
Kenya. Il Vaticano diserta il super summit Onu pro aborto

Si apre oggi a Nairobi il grande summit promosso dai governi del Kenya e della Danimarca e dal Fondo per la popolazione dell’Onu (Unfpa) allo scopo di celebrare i 25 anni della Conferenza del Cairo, ossia l’evento che nel 1994 diede un impulso determinante per la diffusione a livello mondiale di politiche a favore dei “diritti sessuali” e della “salute riproduttiva” (controllo delle nascite, aborto, contraccezione).
Dove vogliano andare a parare gli organizzatori di questa nuova conferenza “per lo sviluppo delle popolazioni”, è abbastanza prevedibile. Ieri abbiamo riportato le nette contestazioni dei vescovi del Kenya nei riguardi di un’iniziativa che mira secondo loro a «distruggere la nostra cultura della vita». I pastori della Chiesa cattolica locale rimproverano apertamente il governo di Nairobi per avere accettato di ospitare una manifestazione contraria alla sensibilità africana in materia di vita e famiglia.
Venerdì scorso anche l’osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, monsignor Bernardito Auza, ha reso nota attraverso un comunicato ufficiale la sua decisione di non partecipare al “Nairobi Summit”, motivata da ragioni analoghe a quelle esposte dalla Chiesa del Kenya. Una decisione senz’altro degna di nota che però in Italia ben pochi media hanno notato.
Riportiamo di seguito in una nostra traduzione il testo integrale del comunicato diffuso dalla Missione permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite di New York.
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I governi della Danimarca e del Kenya, insieme con il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), organizzano una conferenza a Nairobi, Kenya, dal 12 al 14 novembre 2019, intitolata “The Nairobi Summit on Icpd 25”. I suoi organizzatori intendono commemorare il 25esimo anniversario della Conferenza internazionale sulla popolazione e sullo sviluppo (Icpd) che ebbe luogo al Cairo nel 1994.
La Santa Sede è e resta convinta sostenitrice dell’impegno per il progresso di uno sviluppo umano equo, sostenibile e integrale, che promuova la dignità delle persone e il bene comune per ogni uomo, donna e bambino, come ha affermato papa Francesco: lo sviluppo deve essere fondato sull’«accesso effettivo, pratico e immeditato, per tutti, ai beni materiali e spirituali indispensabili: abitazione propria, lavoro dignitoso e debitamente remunerato, alimentazione adeguata e acqua potabile; libertà religiosa e, più in generale, libertà di spirito ed educazione. Nello stesso tempo, questi pilastri dello sviluppo umano integrale hanno un fondamento comune, che è il diritto alla vita, e, in senso ancora più ampio, quello che potremmo chiamare il diritto all’esistenza della stessa natura umana» (discorso del Santo Padre all’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, New York, 25 settembre 2015).
La conferenza tenuta al Cairo nel 1994 è stata un evento importante. Il Programma di azione è stato notevole, in particolare, per la sua contrarietà a qualunque forma di coercizione nelle politiche per la popolazione. La posizione della Santa Sede sui documenti dell’Icpd e la loro terminologia conteneva alcune riserve riguardo ai documenti stessi.
La Santa Sede, perciò, ha seguito con interesse la notizia secondo cui sarebbe stata programmata per quest’anno una conferenza per celebrare il 25esimo anniversario dell’Icpd, e che essa avrebbe avuto luogo in Africa. Tuttavia è deplorevole la decisione degli organizzatori di incentrare la conferenza su alcuni temi controversi e divisivi che non godono di consenso internazionale e non riflettono accuratamente la più ampia agenda per la popolazione e lo sviluppo delineata dall’Icpd.
L’Icpd e il suo vasto Programma di azione all’interno della più ampia agenda per lo sviluppo della comunità internazionale non dovrebbero essere ridotti ai cosiddetti “diritti e salute sessuali e riproduttivi” e a una “esauriente educazione alla sessualità”. C’è al contrario l’urgente necessità di concentrarsi su aspetti critici del Programma di azione, come le donne e i bambini che vivono in stato di povertà estrema, le migrazioni, le strategie per lo sviluppo, l’alfabetizzazione e l’educazione, la promozione di una cultura di pace, il sostegno alle famiglie come unità di base della società, la lotta alla violenza sulle donne e l’accesso all’occupazione, alla terra, al capitale e alla tecnologia, eccetera.
La Santa Sede non può appoggiare la dichiarazione “Nairobi Statement on ICPD25: Accelerating the Promise”. Si rammarica del fatto che non si sia svolta alcuna consultazione sostanziale sul testo. La Santa Sede osserva che se fossero stati concessi maggior tempo e un approccio davvero inclusivo, il testo e la conferenza avrebbero potuto ottenere un sostegno più ampio.
È deplorevole anche il fatto che la conferenza si terrà al di fuori della cornice delle Nazioni Unite, quindi precludendo la trasparenza nella negoziazione intergovernativa, pur trasmettendo una fuorviante impressione di “consenso” riguardo alla “Dichiarazione di Nairobi”. Il “Nairobi Summit” non può perciò essere ritenuto un incontro richiesto dalle Nazioni Unite o tenuto sotto i suoi auspici.
Di conseguenza, il 24 ottobre 2019 la Santa Sede ha informato il governo del Kenya che non parteciperà alla conferenza.
Foto Ansa
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