La Chiesa anglicana sceglie il nuovo arcivescovo. Cercando di non allargare la faglia

Di Emmanuele Michela
04 Ottobre 2012
Era atteso per la scorsa settimana il nome del successore di Williams. Ma i tempi si allungano: le nomine episcopali di sacerdoti donna o uomini gay rischiano di spaccare un'istituzione con più di 77 milioni di fedeli nel mondo.

«La questione principale è se ci sia qualcuno in grado di tenere insieme la Chiesa lungo questa linea di faglia». Le parole del vescovo di Willesden Pete Broadbent  bastano a far capire quanto sia importante per l’Inghilterra la decisione che viene presa in queste settimane. Perché i nomi che pronuncerà la Crown Nominations Commission (Cnc) per succedere a Rowan Williams quale guida della chiesa anglicana hanno una grande rilevanza per un’istituzione (con più di 77 milioni di fedeli nel mondo) che siede sopra una faglia, capace di allargarsi in ogni momento. Sembrava che sabato scorso si potesse arrivare a due candidature per la carica di arcivescovo di Canterbury, una principale e una alternativa. Invece la Cnc, l’ente cui spetta partorire i nomi da sottoporre poi al giudizio del Primo ministro e all’ok definitivo della Regina, ha fatto sapere che il lavoro iniziato il 26 settembre continua ancora. Le correnti interne alla Chiesa inglese sono sempre più forti, e il momento si fa delicato: le sfide del nuovo millennio stanno provocando diverse reazioni tra l’ala conservatrice, quella degli anglo-cattolici, e quella dei liberali. In mezzo ci sono questioni di rilevanza primaria, dall’ordinazione vescovile femminile al matrimonio gay.

ROWAN WILLIAMS. Era lo scorso marzo quando Rowan Williams annunciava le sue dimissioni da guida arcivescovo di Canterbury dopo dieci anni di servizio. Lascerà la sua cattedra il prossimo dicembre, dopo aver offerto alcune storiche concessioni alla Chiesa inglese, aprendo senza troppi problemi all’ordinazione episcopale di sacerdoti dichiaratamente omosessuali nel 2010: «La Chiesa anglicana non ha alcun problema a nominare vescovi persone omosessuali, purché siano rispettati tradizione e standard storici che impongono ai preti gay di restare celibi». Parole che avevano provocato non pochi malumori, col ritorno alla Chiesa cattolica di alcuni sacerdoti e fedeli, e alle quali aveva fatto seguito una brusco retromarcia già un anno dopo. Si discute anche sulla possibilità di promuovere donne alla cattedra episcopale, dopo che, dal 1992, al sesso femminile è stata concessa la possibilità di abbracciare il sacerdozio.

CANDIDATURE. I ritardi del Cnc nelle nomine, dice l’Independent, paiono dovuti al contrapporsi delle diverse fazioni in questo contesto così spinoso: tra i 16 membri della commissione ci sarebbe chi spinge per nominare John Sentamu, arcivescovo di York nato in Uganda, e chi invece vorrebbe quello di Londra, Richard Chartres, e così si sarebbe provocata una divisione. Ma secondo il Times questi due vescovi si giocherebbero solo la seconda candidatura, perché quella principale sarebbe ormai in mano a Justin Welby, vescovo di Durham, ex dirigente petrolifero. Voci, forse solo quelle, perché il lavoro della Cnc si fa molto arduo, visti i limiti di età imposti a tanti candidati. All’orizzonte c’è infatti la Conferenza di Lambeth del 2018, l’incontro che ogni dieci anni riunisce tutti i vescovi della Comunione anglicana, data che di fatto riduce le possibilità dei vescovi più anziani. E che ritarda ancora il nome del nuovo arcivescovo di Canterbury. Una figura diversa rispetto, ad esempio, al Papa: il suo ruolo è quello di primus inter pares, da “cappellano della Nazione” guida la Chiesa e i vescovi anglicani senza essere però infallibile.

LA NOMINA. Le consultazioni della Cnc reggono tra l’ambivalenza del riserbo con cui viene tenuta segreta l’indicazione del luogo d’incontro tra i 16 membri, e la larga consultazione tenuta fino allo scorso maggio, quando credenti e non furono invitati ad inviare tramite twitter indicazioni sui vescovi da candidare e consigli più generali sulla situazione delle comunità locali e della Chiesa anglicana. Non appena i due nomi (preferenziale e nominale) verranno comunicati in via definitiva, la palla passerà al Primo ministro Cameron, cui spetta il compito di comunicarli alla Regina, che sottoscrive poi ufficialmente la decisione. «Anche se avessimo fatto un annuncio venerdì – ha fatto sapere la Cnc – il nuovo arcivescovo non avrebbe preso il suo posto fino a Pasqua così, in ogni caso, ci sarà una pausa». Ma il rischio è che, alle dimissioni di Williams, l’Inghilterra resti senza cappellano, cui devono essere dati tre mesi di preavviso prima di essere nominato arcivescovo di Canterbury.

@LeleMichela

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