
Il sugo della storia
La prima educazione all’affettività e alla sessualità dei bambini e dei ragazzi deve avvenire in famiglia
Se nei decenni passati i genitori evitavano spesso di affrontare argomenti considerati tabù, come la sessualità, oggi è giunto il momento che si assumano le proprie responsabilità. Chi più di loro, infatti, dovrebbe conoscere le domande, la sensibilità, i tempi della crescita del figlio?
Oggi, nelle scuole primarie o secondarie di primo grado l’educazione all’affettività è spesso ridotta a un’educazione alla sessualità e le figure degli educatori si sostituiscono a quelle genitoriali nell’affrontare troppo precocemente temi delicati. Sarebbe senz’altro meglio che venissero affrontati in famiglia nei tempi opportuni e adeguati alla crescita psico-fisica di ciascun ragazzo.
Come possiamo pensare che i tempi di crescita delle persone siano gli stessi e che si possano affrontare questioni così delicate con un destinatario così fragile e magari non ancora pronto senza provocare in loro traumi? I danni che taluni subiscono sono facilmente intuibili e mi sono stati confermati da genitori i cui figli hanno subito questa educazione violenta e lesiva.
Ma come affrontare in famiglia certi argomenti? Quali sono i tempi giusti? Quali le modalità?
Occorre dire innanzitutto che la prima crescita e la prima educazione affettiva del bambino avviene all’interno di una famiglia in cui quotidianamente si respirano l’amore tra mamma e papà e l’amore dei genitori nei confronti dei figli. Quotidianamente il bambino coglie così la dimensione fisica (abbracci, baci, stretta di mano…) come appartenente ad una contesto più ampio, potremmo dire di carattere amoroso, psicologico, emotivo, spirituale. Attraverso gesti semplici il bambino coglie l’unità della propria persona, non la saprebbe definire a parole, ma comprende direttamente che un gesto fisico è inscindibile da un rapporto affettivo vero. La persona ha necessità di una integrità, di un’interezza, di una totalità, in cui fisicità e spiritualità non siano separate. Questo dimostra che l’uomo è composto di anima e corpo insieme. Pensate che differenza esiste tra una conoscenza di sé attraverso una famiglia che trasmetta la dimensione affettiva come appartenente alla dimensione totale e quotidiana della vita e gli incontri degli esperti che presentano la meccanicità della sessualità dell’uomo e della donna e che inducono in breve tempo a pensare che tra apparato sessuale e digerente non vi sia alcuna differenza e il rapporto sessuale sia un bisogno primario da soddisfare esattamente come la fame e la sete. Sono, quindi, importanti per l’educazione all’affettività dei figli la testimonianza di affetto dei genitori, il loro buon senso, non deprivati certo di un confronto con amici che condividano la stessa condizione di genitorialità.
In secondo luogo, oggi non mancano altri validi strumenti per mamme e papà. Ci sono finalmente anche buoni testi di riferimento come il libro L’affettività dei ragazzi. Dai 6 ai 12 anni (edizioni San Paolo) di Massimo Bettetini, psicoterapeuta, psicologo della fiaba e poeta. Il pregevole volumetto appartiene, in realtà, ad una trilogia che comprende anche L’affettività dei bambini. Dai 0 ai 6 anni (2007) e L’affettività degli adolescenti. Da 12 a 18 anni (2010). Brevi, rapidi, facilmente fruibili da tutti, tutti e tre i testi sono particolarmente indicati per i genitori. Scrive Bettetini che «da quando le scuole si sono fatte carico dell’educazione sessuale dei ragazzi e delle ragazze le famiglie hanno fatto un passo indietro. La formazione scolastica fornita dagli “esperti” è troppo spesso una sorta di zooprofilassi dove è spiegato come si fa sesso, ma non che cos’è il sesso; è spiegato come l’uomo e la donna sono fatti, ma non perché sono fatti in un modo o nell’altro. Ora, svincolando il modo dal fine, riduco tutto a delle funzioni più o meno organiche che avviliscono la persona. Ma la sessualità è molto di più; rientra in tutti i gesti e li connota perché siano armonicamente accolti dall’altro o dall’altra. La differenza sessuale è di per sé un dono per l’intera umanità, da cui la singola persona è arricchita».
