
La grossa grassa calunnia alla cinese della sinistra lombarda

Cronache dalla quarantena / 35
Riassunto e contestazione delle ultime balle messe in giro dal regime del “vai pure a farfalle ma guai a te se ti occupi di res pubblica che altrimenti ti tagliamo le mani”: caso Lombardia, ovvero, di un modello di governo non idealmente filo-cinese attaccato in forme di propaganda stile cinese da chi piace e auspica l’avvento di un modello alla cinese in Italia.
Ieri abbiamo visto un po’ ovunque titoli sulle “stragi nelle Rsa” europee. In Belgio, Francia, Spagna. E perfino in Emilia-Romagna (che siccome avevano vinto Bonaccini e le sardine in barile, non la fascio/leghista allarmista, fino a ieri sembrava fosse il paradiso terrestre). Infatti, le stragi nelle Rsa – come già scrivevamo noi qui nel nostro straordinario scoop di qualche giorno fa – non dipendono da quei bastardi berlusconian-leghisti di Giulio Gallera e Attilio Fontana. Ma è proprio colpa di un virus bastardo.
E se proprio proprio ci volete vedere dei furbetti che non l’hanno contata giusta, pensate al “modello cinese” tanto celebrato a Roma e presso l’ambasciata cinese dal due volte entusiasta del modello Cina Beppe Grillo e perfino da grandi giornali di establishment governativo.
Punto secondo. Ho detto l’altro ieri in Consiglio comunale, citando il caso della democratica e di sinistra e ultra scientista New York che da sola è messa peggio di tutta Italia in fatto di contagiati e morti da coronavirus; giurando vendetta politica per la ignobile canea che il Pd ha deliberatamente scatenato contro l’amministrazione e la sanità lombarde che si sono prese l’urto più apocalittico dell’epidemia (metà dei contagi e dei morti di tutta Italia): NON ESISTE NESSUN CASO LOMBARDIA!
Lo poteva capire chiunque dotato di un minimo di onestà intellettuale. Niente da fare. Lenin insegnava: calunnia calunnia, qualcosa resterà. In questo caso la grossa grassa calunnia alla cinese che ha continuato ad aleggiare anche negli interventi della maggioranza di Beppe Sala in Consiglio comunale è stata prontamente e chirurgicamente smontata da uno studio clinico coi contro baffi anticipato ieri da Milano Finanza.
Punto terzo. Che la speculazione contro la Lombardia (“la sanità lombarda è da ripensare”) è solo un brutto espediente anti Salvini, lo si capisce anche solo informandosi bene da chi in questi due mesi è stato nelle famose trincee. E non dietro le linee del videoselfie mattutino di un sindaco Sala che si improvvisa virologo, direttore sanitario e magari pure terapeuta intensivo della propria giunta in grande affanno. È bene che anche il sindaco della sinistra al caviale non faccia finta di dimenticare che per la sanità in Lombardia gli ultimi due mesi sono stati due mesi di “medicina di guerra”, non di aperitivi ai Navigli.
Modestissima e irresponsabile sinistra lombarda, che crede di essere già alle elezioni del 2021, teme per la riconferma del suo povero sindaco e perciò chiama stupidamente alla canea, agli esposti in procura, alla diffusione a mezzo stampa degli insulti anti lombardi, un po’ di tutti i trinariciuti che hanno greppia in Comune, nella città metropolitana e al governo di Roma (dunque tre istituzioni governate dalla sinistra contro l’unica non governata dai riccastri o garantiti dal denaro pubblico). Centri sociali compresi. Che per arrotondare le spese di case pubbliche e private da loro occupate, per l’occasione del virus si sono trasformati in “diplomazia” Oms e ribattezzati (con la benedizione degli assessorati e like di cuoricini) “Brigate della solidarietà’”.
Insomma una bella catena di sant’Antonio. O meglio, un porta a porta che sfrutta il virus per veicolare il consenso e far dimenticare la sinistra che gridava all’allarmismo truce dei fascio-leghisti. Spiegava che “è solo un’influenza” con la famosa virologa dei giornali puliti. E – ciliegina dei nati buoni e puliti ma col braccino corto – metteva solo 3 milioni di euro (a fronte di un bilancio del Comune di Milano di 3 miliardi, lo 0,1%) sul piatto dell’emergenza più devastante della storia della città sotto la Madonnina degli ultimi cinquecento anni. E tutto questo accade neanche fossimo all’aprile 2021 e le tipografie fossero già al lavoro per stampare i santini del nuovo Cecco Beppe.
È come se in un amen si fossero dimenticati tutto: il sudore e il sangue di medici e infermieri; le notti tragiche che non si sapeva dove mettere i malati, tanta era la massa delle persone che pressava i pronto soccorso. Le sirene che a centinaia ululavano nelle notti lombarde dello scorso marzo. Niente. Il loro problema è “ripensare”. E denunciare. Ma ripensare e denunciare cosa se la sanità di Stato è quel che è vi siete già dimenticati che sono vent’anni che anche i vostri amici giornali raccontano “viaggi della speranza” dal Sud agli ospedali lombardi?
Ecco, allora, solo per avere un’idea, cos’è che ha permesso a ospedali come quello di Brescia di trovare 900 – ben novecento! – posti fuori sacco in una settimana. E di ospitare, assistere, curare, ben 4.500 persone in un solo mese. E insieme continuando a gestire tutte le altre gravi e gravissime patologie, dall’infarto al cancro. Ascoltate qui.
Adesso mi dovrei occupare di ciò che ho promesso ieri. E cioè del “che fare?”, molto modestamente, davanti alla tragica farsa giustizialista che si ripete uguale e da trent’anni. E che ci immiserisce fino a far morire, oltre che di serrata di virus, come si vede, la nostra povera Italia. Non sono ancora agli arresti. Dunque a domani, forse.
Foto Ansa
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