tecnologici, media e telecomunicazioni) risaltano vistosamente quando si raffrontano altre due classifiche parziali: quella delle compagnie che hanno perso più posti e quella di chi ne ha guadagnati di più. Nella prima, tutti i primi nove posti sono occupati da aziende Tmt. Softbank Corp, un’impresa giapponese di software, ha perso in un anno 403 posizioni, seguita dall’americana Yahoo! (settore Internet) arretrata di 284 e via via tutte le altre. Ma la perdita più grossa in termini di capitalizzazione l’ha patita Cisco Systems, che fra l’inizio di marzo e la fine di aprile ha perso la stratosferica cifra di 440 miliardi di dollari, pari alla capitalizzazione di tutte e 12 le corporation canadesi presenti in classifica. Stesso andamento fra le imprese italiane, fatta eccezione per Fiat che non ha approfittato del ritorno della old economy. Il 31 maggio Eni ha finalmente superato Telecom e Tim, fino all’inizio di quest’anno i due titoli italiani più quotati. Prima delle recenti disavventure Seat Pagine Gialle si era segnalata come l’unica impresa italiana fra le 25 con la migliore progressione fra le 500 top lo scorso anno: 178 posizioni scalate! Il più forte arretramento italiano è stato invece quello di Mediaset: meno 76 posizioni.

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