Tentar (un giudizio) non nuoce

La Commissione von der Leyen è a rischio?

Di Raffaele Cattaneo
16 Novembre 2024
Le nomine di Fitto e Ribera rischiano di far saltare il banco. Ma il Ppe fa bene a non accettare di fare da stampella ai socialisti
Ursula von der Leyen (foto Ansa)
Ursula von der Leyen (foto Ansa)

Cosa sta accadendo a Bruxelles? La navigazione di Ursula Von der Leyen verso una serena conferma della sua Commissione Europea in vista della entrata in carica il prossimo 1 dicembre sembra essersi arenata dopo le audizioni dei commissari al Parlamento europeo. Come è noto, i commissari europei, proposti dalla presidente e indicati ciascuno da un governo dei 27 paesi Ue, prima di entrare in carica devono passare le forche caudine delle audizioni parlamentari nelle Commissioni di loro competenza.

È tutt’altro che una passeggiata di salute, anzi è un confronto serrato, che di norma dura alcune ore, preparato da domande e risposte scritte, introdotto da un intervento del commissario, ma poi aperto alle richieste dei singoli parlamentari. Ne sanno qualcosa Rocco Buttiglione che fu bocciato nel 2004 per aver detto che considerava l’omosessualità un peccato, ma anche molti altri; nel 2019 addirittura 3 membri proposti dalla Von der Leyen per la sua prima commissione, vennero cassati. Qualcosa di simile sta accadendo anche ora, con l’aggravante che si sta scatenando una tempesta politica tale da porre potenzialmente in dubbio l’approvazione al Parlamento europeo della nuova Commissione, prevista per il prossimo 27 novembre.

Raffaele Fitto, Bruxelles, 12 novembre 2024 (foto Ansa)
Raffaele Fitto, Bruxelles, 12 novembre 2024 (foto Ansa)

La buona prova di Fitto

Se fino a una settimana fa tutto sembrava procedere abbastanza bene, con l’eccezione del commissario ungherese Olivér Várhelyi, proposto da Viktor Orban, dopo le audizioni dei vicepresidenti è scoppiato il caos. All’inizio c’è stata la contestata l’audizione di Raffaele Fitto, che, come noto, in Europa è espressione dei Conservatori di Ecr, i quali non hanno votato la Commissione e non fanno parte della maggioranza tra popolari, socialisti, verdi e liberali di Renew Europe che la sostiene.

Nonostante Fitto se la sia cavata abilmente e abbia risposto bene alle varie domande, i verdi, per ragioni più politiche che di merito, hanno proposto di non approvare la sua candidatura, il cui voto a quel punto è stato rinviato. Subito dopo è toccato alla commissaria spagnola Teresa Ribera, socialista e vicepremier del governo Sanchez, indicata come vicepresidente esecutiva con la delega alla transizione ecologica. La sua audizione è stata caratterizzata da domande molto dirette sulla gestione inadeguata dell’alluvione a Valencia e anche da attacchi personali, provenienti da destra, ma anche da esponenti, soprattutto spagnoli, del Ppe. Qualcuno da sinistra ha parlato addirittura di” aggressione organizzata”, “agguato” e “presa in ostaggio” della Ribera, che a sua volta ha invocato «il rispetto della buona educazione e della cortesia parlamentare». Al termine, il Ppe ha annunciato che non avrebbe sostenuto la sua conferma come vicepresidente.

Giovedì scorso poi sì è registrata l’ennesima spaccatura della maggioranza che ha sostenuto il secondo mandato di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea. In un voto sulla legge contro la deforestazione il Partito popolare europeo ha presentato una serie di emendamenti che sono stati approvati anche grazie ai voti dell’estrema destra, modificando il testo originale presentato dalla Commissione e sostenuto da socialisti, verdi e liberali. Il caos dunque ora è tutto politico.

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Nuove maggioranze

Cosa sta succedendo? Intanto che il Ppe ha deciso di non rimanere subalterno alle posizioni della sinistra – un fatto che io non posso che giudicare positivamente – e questo fa scricchiolare una maggioranza che vede nella alleanza tra popolari e socialisti il suo perno. Soprattutto sulle questioni legate al Green Deal, una posizione meno ideologica è certamente auspicabile e necessaria, anche a tutela della nostra industria; il Ppe si fa portavoce di questo cambiamento, ma Teresa Ribera sembra vestire i panni della nuova Timmermans e sposa le tesi dell’ambientalismo ideologico.

D’altro canto, la sinistra teme un avvicinamento tra Ppe e Ecr, il gruppo dei conservatori e riformisti europei presieduto da Giorgia Meloni, che, a loro dire, aprirebbe a una maggioranza differente da quella che ha votato la Commissione. Anche questo però è un fatto auspicabile, per un migliore equilibrio tra destra e sinistra in Europa, e il presidente del Ppe Manfred Weber sembra muoversi proprio in questa direzione.

Bene ha fatto il Ppe

Come andrà a finire? Lo sapremo tra pochi giorni: le date cruciali sono il 20 e il 27 novembre. Io penso che finirà con un accordo tra popolari e socialisti che preveda il voto in blocco di tutti i commissari e vicepresidenti: se i socialisti sosterranno Fitto e il commissario ungherese il Ppe sosterrà la Ribera, dando il via libera il 27 in Parlamento europeo alla Commissione Von Der Leyen 2, che comunque in ogni caso dovrà fare i conti con un assetto politico diverso dal passato.

Il 20 novembre ci sarà l’incontro, proposto dal Ppe, per trovare un compromesso. Ma l’esito non è affatto scontato: qualcuno tra i popolari sostiene che “o c’è un cambio radicale da parte dei socialisti, oppure la Commissione Ursula 2.0 non sarà in carica il primo dicembre”.

Staremo a vedere. Certo che, mentre mi auguro una soluzione istituzionale che consenta l’avvio della nuova Commissione, non posso non simpatizzare per un Partito popolare europeo che non accetta di fare la stampella in Europa di una sinistra ideologica, di cui patiamo già da troppi danni.

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