La Cassazione annulla la radiazione di Farina dall’albo dei giornalisti

Di Redazione
01 Luglio 2011
La terza sezione civile della Suprema corte ha stabilito che Renato Farina non poteva essere radiato dall'albo, come deciso dall'Ordine dei giornalisti, perché non ne faceva più parte essendosi dimesso dopo le accuse del 2006 di lavorare per il Sismi. Cassazione: «Il procedimento disciplinare doveva essere dichiarato estinto»

La terza sezione civile della Suprema corte, con la sentenza numero 14407/2011, depositata ieri in cancelleria, ha sancito che la radiazione da parte dell’Ordine dei giornalisti di Renato Farina non è lecita: «Il procedimento disciplinare doveva essere dichiarato estinto».

Renato Farina
, oggi parlamentare del Pdl e collaboratore di Tempi, già cofondatore di Libero assieme a Vittorio Feltri, è stato accusato nel 2006 di lavorare per il Sismi (Servizio segreto militare italiano). Dopo le accuse si dimise e fu cancellato dall’albo dei giornalisti, salvo poi essere successivamente radiato dall’Ordine, cosa che non poteva accadere, come stabilito dalla sentenza, perché Farina non faceva più parte dell’albo.

Farina ha ammesso a suo tempo di aver collaborato con il Sismi, agendo in nome dell’articolo 52 della Costituzione, “Difendere la Patria è sacro dovere del cittadino”, e di non aver mai ricevuto denaro per questo. Quale fosse la sua collaborazione con i Servizi, Farina lo spiega nel libro “Alias agente Betulla“.

A scagionare del tutto Farina dall’accusa di essere una spia è stato il generale Niccolò Pollari: «Farina, su invito dell’autorità politica competente, dinanzi a problematiche drammatiche in cui erano coinvolti cittadini italiani sequestrati in scenari di guerra, ha accettato di fornire un contributo utile alla soluzione di questi casi, mettendosi disinteressatamente a disposizione di quell’autorità ed esponendosi anche a gravi rischi».

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