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Jim Dine: un Geppetto americano in mostra a Brescia

Di Mariapia Bruno
18 Luglio 2011
Assorbito dal clima della cultura americana degli anni Sessanta, il poliedrico Jim Dine si fa strada. Tra consumismo, pubblicità e cultura di mass media l'artista mise in mostra la propria interiorità attraverso le sue creazioni: cuori, uccelli, indumenti e un personaggio d'eccezione, Pinocchio

E’ un’inedita mostra monografica aperta fino al 24 settembre 2011 quella proposta dalla Galleria Agnellini Arte Moderna di Brescia che ci racconta il percorso creativo e personale di uno dei grandi protagonisti dell’arte americana degli anni Sessanta, il poliedrico Jim Dine. Pioniere della performing art, poi esponente della Pop Art, poi adepto dell’American New Realism, poi Espressionista, l’artista fu attivo nel periodo del materialismo sfrenato della cultura americana. Ben radicato in un’attualità in fermento e in completa rivoluzione, opera con l’intento di esternare i messaggi più essenziali e intimi della vita, servendosi dell’ausilio di diverse tecniche compositive, da dipinti a olio e acrilico a sculture in bronzo e legno.

 

Le sue creazioni hanno una storia legate come sono alle sue esperienze a al suo sentire. Veneri, cuori, pappagalli e indumenti – tra cui particolare importanza assume la vestaglia, simbolo della sicurezza mascolina e riflesso dell’immagine dell’artista stesso – invadono lo spazio delle sue opere, ma il posto d’onore lo occupa la figura di Pinocchio che Dine scoprì a sei anni guardando il film di Walt Disney. «L’idea di un pezzo di legno che parla e che diventa un ragazzo in carne e ossa» afferma lo stesso Dine «è una metafora dell’arte, è l’estrema trasformazione alchemica». E l’artista, che infonde la vita alle proprie opere, si riscopre come un contemporaneo Geppetto.

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