
La Germania taglia gli aiuti all’Ucraina (e le proprie ambizioni)

Hanno deciso di tagliare 4 degli 8 miliardi di euro di aiuti militari all’Ucraina sborsati quest’anno, aumentare di un solo miliardo di euro (cioè meno dell’effetto dell’inflazione) il bilancio della Difesa, amputare di altri 2 miliardi i fondi per gli aiuti allo sviluppo dei paesi poveri, ma ancora il bilancio 2025 della Germania non sta in piedi: le spese superano le entrate per 17 miliardi.
Il governo conta di recuperarli attraverso una revisione della contabilizzazione delle spese per interessi, una maggiore crescita economica per 6 miliardi di euro e forse utilizzando risorse del fondo per la stabilizzazione del prezzo del gas. Il costituzionale “freno all’indebitamento” che ogni governo tedesco deve rispettare, pena vedersi bocciato dalla Corte costituzionale di Karlsruhe il proprio bilancio (come accadde per quello del 2024) si abbatte ancora una volta come una mannaia sulle ambizioni geopolitiche tedesche.
Meno fondi, meno munizioni
Il ministro delle Finanze, il liberale Christian Lindner, replica ai critici che lo sforzo ucraino per respingere i russi non ne soffrirà, grazie alla possibilità di chiedere prestiti sugli oltre 50 miliardi di fondi derivati dagli interessi dei beni russi congelati dai paesi occidentali, secondo quanto deciso al G7 di Borgo Egnazia nel giugno scorso. La Germania fino ad oggi è stata il secondo paese, dopo gli Stati Uniti, per aiuti militari all’Ucraina, anche se gli 8,6 miliardi di euro di armamenti partiti da Berlino impallidiscono a fronte dei 43,2 miliardi di Washington; ora probabilmente la Germania scivolerà al terzo posto dietro al Regno Unito.
Anche se gli aiuti militari all’Ucraina verranno tagliati, la Germania rispetterà per la prima volta l’obiettivo Nato secondo cui ogni paese aderente deve spendere almeno il 2 per cento del proprio Pil per la difesa nel 2025. La somma prevista infatti è di 75,3 miliardi di euro. Eppure le critiche al bilancio militare sono quasi corali. Alcuni giorni dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, il cancelliere Olaf Scholz annunciò una svolta storica (“Zeitenwende”) con l’istituzione di un fondo speciale di 100 miliardi di euro su cinque anni per l’ammodernamento delle forze armate.
Da questo fondo speciale usciranno 22 miliardi di euro che andranno a sommarsi a 53,3 miliardi del bilancio ordinario per il 2025. È molto meno di quello che aveva chiesto il ministro della Difesa Boris Pistorius. A parte i soldi del fondo speciale, il bilancio della difesa dovrebbe ricevere appena 1,3 miliardi di euro in più rispetto al 2024, molto al di sotto dei 6,7 miliardi di euro richiesti da Pistorius. Poiché i costi operativi annuali sempre crescenti superano questo aumento, il ministero della Difesa sarà di fatto costretto a tagliare di oltre la metà gli ordini di munizioni per il 2025, a ridurre le gare di appalto per 260 milioni di euro e la ricerca e sviluppo di oltre 200 milioni di euro.
I problemi di bilancio della Germania
Il budget per il 2025 è accompagnato dalla pianificazione finanziaria di medio termine fino al 2028, anno in cui il fondo speciale delle forze armate per raggiungere gli obiettivi minimi di spesa della Nato si esaurirà, e serviranno 80 miliardi freschi per la difesa, come indicato nel piano finanziario. Ne mancheranno ben 39 per raggiungere l’obiettivo fissato, stimano fonti del ministero delle Finanze. Le decisioni su come colmare il buco probabilmente non verranno prese prima delle elezioni del 2025.
«Gli 80 miliardi di euro messi a bilancio per il 2028 semplicemente non esistono», ha affermato Ingo Gaedechens, membro della commissione parlamentare per il Bilancio in quota alla Cdu (opposizione). «La coalizione di governo non sta nemmeno cercando di nascondere questo, ma lo ammette apertamente».
«Questi stanziamenti non rispondono in alcun modo all’attuale livello di minaccia e certamente non corrispondono alle responsabilità della Germania nel mondo», denuncia il colonnello André Wüstner, presidente della Bundeswehrverband, un’associazione di oltre 200 mila membri delle forze armate a riposo e in servizio. La somma «non corrisponde nemmeno all’adeguamento per l’inflazione. Considerando ciò che è importante ora, vale a dire la deterrenza nei confronti di Putin e della Federazione Russa, questa è, ovviamente, una pessima notizia», ha rimarcato un altro parlamentare esponente della Cdu, Florian Hahn. Ovviamente più sobri i commenti dai membri della maggioranza di governo. Andreas Schwarz, della Spd, si è limitato a definire le cifre stanziate «deludenti», mentre Anton Hofreiter dei Verdi ha detto che la Germania «non ce la può fare» con importi simili nel lungo periodo.
Lo sforzo della Germania sul fronte ucraino ha creato difficoltà al sistema di difesa nazionale: i tedeschi hanno donato a Kiev tre sistemi di difesa antimissilistica Patriot, cioè più di qualunque altro paese, col risultato che ne restano solo nove per la loro stessa difesa.
Scholz pensa a una super Grosse Koalition
Le difficoltà del bilancio tedesco 2025, che sarà sottoposto al voto del parlamento in novembre, potrebbero spiegare quello che è successo a Bruxelles l’altro ieri con la conferma di Ursula von der Leyen a capo della Commissione europea da parte degli europarlamentari, grazie a una coalizione di sostenitori allargata ai verdi, in aggiunta a popolari, socialisti e liberali che ufficialmente avevano votato la Von der Leyen nel 2019.
Il 2025 sarà anno di elezioni in Germania, e l’attuale coalizione semaforo non potrà confermarsi al governo del paese e contemporaneamente tenere fuori dalla stanza dei bottoni l’Afd (Alleanza per la Germania, estrema destra) se non allarga l’alleanza fino a includere i cristiano-democratici della Cdu/Csu. Anche perché non è detto che l’Fdp (liberali) riesca a superare lo sbarramento del 5 per cento ed entrare nel nuovo parlamento.
Il primo prezzo da pagare, da parte di socialdemocratici e verdi, in vista di una Grosse Koalition nel 2025 così grossa come in Germania non si è mai vista, è stato probabilmente quello di votare a favore della conferma della Von der Leyen. La rata successiva consisterà verosimilmente nel sostenere un cancelliere cristiano-democratico.
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