
La Cassazione annulla la radiazione di Farina dall’albo dei giornalisti
La terza sezione civile della Suprema corte, con la sentenza numero 14407/2011, depositata ieri in cancelleria, ha sancito che la radiazione da parte dell’Ordine dei giornalisti di Renato Farina non è lecita: «Il procedimento disciplinare doveva essere dichiarato estinto».
Renato Farina, oggi parlamentare del Pdl e collaboratore di Tempi, già cofondatore di Libero assieme a Vittorio Feltri, è stato accusato nel 2006 di lavorare per il Sismi (Servizio segreto militare italiano). Dopo le accuse si dimise e fu cancellato dall’albo dei giornalisti, salvo poi essere successivamente radiato dall’Ordine, cosa che non poteva accadere, come stabilito dalla sentenza, perché Farina non faceva più parte dell’albo.
Farina ha ammesso a suo tempo di aver collaborato con il Sismi, agendo in nome dell’articolo 52 della Costituzione, “Difendere la Patria è sacro dovere del cittadino”, e di non aver mai ricevuto denaro per questo. Quale fosse la sua collaborazione con i Servizi, Farina lo spiega nel libro “Alias agente Betulla“.
A scagionare del tutto Farina dall’accusa di essere una spia è stato il generale Niccolò Pollari: «Farina, su invito dell’autorità politica competente, dinanzi a problematiche drammatiche in cui erano coinvolti cittadini italiani sequestrati in scenari di guerra, ha accettato di fornire un contributo utile alla soluzione di questi casi, mettendosi disinteressatamente a disposizione di quell’autorità ed esponendosi anche a gravi rischi».
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