L’autore non si sofferma, però, solo sull’affettività dei ragazzi, tema senz’altro centrale tanto che il sottotitolo del volume è Parlare di amore e sessualità ai ragazzi, ma passa in rassegna altre dimensioni fondamentali nella crescita e nella preadolescenza: l’avventura scolastica, la differenziazione dell’io del ragazzo da quello dei genitori, l’invidia e la gelosia tra fratelli, le distinzioni tra maschi e femmine, anche e soprattutto nei giochi, l’educazione alla sincerità, «la crescita della coppia necessaria alla crescita del figlio», il rapporto con la televisione e con internet. Merita una particolare attenzione anche il capitolo dedicato all’educazione al bello, centrale già nei primi anni di vita. «La bambina e il bambino hanno bisogno di cose belle, cioè di cose che soddisfino la sete di bello e anche un certo ben – essere, più che fisico, psicofisico, che tenderà poi alla ricerca di soddisfazione di un desiderio spirituale».
Tanti sono i temi affrontati, non proposti con la rigidità della precettistica e della regola incontrovertibile, ma offerti come spunti di lavoro per un percorso della famiglia sempre nuovo e originale. Ogni capitolo, dopo una breve riflessione iniziale, presenta tre rubriche: Vizi e virtù, Da fare, Da non fare. L’educazione dei figli richiede prima un’educazione di sé imprescindibile e necessita anche della piena partecipazione della coppia dei genitori. «I bambini e i ragazzi […] sanno capire l’amore e quando non lo vedono riflesso nei loro genitori, lo cercano altrove. Ecco quindi l’importanza di scoprire e di far scoprire a bambini e preadolescenti, con l’esempio e con la parola, la gioia dell’amore».
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7 commenti
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Tema complesso. Comunque penso che i vantaggi dell’educazione sessuale a scuola siano sicuramente superiori ai rischi e agli svantaggi.
Io ricordo che in quinta elementare facemmo educazione all’affettività con le maestre, ci spiegarono le cose da un punto di vista anatomico com’è normale che sia, ma insistettero anche sul lato legato alla sfera emotiva dell’atto sessuale. Ricordo testualmente la maestra che ci disse “Siete nati da un atto di amore tra la mamma e il papà”. Educazione sessuale non vuol dire insegnare a fare sesso.
Beh, per chi dice o pensa che che non è vero niente e ci devono pensare gli esperti, potrebbe essere un’opzione ma un’opzione distruttiva della personalità. Una sessualità svuotata del suo valore, senza un fine, che non fiorisca da un percorso di ricerca, dalle domande del cuore non aiuta a crescere ma inevitabilmente causa confusione, dolore e tristezza e se non arginato da un avvenimento in cui ci si sente amati totalmente e gratuitamente non c’è limite alla devastazione che prima o poi di sicuro causerà.
Nessuno precisa mai che le tanto invocate educazioni sessuali insegnate a scuola in Paesi , presi come esempio , tipo la Svezia, l’Inghilterra, la Francia , la Spagna , tutte Nazioni fortemente laiche ed “evolute “e ripeto portate ad esempio dai promotori di tali educazioni sessuali …hanno rivelato un grossissimo ,inaspettato e orrendo risultato : in quei Paesi cosi progressisti il numero di gravidanze adolescenziali , il numero di aborti è SPAVENTOSAMENTE PIU ALTO DEI NUMERI ITALIANI , per cui risulta che in Italia , dove ancora esiste il rapporto, il dialogo tra genitori e figli , ancorchè divorziati , questi dati sono esigui .
