José Gregorio Hernández Cisneros, il medico dei poveri

Di Rodolfo Casadei
27 Novembre 2021
In Italia la reliquia del beato venezuelano. Ritratto di un dottore che, «come il buon samaritano, ha soccorso gli umili con carità evangelica»

Da domenica 28 novembre anche l’Italia avrà una reliquia di José Gregorio Hernández Cisneros, il medico venezuelano beatificato il 30 aprile scorso a Caracas nella chiesa di San Giovanni Battista de La Salle, con rito presieduto da monsignor Aldo Giordano, nunzio apostolico in Venezuela, come delegato del Santo Padre.

Destinataria del dono della Chiesa venezuelana a quella italiana sarà la chiesa di Maria Santissima Regina della Famiglia a Bellante, in provincia di Teramo. A celebrare la Messa per l’accoglienza della reliquia sarà niente meno che Edgar Peña Parra, dal 15 agosto 2018 sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato della Santa Sede, l’ecclesiastico venezuelano di più alto grado in Vaticano. La presenza sul posto di un’associazione di immigrati venezuelani (Ali – Associazione latinoamericana in Italia) e di un parroco venezuelano (don Julio Rosignoli) ha fatto sì che fra le tante diocesi italiane fosse scelta come sede per la reliquia quella di Teramo.

Il medico dei poveri

C’è voluto un processo canonico lungo 72 anni per arrivare alla beatificazione di una personalità che il popolo venezuelano aveva riconosciuto come santo nel momento stesso della morte, il 29 giugno 1919, quando una delle prime automobili in circolazione a Caracas pose fine a quello che era già allora noto come il “medico dei poveri”.

Come ha raccontato il cardinale Jorge Urosa Savino, arcivescovo emerito di Caracas, «durante il suo corteo funebre il 30 giugno 1919, mentre le sue spoglie venivano trasportate al cimitero, esclamava con orgoglio: “Il dottor Hernández è nostro”».

Il miracolo

Il processo informativo per la sua causa di beatificazione iniziò soltanto trent’anni dopo, nel 1949; nel frattempo della sua figura si erano impadronite la santeria, facendone il capo di una delle 21 Corti spiritiche. Mentre nelle chiese José Gregorio non poteva essere pregato, in molti luoghi del Venezuela – compresi i cortili degli ospedali: testimonianza oculare di chi scrive – la statuetta del “medico dei poveri” si trova accanto a quelle dei santi cristiani e delle divinità africane che vengono utilizzate per i riti spiritistici.

Solo nel 1986 José Gregorio diventerà venerabile per decreto di Giovanni Paolo II, e per la beatificazione bisognerà aspettare altri 35 anni. Il miracolo che ha reso possibile la proclamazione – distinto dalle decine di pretesi miracoli del culto parallelo – è stato quello di una bambina ferita alla testa da colpi di arma da fuoco nel marzo 2017, che si è ripresa completamente nonostante i numerosissimi frammenti di ossa craniche e di piombo che si sono conficcati nel suo encefalo.

Ricco di scienza e fede

Nella realtà, José Gregorio non è stato soltanto un medico benefattore che, in un’epoca in cui non esisteva un servizio sanitario nazionale, curava gratuitamente i malati poveri e si recava personalmente in farmacia a comprare di tasca sua le medicine che poi portava di persona a casa loro – morì proprio dopo essere uscito da una farmacia dove aveva acquistato medicinali per una sua paziente povera.

Come ha detto papa Francesco al Regina Coeli del 2 maggio scorso, «era un medico, ricco di scienza e di fede. Ha saputo riconoscere nei malati il volto di Cristo e, come buon samaritano, li ha soccorsi con carità evangelica».

L’attività scientifica

L’Hernandez è stato uno scienziato di prim’ordine: dopo essersi specializzato in Europa a Parigi e a Berlino, istituì le due Cattedre di Istologia normale e patologica e di Fisiologia sperimentale e Batteriologia all’università di Caracas, di cui divenne docente. La cattedra di Batteriologia fu anche la prima di tutta l’America latina.

