
«La ghigliottina preventiva ha colpito Formigoni. Tangentopoli è tornata»
«Il caso Formigoni è solo un esempio di un giustizialismo selettivo che sta tornando di moda. Io vedo con una certa angoscia il riprodursi di Mani pulite e mi preoccupa il fatto che il paese non abbia imparato niente. In Italia il potere giudiziario sta prendendo il sopravvento sull’esecutivo e il legislativo e si prospetta un disastro. Ma se distruggiamo anche le poche cose buone che abbiamo, come Regione Lombardia e la sua sanità, dove vogliamo andare? Mangeremo verbali al posto del pane». Detto da Giuseppe Baiocchi – che ha vissuto Tangentopoli dall’interno del Corriere della Sera, dove ha lavorato per 23 anni,, «quando si è fatto carne di porco della deontologia professionale», e che non vuole «difendere Formigoni, che mi sta pure antipatico» – vale doppio. «Sono 40 anni che faccio il giornalista» spiega a tempi.it, «e sono diventato pratico. Se continuiamo con il moralismo a intermittenza, lo stracciarsi le vesti e la ghigliottina preventiva, dove finiremo? Il punto non è la difesa o l’accusa di un politico, è un problema di civiltà. E comunque Formigoni non è neanche indagato».
Eppure la stampa lo sta massacrando.
Se ci sono dei reati, è giusto che si vada a indagare. Ma Formigoni non è indagato e non è un caso se non riescono a trovare niente contro di lui. Ma questo oggi non ha importanza: la stampa l’ha condannato a priori, il sistema mediatico ha già deciso che è un corrotto e un ladro. Purtroppo non siamo ancora riusciti a capire una cosa.
Che cosa?
Il giudizio su un politico, anche la sua eventuale bocciatura, lo danno i cittadini con il voto. Punto. Così funziona in democrazia. E invece noi ripetiamo gli stessi errori di 20 anni fa, al tempo di Mani Pulite. Con che risultati? I 2/3 degli inquisiti erano stati assolti, nel tritacarne sono finite tantissime persone secondo criteri misteriosi, si è fatta carne di porco della deontologia professionale. Io durante Tangentopoli lavoravo al Corriere della Sera e mi ricordo le litigate col direttore e col vicedirettore, perché secondo me un giornale come il Corriere doveva dare un’informazione chiara, intervistare entrambe le parti, fare titoli misurati, informare dando tutto lo spettro delle possibilità. Invece ci si andava giù sempre con l’accetta. E intanto il paese si è fermato. E anche le poche cose buone che abbiamo, ora vogliamo distruggerle.
Parla di Regione Lombardia?
Certo. Se facciamo andare male anche quel poco che funziona sarà peggio per tutti. A me Formigoni mi sta anche antipatico, ma non si può dire che la Lombardia è la regione di gran lunga più virtuosa e meglio amministrata e dare il merito di questo a tutti, tranne che a chi la governa. Per me Formigoni poi è al potere da troppo tempo, ma riconosciamogli i giusti meriti: la Lombardia in proporzione è la regione che costa meno e offre il meglio. E poi ci sono due persone, come Stella e Rizzo, che non mi sembrano esattamente formigoniani, che scrivono da tempo che se si applicasse il modello lombardo a tutte le regioni d’Italia, il paese risparmierebbe un miliardo l’anno. Che di questi tempi non è da buttare via, mi sembra. Ancora: per farsi un’idea sulla sanità, che a leggere i giornali sembra un disastro, basta parlare con i circa 100 mila cittadini l’anno che da tutta Italia vanno a farsi curare in Lombardia. Insomma, si rischia di buttare via un’esperienza molto buona.
E per che cosa?
Per difendere il principio, che in un paese moderno non funziona, fiat iustitia, pereat mundus. Ma ricordiamoci sempre che Formigoni non è neanche indagato. La ghigliottina preventiva di cui è vittima è una barbarie. Ma questo vale per chiunque: il punto non è difendere o accusare qualcuno, è un problema di civiltà in generale. Il giustizialismo selettivo in stile Mani pulite non mi sembra che abbia portato grandi cose all’Italia. Secondo me, che non apprezzo Berlusconi, neanche sul piano politico.
E allora perché l’uso delle inchieste a scopo politico è diventata una moda?
La risposta è semplice ma politcamente scorretta. Ora magari dico una bestemmia: quando non si riesce a battere l’avversario alle urne, invece di costruire un’alternativa politica si prende la scorciatoia e si usa il moralismo a intermittenza e l’inchiesta per distruggere l’avversario. Chi usa questo metodo però, secondo me, dà dimostrazione di sentirsi inferiore. Mi viene anche in mente Giorgio Bocca, che poco prima di morire si diceva schifato di Repubblica, il giornale che ha contribuito a fondare, e si chiedeva: perché dedicare le prime trenta pagine alle donne di Berlusconi? Che cosa me ne frega, aggiungo io? Che cosa frega agli italiani? Niente. Dobbiamo capire che non si può distruggere l’avversario con le inchieste, ci vuole la politica.
Non tutti i partiti sembrano d’accordo.
Diciamo che alcuni partiti sono ricattati dal complesso mediatico-giudiziario e su questi temi non possono neanche aprire bocca. Però rendiamoci conto che quando in un paese democratico un potere prende il sopravvento sugli altri, allora succedono un sacco di casini. A me preoccupa così tanto il moralismo e lo stracciarsi le vesti perché il paese non cresce. E di questi tempi si rischia il disastro.
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2 commenti
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usando il fango per delegittimarlo lo hanno ormai “sporcato” per un suo futuro politico a livello nazionale.
GRAZIE LEONE GROTTI PER L’ARTICOLO, DURANTE LA SCIAGURATA STAGIONE DI TANGENTOPOLI IL POTERE REALE E’ EMERSO MOSTRANDO IL SUO VERO VOLTO, CIOE’ QUELLO AUTORITARIO E TRUFFALDINO.COME DICE LEI OGGI POTREBBE ACCADERE TANGENTOPOLI BIS , FORSE IL POTERE REALE, QUELLO ECONOMICO -FINANZIARIO STA DANDO UN’ALTRO GIRO DI VITE?