
La curiosa campagna mediatica per sgonfiare il caso “Ultima cena”

Per gentile concessione del Catholic Herald, proponiamo di seguito in una nostra traduzione un commento apparso lunedì 29 luglio 2024 nel sito del mensile britannico. La versione originale inglese dell’articolo è disponibile in questa pagina.
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Una delle cose che più colpiscono di tutta la disastrosa vicenda della parodia dell’Ultima cena, che ha purtroppo macchiato la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di quest’anno e quella che sarebbe dovuta essere un’emozionante testimonianza delle conquiste dell’umanità, è il modo in cui hanno reagito (o non hanno reagito, nella maggior parte dei casi) i media mainstream.
Per tutto il fine settimana sembra che la Bbc non abbia trasmesso nulla sull’incidente, avvenuto venerdì 26 luglio. Soltanto domenica 28 luglio ha pubblicato – passato in sordina, per l’esattezza – un brevissimo articolo intitolato “I responsabili delle Olimpiadi ‘dispiaciuti’ che la cerimonia di apertura abbia provocato offese”. Si tratta di un testo a tal punto tagliato e riduttivo da fare arrossire persino Ernest Hemingway, il grande maestro della scrittura essenziale. L’articolo riassume la grande disputa come segue: «La sequenza di un banchetto con artisti drag, in particolare, ha suscitato critiche da parte di gruppi cristiani che l’hanno sentita come una parodia dell’Ultima cena dipinta da Leonardo da Vinci».
Si noti il «che l’hanno sentita». Si presume che sia questa la famosa “imparzialità” esibita dalla Bbc.
L’Associated Press, ritenuta una delle agenzie di stampa più grandi e professionali del mondo, è uscita con un articolo intitolato “All’inaugurazione delle Olimpiadi brillano le drag queen, ma la rappresentazione dell’Ultima cena suscita critiche”. Un’analisi dell’accaduto che potrebbe benissimo essere stata redatta da un gruppo di lobbisti di drag queen o dal collettivo di attivisti Lgbt Stonewall. «In un’esibizione di inclusività senza precedenti, le drag queen sono state protagoniste della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi, mettendo in mostra il ruolo vibrante e influente della comunità Lgbtq+ francese, ma anche attirando critiche per un allestimento che ricordava L’ultima cena», si legge all’inizio dell’articolo.
Si noti la «esibizione di inclusività senza precedenti» e il «mostrare il ruolo vibrante e influente». Per diversi aspetti il paragrafo è un’apertura molto bizzarra per un articolo di una testata giornalistica “obiettiva” che non intenda passare per una specie di macchina della propaganda Lgbt.
Olympic ‘Last Supper’ scene was in fact based on painting of Greek gods, say art experts https://t.co/xa2zpybwHJ
— Guardian Australia (@GuardianAus) July 29, 2024
Il Guardian, a proprio merito, a differenza della maggior parte dei media suoi fratelli, ha offerto una copertura dell’incidente, senza cercare di sminuire l’entità dell’offesa inferta ai cattolici e ai cristiani dall’accaduto, o di far sembrare quanti si sono sentiti offesi – come fa l’articolo della Bbc con il suo riferimento a «gruppi cristiani» – come un’accozzaglia di appassionati di esoterismo. Tuttavia, resta anche qui l’aggiunta di un linguaggio e di angolazioni interessanti, come dimostra l’articolo “Gli organizzatori delle Olimpiadi di Parigi si scusano con i cristiani per la parodia dell’Ultima cena”. Si osserva in un passaggio del pezzo: «Alcuni commentatori sostengono che la polemica sia un ennesimo episodio delle guerre culturali del XXI secolo sovraccaricate dal ciclo continuo delle notizie e dai social media».