Fu lui a introdurre il microscopio in Venezuela. Con lui cominciò la vera docenza scientifica e pedagogica, sulla base di lezioni esplicative, con l’osservazione dei fenomeni vitali, la sperimentazione sistematizzata, le pratiche di vivisezione e prove di laboratorio. Nello stesso tempo svolgeva anche funzioni ospedaliere, avendo lui stesso creato il laboratorio dell’ospedale Vargas.

Portato alla mistica

Religiosissimo, José Gregorio frequentava la Messa quotidianamente e si accostava all’Eucarestia, pregava il Rosario e iniziava le sue lezioni universitarie (nei suoi 23 anni di docenza tenne 32 corsi) col segno della croce, e alla fine del 1899 aveva fatto la professione come Terziario francescano.

Ma la scienza ad alti livelli e la pratica medica a favore dei poveri non bastavano al suo spirito, portato alla mistica. Per ben due volte tentò di diventare un religioso: nel 1908, col permesso del suo vescovo, partì per l’Italia per diventare monaco certosino dell’ordine di san Bruno presso la Certosa di Farneta, in provincia di Lucca.

Studi di teologia

Ricevette l’abito e la tonsura, ma dopo appena nove mesi i superiori gli ordinarono di fare ritorno in patria, perché si era ammalato gravemente, probabilmente per la severità della regola certosina.

Convinto che «il sacerdozio è la più grande cosa che esiste sulla terra» e che la sua vera vocazione fosse la vita religiosa, tentò di nuovo nel 1912: chiese e ottenne di essere ammesso nel Collegio Pio Latino Americano a Roma, dove rimase per otto mesi, impegnato nello studio della teologia e nel perfezionamento del latino.

Tuttavia, di nuovo per motivi di salute (una malattia polmonare), dovette lasciare il Collegio e rientrare a Caracas nell’agosto 1914.

La bilancia e la volontà di Dio

José Gregorio interpretò le sue vicende come un segno di Dio che gli indicava che la sua vocazione doveva essere di ordine secolare, e non tentò più la via del monastero o del sacerdozio, restando un laico del Terz’Ordine francescano.

L’arcivescovo lo aiutò a prendere la decisione con le seguenti parole: «Ponga la sua vocazione (religiosa – ndr) in un piatto della bilancia e le necessità del Venezuela nell’altro, bisognoso oggi più che mai di uomini di valore come lei. Dove vedrà inclinarsi la bilancia, riconosca la volontà di Dio e la segua».

Lezioni gratuite

Il governo aveva chiuso per motivi politici l’università, così José Gregorio si rivolse al Colegio Villavicencio di Caracas per impartire gratuitamente lezioni di istologia.

Quando venne creata la nuova Scuola di medicina, con permesso governativo, l’Hernandez «fu durante questo periodo fino alla sua morte titolare delle cattedre di Istologia al primo anno, di Fisiologia al secondo e di Batteriologia e Parassitologia al terzo», scrive di lui Leopoldo Briceño-Iragorry, chirurgo pediatrico dell’Hospital de Clinicas de Caracas.

Un uomo di Dio

«Vasto e profondo nel sapere impartito a lezione, la sua esposizione era caratterizzata da chiarezza e semplicità. Aveva la straordinaria abilità di poter comunicare l’argomento più difficile in un discorso trasparente, comprensibile. Fu stimatissimo in seno alla Facoltà di Scienze mediche e nell’ospedale Vargas. La sua abilità, generosità e disciplina ne fecero un cattedratico insigne».

«Siamo invitati», ha detto il card. Urosa Savino in un’intervista alla giornalista Marynellis Tremamunno, «a imitarlo nell’intenso amore di Dio, nella vita spirituale e di pietà, nell’unione con Dio e con la Vergine Maria, nell’adempimento dei comandamenti della Legge di Dio, nella carità intensa verso gli altri, in solidarietà con chi soffre, nella pratica di atti di pietà. Dobbiamo vedere José Gregorio come un vero e virtuoso uomo di Dio, che si distinse per la sua santità, e dobbiamo imitarlo nella pratica dell’amore per Dio e per il prossimo e nel vivere la nostra bellissima fede cattolica».

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