La posta in gioco in Abruzzo

Di Emanuele Boffi
09 Marzo 2024
Centrodestra contro il "campo larghissimo" di sinistra, che va da Fratoianni a Renzi. Dopo il risultato in Sardegna, lo scontro Marsilio-D'Amico avrà un riflesso importante a livello nazionale
Il presidente della Regione Abruzzo e candidato, Marco Marsilio, durante il comizio di chiusura della campagna elettorale per le elezioni regionale in Abruzzo, Pescara, 05 marzo 2024 (Ansa)
Il presidente della Regione Abruzzo e candidato, Marco Marsilio, durante il comizio di chiusura della campagna elettorale per le elezioni regionale in Abruzzo, Pescara, 05 marzo 2024 (Ansa)

“Abruzzo, partita aperta” titolava l’altro giorno in prima pagina Repubblica riassumendo in tre parole la narrazione che la sinistra ha cercato di imporre sulle elezioni regionali di domenica. Dopo aver strappato la Sardegna al centrodestra, i partiti d’opposizione sognano il bis nella Regione amministrata da Marco Marsilio, governatore di Fratelli d’Italia molto legato alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La posta in gioco è alta perché qui, più che altre volte, i riflessi sulla politica nazionale possono essere molti.

In Abruzzo in questi ultimi giorni di campagna elettorale si sono fatti vedere tutti i maggiori leader politici, in particolare Elly Schlein che sogna, con la vittoria, di consolidare anche la propria traballante leadership, avendo finora conseguito solo sconfitte. L’obiettivo è dimostrare che la Sardegna non è stata un caso, che «il vento è cambiato», come da lei stessa dichiarato, e che, soprattutto, Meloni non è quell’asso pigliatutto imbattibile, con la strada spianata di successi fino alle Europee di giugno.

La vittoria del centrosinistra in Sardegna è maturata in condizioni particolari. La destra ha litigato, Fratelli d’Italia e la Lega si sono fatti i dispetti, si è puntato su un candidato che non solo non è riuscito a trascinare la coalizione, ma anzi si è rivelato un inciampo, ottenendo meno voti di quelli raccolti dai partiti. Sull’isola ha pesato soprattutto il fatto che era ammesso il voto disgiunto e questo, anche se si sa ma non si dice, ha portato la candidata di sinistra Alessandra Todde ad una vittoria, seppur risicata. «Impareremo dai nostri errori», ha detto Meloni dopo il voto sardo.

Elly Schlein in Abruzzo per sostenere la campagna elettorale del candidato presidente alla regione Abruzzo Luciano D'Amico, 4 febbraio 2024 (Ansa)
Elly Schlein in Abruzzo per sostenere la campagna elettorale del candidato presidente alla regione Abruzzo Luciano D’Amico, 4 febbraio 2024 (Ansa)

L’uomo di D’Alfonso

Di cosa dicano i sondaggi, come sempre, ognuno ha la sua versione. I quotidiani di sinistra insistono molto sul fatto che ci sia stata una rimonta del candidato del centrosinistra Luciano D’Amico e che, dunque, ora i due contendenti risultino appaiati. In verità, c’è chi giura il contrario, dando Marsilio avanti di 4 o 5 punti. Ma, al di là delle previsioni demoscopiche, entrambi i candidati, più pragmaticamente, possono contare su due dati certi: Marsilio sul fatto che non è previsto il voto disgiunto e questo dovrebbe preservarlo da sorprese; D’Amico di poter contare su un campo larghissimo, che va dall’estrema sinistra fino ad Azione e Italia Viva.

In fondo, la specificità di D’Amico pare essere proprio questa: apparire così “neutro” da poter andare bene a tutti, anche a chi come Renzi, Calenda e Conte passa il suo tempo a darsele (politicamente) di santa ragione. Chi conosce bene D’Amico non lo dipinge come un uomo “di sinistra”, ma come un colto professore universitario che si sa muovere bene nei palazzi del potere, soprattutto quello non politico. Su di lui sono convogliate le speranze di chi sogna di giocare un brutto scherzo alla Meloni, ma va anche detto che, a parte Teramo, dove era rettore dell’Università, è pressoché sconosciuto in regione.

Chi la sa lunga lo descrive come un “uomo di D’Alfonso”, cioè Luciano D’Alfonso, oggi senatore Pd, ex presidente di Regione e non a torto considerato uno degli uomini più influenti del territorio. D’Alfonso, non potendosi candidare né apparire in prima fila (è molto inviso ai grillini), ha giocato la carta D’Amico. Il voto dirà se ha fatto bene i suoi conti.

I risultati di Marsilio

L’accusa che la sinistra usa come arma per colpire il governatore potrebbe rivelarsi, agli occhi degli elettori, un vantaggio. Marsilio, infatti, viene apostrofato come il “presidente pendolare”, che fa avanti e indietro da Roma, dove è nato e vive. È la stessa critica che gli fu rivolta nella precedente campagna elettorale, nel 2019, quando poi si impose col 48 per cento dei consensi. I suoi sostenitori hanno quindi buon gioco nel far notare che se l’opposizione non è riuscita a trovare altro argomento di critica che questo, significa che il governatore ha fatto bene. Di più: proprio grazie al suo rapporto con la presidente del Consiglio (che, ricordiamo, qui ha il suo collegio), ha ottenuto risultati concreti importanti. I numeri gli danno ragione: il Pil è aumentato del 9 per cento, le percentuali degli occupati sono buone, l’Abruzzo è la prima regione del Mezzogiorno per Pil pro capite. E dal 9 aprile qui arriveranno i campioni del ciclismo col primo Giro d’Abruzzo.

Se per lui le cose andassero bene, Marsilio stabilirà un record: sarà il primo governatore della Regione a essere eletto per due volte di fila.

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