La pazza gioia. Amare la vita, tua e quella dell’altro

Di Simone Fortunato
09 Giugno 2016
Il film di Paolo Virzì non è sulla follia e sul disagio, ma sull'essenziale
Il regista Paolo VirzÏ con l'attrice Micaela Ramazzotti durante la conferenza stampa di presentazione del Film "La pazza gioia" presso Nh Hotel Piazza Carlina, Torino, 18 maggio 2016 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Due tipe un po’ pazze scappano dalla struttura in cui sono trattenute e curate.

Amare la vita in modo selvaggio e anarchico. E imparare, pian piano ad amare pure la vita dell’altro. Nell’ultimo film di Virzì, si parla di due con un disagio grande. Sono pazze nel senso di ferite nel profondo e probabilmente anche incomprese. Una racconta un sacco di palle ed è un fiume in piena, senza regole, senza argini. L’altra è in piena depressione per una colpa grave difficile da scontare.

Si incontrano per caso e mettono piede nel mondo reale dove faranno i conti con se stesse. Virzì (e la Archibugi che co-sceneggia) realizza un film con qualche momento didascalico ma centra due personaggi che ti rimangono attaccati addosso, con tutti i loro limiti e con tutto il loro desiderio di essere perdonati.

Non è un film, come scrivono in tanti, sulla follia e sul disagio. È un film sull’essenziale, sulla ricerca spasmodica di un perdono grazie a cui sperimentare, per la prima volta, una pazza gioia.

Foto Ansa

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