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La guerra dei dazi non è un destino

E se invece che con rappresaglie l’Europa rispondesse al protezionismo americano rafforzando la cooperazione commerciale atlantica?
Seaforth Dock container terminal, porto di Liverpool (foto Ansa)
Seaforth Dock container terminal, porto di Liverpool (foto Ansa)

Lo stato di shock nel quale versano gli europei di fronte alle prime mosse di Donald Trump è comprensibile, tuttavia non sempre giustificabile e quasi mai utile, specie in campo economico. Per il presidente americano, com’è noto, «la parola più bella nel dizionario è “dazio”». Ed è una magra consolazione il fatto che il nuovo inquilino della Casa Bianca, intervenendo al Forum di Davos, abbia detto «amo l’Europa e voglio essere costruttivo», visto che subito dopo ha bacchettato il nostro continente per gli eccessi di burocrazia e tasse che frenano gli investimenti, inclusi quelli americani. Sempre noi europei, in campagna elettorale, siamo stati accusati nientemeno che di compiere delle «atrocità» contro il tessuto industriale a stelle e strisce, specie attraverso il nostro surplus commerciale nei confronti degli Stati Uniti. È naturale, dunque, che una nuova ondata protezionistica sia tra gli scenari più temuti anche in Italia, paese con industria trasformatrice ed esportatrice per ecc...

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