
La catastrofica idea di ridurre la popolazione per difendere l’ambiente

«Per ridurre l’uomo in schiavitù non c’è pretesto migliore de “la dignità dell’uomo”»: così Nicolas Gomez Davila aveva giustamente chiosato per evidenziare uno dei più tragici e grotteschi, ma non per questo meno veri, insegnamenti della storia: gli atti più atroci contro l’umanità sono spesso compiuti e giustificati perché messi in essere proprio per difendere l’umanità medesima.
Analogamente si può pensare della proposta avanzata da Le Monde lo scorso 9 novembre in un articolo dal seguente significativo titolo “La riduzione della popolazione contribuirebbe alla mitigazione del riscaldamento globale”.
Secondo questa idea, vi sarebbero esseri umani in sovrannumero che occorre ridurre diminuendo la fecondità della popolazione del pianeta al fine di preservare l’ambiente planetario e consentire una riduzione del riscaldamento climatico di cui le attività umane sarebbero scaturigine.
Una vecchia storia
Su una simile proposta, in considerazione della sua potenziale incisività sulla dignità umana, sui diritti umani fondamentali e sulla vita di milioni, forse miliardi perfino, di esseri umani, non si possono che effettuare alcune osservazioni critiche.
In primo luogo: l’idea non è certamente nuova, essendo stata prospettata in termini simili già nel lontano 2009 da Sir David Attenborough, celebre naturalista e divulgatore britannico, esponente dell’OPT, cioè l’Optimum Population Trust, dalle colonne del The Telegraph, e poi nuovamente nel 2013 allorquando ebbe a definire l’umanità come una «piaga per il pianeta Terra» esortando alla necessità dell’adozione di una politica di controllo planetario della popolazione.
Nell’ottica di Sir Attenborough, così come sostanzialmente secondo l’attuale pensiero espresso da Le Monde, il controllo della riproduzione umana – in senso limitativo ovviamente – costituisce l’unica modalità per garantire un futuro alla Terra e all’ecosistema planetario, sebbene si dimentichi che, storicamente, tutte le politiche di ingegneria sociale, specialmente quelle su grande scala, sono sempre state destinate non soltanto al fallimento, quanto soprattutto a divenire l’anticamera o il risultato inevitabile dell’instaurazione di regimi liberticidi e antiumani.
In questa direzione sia sufficiente ricordare le politiche di sterilizzazione forzata adottate in Svezia ben prima dell’avvento del nazionalsocialismo tedesco o quelle cinesi sul figlio unico con aborti forzati e detenzioni per maternità non autorizzate.
Insomma, il passaggio dall’utopia del controllo sociale della riproduzione alla distopia di leggi contrarie alla dignità umana è sempre molto breve e dovrebbe consigliare, dunque, di rigettare simili predette idee per evitare di trasformare l’intero pianeta in un grande campo di concentramento a cielo aperto.
Rovesciamento etico
In secondo luogo: la proposizione di simili soluzioni, del resto, è l’espressione più diretta di un rovesciamento dei canoni etici in almeno due sensi.
In un senso “orizzontale”, poiché al criterio etico della dignità umana fondata sul principio personalistico viene sostituito quello dell’utilitarismo ambientalistico pur senza dimostrare le ragioni per cui tale sostituzione è legittima e doverosa e soprattutto senza rendere le motivazioni per cui il secondo sarebbe un paradigma eticamente superiore al primo.
In senso “verticale”, poiché si ribalta l’orizzonte di senso del paradigma creaturale secondo il quale non è l’uomo per l’ambiente, ma l’ambiente per l’uomo.
Senza dubbio sull’essere umano grava la responsabilità etica – specialmente per le generazioni future (richiamandosi così il pensiero di Hans Jonas) – della custodia dell’ecosistema planetario e dell’uso ragionevole delle sue risorse senza che tale utilizzo sia causa di morte globale e devastazione totale, ma tale responsabilità può essere davvero autentica soltanto se e nella misura in cui l’uomo è realmente libero e quindi soltanto se è davvero se stesso e non subordinato all’importanza di tutto il resto del creato o, peggio, a leggi o sistemi socio-politici che possano violarne lo statuto etico e antropologico con la limitazione forzata della fecondità e della riproduzione.
Qualche domanda
In terzo luogo: se già dal punto di vista etico e teoretico una tale dottrina scricchiola e traballa, dal punto di vista strettamente giuridico non si regge in piedi poiché bisognerebbe rispondere ai numerosi seguenti interrogativi.
Chi dovrebbe decidere la riduzione della popolazione? Secondo quali criteri? Sarebbe in modo proporzionale a tutte le nazioni del pianeta? O forse dovrebbero sopportare un maggior sacrificio le popolazioni delle nazioni più industrializzate che maggiormente inquinano? O forse, al contrario, le popolazioni dei Paesi meno industrializzati che potrebbero essere visti come un peso in ragione delle loro minore produttività?
Ancora: la riduzione delle capacità fecondative sarebbe una opzione facoltativa con adesione volontaria o un obbligo imposto a tutta la popolazione? Si tratterebbe di metodiche irreversibili o reversibili? Come verrebbero rimodulati i cosiddetti “diritti riproduttivi” che oramai da decenni si sono affermati negli ordinamenti di tutto il pianeta tanto per via legislativa quanto per via giudiziaria? Sarebbe possibile – e se sì, come e quando – esercitare un diritto di ripensamento? Si tratterebbe di misure eterne o temporanee? Ci sarebbe la certezza inequivocabile dell’efficacia di simili misure? E se non dovessero funzionare come nelle eventuali previsioni, cosa si dovrebbe fare?
Un paradosso
Insomma, si comprende quanto fosco sia lo scenario all’orizzonte delineato da simili inquietanti proposte e si evidenzia con maggior pregnanza quanto ideologiche e anti-umane – e come tali anti-giuridiche – siano alcune delle soluzioni prospettate dagli ideologi dell’attuale ambientalismo.
Si palesa, in conclusione, tutto l’intrinseco paradosso dell’attuale ideologia ambientalista la quale si determina a lottare per l’ambiente in nome e difesa dell’uomo e finisce per lottare contro l’uomo in nome e difesa dell’ambiente.
Articoli correlati
1 commento
I commenti sono chiusi.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!
Il Prof. Ettore Gotti Tedeschi in molti suoi video su YouTube spiega molto bene come i paesi non occidentali non avendo ascoltato queste fesserie (o perché disinteressati o perché non sapessero leggere) sono oggi paesi in crescita che comprano il debito pubblico dei paesi occidentali e pure le loro fabbriche, che poi delocalizzano.
Vi suggerisco i video:
Ettore Gotti Tedeschi Fede&Cultura 2008/ 2013.
E il video sulla famiglia del canale Suruspoint.
Certo voi sapete chi è il personaggio. Ma non essendo né di cl né un comunista amico(tipo Bertinotti), non vi sfiora l’idea che un cattolico che sa ciò che dice e che la pensa diversamente da voi possa venire a istruirvi.