
La grande bellezza o la grande scontatezza?
Tratto dal blog di Antonio Gurrado – Dopo che donne sempre in ritardo mi avevano impedito per ben due volte di guardarlo al cinema, ho visto La grande bellezza. E’ la storia drammatica di Jep Gambardella, un personaggio complesso e cinico che si aggira per Roma alla ricerca di altri personaggi ma riesce a incontrare soltanto prevedibili macchiette e inquadrature pretenziose. La trama gode tuttavia di due momenti chiave. Il primo è quando Sabrina Ferilli si spoglia nuda sullo schermo e in sala ci si domanda se la Roma abbia vinto lo scudetto. Il secondo è quando il protagonista deve intervistare una suora centenaria e costei gli risponde: “La povertà non si racconta”; dopo di che fa una lunga pausa durante la quale lo spettatore ha tempo di dirsi: “Adesso completerà la frase dicendo che la povertà non si racconta, si vive”; dopo di che lo spettatore ha tempo anche di dirsi: “Ma no, non può davvero dire ‘si vive’; dire ‘si vive’ sarebbe troppo banale perfino se la sceneggiatura l’avessi scritta io”; finché al termine della lunga pausa significativa e cogitabonda, quando la suspense sta facendo tintinnare le coronarie, la suora centenaria completa con grande solennità la frase dicendo proprio, a sorpresa: “Si vive”. Dalla versione definitiva del film risulta tagliato in fase di montaggio il colpo di scena finale, un rigurgito metacinematografico in cui Jep Gambardella guarda dritto in camera e si rivolge a Paolo Sorrentino chiedendogli: “Uagliò, ma si’ propio sicuro sicuro ca tu si’ ‘o stesso reggista che ha fatto Il divo?”.
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2 commenti
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strano che gurrado non abbia visto altro, ad il tratto sempre negativo dei personaggi che rappresentano la chiesa ( sempre identificata con cardinali e monache, come se nella chiesa non ci fosse altro). in questi giorni in televisione si fa un gran battage del film ( prodotto dai cari amici berluschini). è il business, altro che bellezza.
Io il tono ironico di Tempi non l’ho mai capito. Ci provo, sono pure del movimento, ma proprio non ci riesco.
Questo articolo non dice assolutamente nulla, e vabbè, ma non fa nemmeno ridere.
Boh…