
Tentar (un giudizio) non nuoce
La Bussola per la competitività: questa sconosciuta

Lancio una sfida: provate a cercare sui media italiani, dal Corriere della Sera alle principali testate televisive sino ai social più noti, notizie sulla “Bussola della competitività europea”, il “Competitive Compass” presentato lo scorso 29 gennaio da Ursula von der Leyen. Non troverete nulla, se non qualche articolo su testate specialistiche o sui siti dei centri di ricerca.
Mi ha molto colpito questo fatto perché stiamo parlando di uno strumento fondamentale, prodotto dalla Commissione Europea, all’inizio del nuovo mandato per attuare concretamente le indicazioni contenute nei rapporti di Mario Draghi su come rimediare al deficit di competitività nella Ue e di Enrico Letta sulle prospettive del mercato unico europeo. Il suo scopo è delineare strategie e strumenti per restituire competitività all’economia europea, sempre più in difficoltà rispetto agli Stati Uniti, alla Cina e ad altri attori globali. Non un semplice documento di principio, dunque, ma una vera e propria roadmap per il futuro economico dell’Europa.
Non si possono ignorare le considerazioni sui contenuti, ma ciò che colpisce di più è il totale disinteresse dei media italiani ed europei. Invece di discutere un documento di tale rilevanza, le prime pagine sono dominate dalle polemiche sui dazi e su altre “sparate” di Trump, dalle dispute interne alle forze politiche o da altre opinabili controversie; un segnale preoccupante per chi si occupa di politica economica.
Anche il Programma di lavoro della Commissione Europea per il 2025, presentato questa settimana, è stato sostanzialmente ignorato. Eppure, in questo documento si annunciano le misure concrete che l’Europa adotterà nell’anno in corso per affrontare le sfide economiche globali.
I tre pilastri del Competitive Compass
Provo pertanto a colmare questo vulnus cercando brevemente di spiegare i contenuti della “Bussola per la Competitività” e offrire un iniziale giudizio.
Essa si fonda, sostanzialmente, su tre pilastri, tre “esigenze trasformative per stimolare la competitività”:
1) Più investimenti in innovazione: l’Europa deve incrementare gli investimenti in innovazione, portandoli dal 22 al 27 per cento del Pil, ovvero 800 miliardi di euro in più all’anno. Questo è esattamente ciò che hanno fatto gli Stati Uniti e la Cina, dimostrando che senza forti investimenti pubblici e privati si perde terreno nella competizione globale. Non è chiaro però da dove arriveranno queste risorse: ricordare che solo il 5 per cento dei fondi di venture capital mondiali arriva in Europa, contro il 52 negli Usa e il 40 in Cina e annunciare che l’Europa farà tutto il possibile da solo non alzerà tale quota.
2) Decarbonizzazione e riduzione dei costi energetici: l’alto costo dell’energia rappresenta un freno straordinario per l’economia europea, in particolare in Paesi come Italia e Germania. La “Bussola” propone alcune ipotesi di lavoro per abbassare questi costi, ma continua a puntare sulla decarbonizzazione. La sfida è complessa e le misure proposte appaiono fragili. L’Europa, una volta di più, deve trovare un equilibrio tra gli obiettivi del Green Deal e la necessità inderogabile di rilanciare la propria industria.
3) Sicurezza e difesa: l’Europa deve aumentare gli investimenti nella difesa, un tema ormai prioritario a livello globale, a maggior ragione dopo l’annunciato disimpegno degli Stati Uniti dalle spese per la difesa europea. Tuttavia, l’aumento della spesa militare comporta anche dei rischi: innanzitutto che tali risorse vengano trovate tagliando le politiche di coesione e la politica agricola, cioè gli unici strumenti oggi gestiti a livello regionale e locale. Inoltre, un mercato più attivo degli armamenti ha sempre incentivato i conflitti anziché prevenirli. Oltre alla difesa, la “Bussola” prevede misure per la sicurezza degli appalti pubblici e degli accordi commerciali.
I cinque attivatori
Per raggiungere questi obiettivi, la Commissione Europea individua cinque “attivatori” trasversali:
- Semplificazione burocratica: l’Europa ha bisogno di meno burocrazia per rendere più fluide le iniziative economiche. Resta il dubbio se questa semplificazione si tradurrà in un effettivo alleggerimento delle procedure o in nuove complicazioni.
- Integrazione del mercato unico: l’eliminazione delle barriere rimanenti e l’espansione del mercato unico sono essenziali per la competitività.
- Utilizzo più efficiente del risparmio europeo: ogni anno oltre 300 miliardi di risparmi degli europei vengono investiti nei mercati finanziari esteri, considerati più efficienti e meno regolamentati. L’Europa deve creare un mercato dei capitali più funzionale per trattenere questi investimenti: un unico mercato dei capitali anziché 27 mercati nazionali sarebbe uno straordinario catalizzatore di risorse e investimenti privati.
- Miglioramento delle competenze: la Commissione ha avviato un programma per sviluppare le competenze dei giovani europei, migliorando così la qualità del mercato del lavoro.
- Coordinamento con Stati Uniti e Cina: per essere competitiva, l’Europa deve allineare le proprie politiche economiche e industriali con quelle delle altre grandi potenze globali.
La vera partita
In sintesi: gli obiettivi della “Bussola per la Competitività” sono senza dubbio condivisibili, ma gli strumenti indicati per realizzarli risultano ancora vaghi e più espressione di una volontà politica che di un’azione concreta. Esiste una contraddizione evidente tra il desiderio di rilanciare l’industria europea e la continua difesa di politiche ambientaliste che, finora, hanno generato più ostacoli che benefici.
La vera partita si giocherà nei provvedimenti concreti che la Commissione assumerà. Il programma di lavoro per il 2025 elenca numerose iniziative, ma solo il tempo dirà se saranno attuate in maniera efficace. Al momento, il giudizio resta sospeso: l’Europa ha indicato una direzione, ma deve ancora dimostrare di essere capace di percorrerla davvero. Staremo a vedere se alle buone intenzioni seguiranno i fatti o se anche in questo campo l’Europa si dimostrerà debole e incerta, compromettendo ancor più il proprio futuro.
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