No, non è quello che è successo. E sì, queste dinamiche avranno certamente contribuito ad alimentare il furore – non che il Guardian vi avrebbe fatto riferimento in relazione a questioni che gli stanno a cuore –, ma questa particolare ondata polemica è stata il risultato, come ha sottolineato il vescovo Robert Barron, del fatto che il mondo ha assistito sul più pubblico dei palcoscenici globali alla «grossolana e superficiale presa in giro» di un cardine della fede cristiana, seguita da circa 2 miliardi di abitanti del mondo.
Peraltro, l’articolo del Guardian concede l’ultima parola a Thomas Jolly, descritto dal pezzo come «il direttore artistico dietro la sfavillante cerimonia di apertura». Così la conclusione dell’articolo sembrerebbe suggerire che, sebbene sia un peccato che i cattolici e i cristiani si siano infastiditi, tuttavia si è trattato quanto meno nel complesso di una cerimonia divertente e «sfavillante». Tutto bene quindi.
Oltretutto, il Guardian ha pubblicato un altro articolo che sembra offrire una sorta di postilla controfattuale, con «esperti d’arte» che sostengono che la scena in questione non fosse affatto ispirata all’Ultima cena, ma piuttosto a un dipinto del XVII secolo raffigurante gli dèi greci.
A performance involving drag queens during the Paris Olympics’ opening ceremony has drawn criticism from church leaders and conservative politicians for a perceived likeness to “The Last Supper,” with some calling it a mockery of Christianity. https://t.co/s1GEiJlsof
— The New York Times (@nytimes) July 29, 2024
Sempre questo sforzo di sminuire o smontare. È molto efficace e lascia la vittima/persona afflitta – in questo caso il cristiano – nel dubbio riguardo alla forza delle proprie convinzioni: forse sto reagendo in modo un po’ eccessivo a tutto questo; tutti gli altri di cui leggo sembrano non avere problemi con l’accaduto; dopotutto la gente stava solo cercando di divertirsi e festeggiare; e la cosa potrebbe persino essere stata ispirata a un altro dipinto… Da qui questo del New York Times: “Una scena delle Olimpiadi provoca sdegno. Era davvero una parodia dell’Ultima cena?”.
Lo era davvero? Lo era davvero? Eccolo di nuovo, l’equivoco dei media mainstream, per non dire la loro chiara dimostrazione di pregiudizio, o quantomeno di scarsa considerazione, nei confronti delle istanze cristiane.
Si potrebbe continuare: esempio dopo esempio dopo esempio, tutti raccolti dalla “copertura” di questo episodio surreale della cerimonia di apertura da parte dei media mainstream, che in realtà, nel complesso, hanno guardato altrove.
Quello che è successo a Parigi è una grossa notizia, e non solo per 2 miliardi di cristiani. Si è trattato da parte degli organizzatori delle Olimpiadi di un errore colossale – se di errore si è trattato – le cui ramificazioni potrebbero essere più vaste di quanto molti si rendano conto.
Non solo cattolici e cristiani, sono stati anche persone di altre fedi e persino atei a restare sbalorditi e a processare ciò che si consentito che avvenisse a Parigi davanti agli occhi del mondo intero. Le persone stanno ancora faticosamente facendo i conti con ciò che l’incidente sembra aver rivelato riguardo alla prevalenza e alla sfacciataggine di una mentalità anticristiana, che non è solo francese, ma che oggi permea anche la cultura mainstream in tutto l’Occidente. Una mentalità che così tanti mezzi di comunicazione promuovono e a cui contribuiscono, sia attraverso messaggi espliciti sia attraverso l’omissione.
E questo silenzio, o – per usare un’espressione prediletta dell’era moderna e sfruttata soprattutto da un’infinità di attivisti laici e gruppi per i diritti umani – questa manipolazione, come è stato così chiaramente dimostrato dopo i fatti di Parigi, è un’ulteriore conferma dei timori che molti cattolici e cristiani nutrono sempre di più nei confronti dei sentimenti antireligiosi. Così come nei confronti delle istituzioni, sia a livello governativo che in tutta la società civile, che promuovono e difendono questo credo aggressivamente secolarista ostile alla Chiesa, alle organizzazioni religiose e anche ai semplici cristiani.
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