. Questo dimostra che in Italia , NON ABBIAMO BISOGNO DI QUESTE EDUCAZIONI SESSUALI , che insegnano ai ragazzi il sesso consumistico e il diritto al sesso tanto c’è l anticoncezionale …mai , dico mai la responsabilità , solo il diritto ….e i risultati si vedono.
. quindi , almeno in questa occasione diciamo stop alla esterofilia e vantiamoci della nostra realtà e diffendiamola
. http://images.savethechildren.it/IT/f/img_pubblicazioni/img145_b.pdf
La virtù delle adolescenti italiane meno aborti e gravidanze indesiderate
“La sessualità e’ strettamente legata alla visione che si ha della totalità della persona – a una visione antropologica – ma purtroppo oggi questo non e’ insegnato”
Si confonde “l’educazione sessuale” di stampo “antropologico” (del tipo descritto da Cisco) con l’informazione.
Un esempio reale: in una scuola per i ragazzi è stato proposto una informativa sulla salute sessuale.
L’iniziativa aveva un senso: con l’abolizione della leva obbligatoria è venuto meno l’unico controllo sulle parti intime che i giovani facevano durante la visita dei tre giorni di militare.
Ai miei tempi naturalmente ci si scherzava sul medico che ti afferrava le palle e ti ingiungeva di tossire vigorosamente, con una file di uomini nudi alle tue spalle.
Però tale controllo, pur sommario, era utile per i casi di varicocele ed altre amenità mediche. Ed era l’UNICO che facevano i ragazzi adolescenti (18enni)
Dunque l’informativa era così strutturata: esposizione, possibili malattie, malattie sessualmente trasmissibili e se qualcuno aveva dubbi venivano forniti dei riferimenti (che visite fare, dove andare etc.etc.).
Ma dal momento che si parlava ANCHE di malattie sessualmente trasmissibili, di strumenti di profilassi e prevenzione, i prof. di religione facevano barricate.
Si confondevano i due piani: informazione ed educazione sessuale.
La logica del “di questo non si parla a scuola, stop” non la capisco. Si fa prevenzione sui rischi del fumo, del cibo spazzatura. Finchè si parla di colesterolo, pressione alta e polmoni tutto ok. Se si parla di pene e vagina scattano le isterie collettive.
Prendete un ragazzo/a 16enne: educatelo fin che volete “antropologicamente, cattolicamente, politicamente correttamente”.
Se vuole avere rapporti li avrà, stop.
Meglio, molto meglio quindi informarlo/a.
Ad educarlo ci pensi la famiglia.
@Andrea
Non si possono sempre distinguere completamente il piano “informazione” e quello “educazione”, perché spesso la prima fa parte della seconda. Io posso informare una persona che esistono i contraccettivi e che possono essere usati per limitare le malattie sessualmente trasmissibili, ma il mio giudizio sul loro utilizzo investe una concezione più ampia dei rapporti sessuali. E’ impossibile separare i due piani con il mito della neutralità dell’informazione: esplicitamente o implicitamente una lezione scolastica trasmette un insieme di valori di riferimento e un certo stile di vita. Per questo i prof. di religione (e spero anche tutti i prof. sedicenti cattolici) facevano le barricate.
La sessualità e’ strettamente legata alla visione che si ha della totalità della persona – a una visione antropologica – ma purtroppo oggi questo non e’ insegnato, le prime a dover essere educate sono proprio le famiglie, che poi dovrebbero a loro volta educare. Le famiglie non si sentono responsabili perché i primi ad essere irresponsabili sono i laici e i sacerdoti che dovrebbero spiegare loro chi è l’uomo. Per non ridurli a un fascio di istinti freudiano o al meccanicismo genitale o allo strutturalismo genderista, ideologie con cui si sta attuando un vero e proprio lavaggio del cervello da 0 a 36 mesi.