Romney: imprenditore mormone, geniale e perfetto figlio d’arte

Di Benedetta Frigerio
05 Gennaio 2012
Mitt Romney, che ha vinto il primo appuntamento delle primarie repubblicane, è un geniale imprenditore, come il padre Georg, fondatore di American Motors. Mentre il suo vecchio è stato governatore del Michigan, lui del Massachusetts. Fede mormona, famiglia numerosa, solo un difetto: programma troppo vago

Finora la sua forza è stata il pragmatismo. Una qualità che gli ha permesso di diventare leader della Bain Capital, compagnia di consulenze che fattura 120 milioni di dollari e ha un utile stimato di 46, con cui lui si vanta di avere salvato aziende come Staples e Domino’s Pizza. Mitt Romney, possibile sfidante repubblicano di Barack Obama, divenne popolare per le sue doti imprenditoriali a fine anni Ottanta. E proprio per queste, a ridosso dagli attacchi terroristici negli Usa, fu scelto per mettere in salvo i conti delle Olimpiadi invernali di Salt Lake City, che rischiavano il flop. Fu allora che acquisì ulteriore popolarità, chiudendo i bilanci in attivo e pensando a un sistema di sicurezza capace di ovviare alle paure di un nuovo attacco.

Il successo fu tale che portò Romney a diventare figlio d’arte in tutto e per tutto: aveva già seguito le orme imprenditoriali del padre Georg, fondatore di American Motors, ora era il tempo di buttarsi in politica. Di nuovo, come il padre, che era stato governatore del Michigan e candidato presidente. Così, nel 2002, Romney si aggiudicò pure la poltrona di governatore del Massachusetts, con un mandato che sarà fra le sue carte più giocate nella campagna alle presidenziali 2008. In Massachusetts l’ex governatore riuscì infatti ad azzerare il deficit di bilancio di 3 milioni di dollari, senza alzare le tasse e creando nuovi posti di lavoro. Nonostante questo, nella scorsa tornata elettorale non è riuscito, forse peccando di freddezza, a fare breccia nel cuore della classe media, che lo considera un benestante, geniale sì ma incapace di percepire i suoi problemi. Perciò, in questa nuova campagna elettorale Romney sembra essersi deciso ad adottare una linea diversa, dismettendo giacca e cravatta per infilarsi la camicia e giocarsi altri assi che finora non aveva usato, prendendo come spalla la moglie Ann, bellissima e affabile.

L’ex governatore del Massachusetts nel giugno scorso ha cominciato anche a parlare della sua fede mormona. Di solito ne facevano menzione solo avversari e commentatori, perché per i membri della setta cristiana la fede non ha incidenza pubblica. E per non destare preoccupazioni tra gli evangelici repubblicani, Romney aveva anche chiarito di non farsi «definire in politica dalla religione». Nonostante questo la sua fede, e il fatto che i mormoni si considerino in stretto contatto con Dio e con la missione di dare speranza al mondo attraverso la propria attività umana, trapelata sempre da ogni discordo. Romney ha fatto “outing davanti all’ennesima sottolineatura sulla sua provenienza altolocata. In risposta ha raccontato dettagliatamente la vicenda della sua missione in Francia: «Quando andai ad evangelizzare (come fanno tutti i mormoni per due anni, ndr), vissi con appena 150 dollari al mese. Lì ho capito come vive la classe media». E, sempre di recente, l’uomo di ghiaccio ha scelto di parlare della vicenda della moglie, malata di sclerosi. Alla prognosi del medico, racconta Romney, «le dissi: “fino a quando non è nulla di letale, va bene. Sono felice finché la mia anima gemella è con me».

Non solo, oggi ogni americano sa tutto dei suoi gusti e delle sue abitudini, tutt’altro che rigide. Così, se prima era il purissimo mormone che non beve alcol e non fuma sigarette, ora è anche quello che ha un debole per la cioccolata e la cui gioventù è fatta di romanticherie e di cadute, come quando «provai a fumare una sigaretta e bere una birra, anche se poi non lo feci più». Anche per aggiudicarsi il favore dell’America profonda e del Sud che vota repubblicano, Romney ha delle carte da usare: un matrimonio lungo 42 anni, la costante appartenenza alla stessa chiesa di casa e una famiglia numerosa di cinque figli e sedici nipoti.

Su molti temi si può dire che la sua linea sia chiara. La ricetta economica per uscire dalla crisi è lineare: flessibilità dei contratti, libertà d’impresa e premio del duro lavoro. Ma su altri particolari del suo programma non entra nel dettaglio. A differenza dello sfidante Santorum, il cui motto è «i sondaggi passano, le convinzioni no», Romney sembra preferire la vaghezza. In politica estera, ad esempio, ha chiarito di voler agire per aumentare il budget della Difesa. Nello stesso tempo però ha sbalordito il pubblico quando ha detto che «in Afghanistan è giunto il tempo di ritirare le nostre truppe» e che «l’errore di Obama è stata la strategia del ritiro». In Pakistan Romney continuerà ad agire contro il terrorismo ma non entra nei dettagli sul come: «Dobbiamo prima capire quali sono i loro interessi e in che direzione si muovono», ha detto. Anche il supporto ad Israele resta fermo, ma il mormone non è certo che «l’America giochi un ruolo fondamentale per la stabilità dello Stato».

Il suo programma sanitario poi si pone sì in netto contrasto con la riforma di Barack Obama, ma anche su questo punto l’ex governatore è stato attaccato perché, dicono, la sua ricetta in Massachusetts era identica a quella obamiana. E a destare perplessità sono anche le sue posizioni antiabortiste. Romney ha detto nel 2004 di avere cambiato idea e di essere diventato contrario all’aborto, su cui nel 1994 si era invece espresso a favore. Alcuni dicono sia opportunismo, altri pensano si sia davvero ricreduto dopo che un consigliere gli diede le basi scientifiche per capire che l’embrione è, fin dal principio, vita umana. Se su aborto, riforma sanitaria e politica estera non è dato capire con certezza quanto siano forti le idee di Romney, forse sono proprio le contraddizioni su questi temi a non fare dell’ex governatore uno sfidante abbastanza credibile. A forza di cercare la versione conservatrice del presidente in carica, da Bush in poi è mancata una faccia repubblicana davvero alternativa ai democratici.

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