
«La diffidenza, il sospetto e il timore reciproco» non sono nella Chiesa, ma tra gli uomini
«Viviamo una nuova Babele. L’appello del Papa: serve verità»; «Ratzinger scosso dallo scandalo. Basta diffidenze e sospetti». Questi i titoli di oggi del Corriere della Sera e La Repubblica, nati da alcune righe dell’omelia di Benedetto XVI pronunciata in occasione della festa di Pentecoste. Secondo i quotidiani il Papa avrebbe affermato che dentro la Chiesa «c’è un senso di diffidenza, di sospetto, di timore reciproco, che porta addirittura a diventare pericolosi l’uno per l’altro».
Peccato che il Pontefice non si stesse riferendo alla Chiesa, ma più in generale a un mondo in cui «permangono squilibri che non di rado portano a conflitti; il dialogo tra le generazioni si fa faticoso e a volte prevale la contrapposizione; assistiamo a fatti quotidiani in cui ci sembra che gli uomini stiano diventando più aggressivi e più scontrosi; comprendersi sembra troppo impegnativo e si preferisce rimanere nel proprio io, nei propri interessi». Benedetto XVI ha poi identificato precisamente le cause della discordia nel «regno in cui gli uomini hanno concentrato tanto potere da pensare di non dover fare più riferimento a un Dio». Le cause, non menzionate dai giornali, sono «il progresso della scienza e della tecnica: siamo arrivati al potere di dominare forze della natura, di manipolare gli elementi, di fabbricare esseri viventi, giungendo quasi fino allo stesso essere umano. In questa situazione, pregare Dio sembra qualcosa di sorpassato, di inutile, perché noi stessi possiamo costruire e realizzare tutto ciò che vogliamo».
Quello del Papa è anche un monito ai mezzi di comunicazione: «È vero, abbiamo moltiplicato le possibilità di comunicare, di avere informazioni, di trasmettere notizie, ma possiamo dire che è cresciuta la capacità di capirci o forse, paradossalmente, ci capiamo sempre meno? Tra gli uomini non sembra forse serpeggiare un senso di diffidenza, di sospetto, di timore reciproco, fino a diventare perfino pericolosi l’uno per l’altro?». La via d’uscita da questa divisione non sarebbe, però, quella di rimettersi nuovamente al potere umano. Il Papa non ha parlato di pulizia da fare, perché: «l’unità può esserci solo con il dono dello Spirito di Dio, il quale ci darà un cuore nuovo e una lingua nuova, una capacità nuova di comunicare». Ecco perché occorre invocare lo Spirito Santo che «discese sui discepoli riuniti, si posò su ciascuno e accese in essi il fuoco divino, un fuoco di amore capace di trasformare. La paura scomparve, il cuore sentì una nuova forza, le lingue si sciolsero e iniziarono a parlare con franchezza, in modo che tutti potessero capire l’annuncio di Gesù Cristo morto e risorto. A Pentecoste dove c’era divisione ed estraneità, sono nate unità e comprensione».
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