
In Italia le scuole paritarie e i loro iscritti sono discriminati? Sì, come testimonia questa sentenza della Cassazione
Pubblichiamo di seguito una nota diffusa dall’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) in merito alla conclusione di una battaglia legale e culturale durata anni e costata molto impegno e risorse, quella sulla libertà di scelta educativa dei genitori di alunni disabili.
L’Agesc – Associazione Genitori Scuole Cattoliche – nel 2002 ebbe ad affrontare il problema dell’handicap nella scuola, e più precisamente il sostegno con insegnanti specialisti ai disabili iscritti – o comunque intenzionati ad inserirsi – alla scuola paritaria. Esaminò il problema, impegnò risorse umane ed economiche, trovò nell’avvocato Alessandro Bigoni la disponibilità a condurre l’azione nei confronti del ministero dell’Istruzione, e coinvolse nell’operazione quattro scuole paritarie ed una famiglia.
Nel 2004 ebbe inizio l’operazione con il deposito dei ricorsi presso il tribunale di Roma. A sostegno dei ricorsi, si dedusse che il diritto all’istruzione degli alunni portatori di handicap fosse (è) costituzionalmente garantito e legislativamente disciplinato, per cui andava riconosciuto, da parte dello Stato, il contributo economico degli insegnanti di sostegno.
Dopo mesi, i ricorsi vennero esaminati, ciascuno da diverse sezioni del tribunale: quattro ricorsi vennero rigettati; uno – quello riguardante due allievi dell’Istituto Marcelline di Milano – trovò accoglienza con la sentenza n. 15389/2008.
Il ministero – tramite l’avvocatura di Stato – propose appello, al quale, con un nuovo esposto – da parte del legale dei contraenti, avvocato Bigoni –, venne evidenziata l’infondatezza dell’appello del ministero. Considerazione che la corte di appello di Roma – nel 2012 – respinse «opinando l’insussistenza dei presupposti di fatto e di legge», delegittimando il diritto al rimborso delle spese sostenute dall’istituto nel 2001-2002.
Da qui – nuovamente promosso dall’Agesc – il nuovo ricorso in Cassazione, documentante, con una memoria ex art. 378 cpc, le proprie ragioni, articolate con le varie disposizioni legislative a cui si chiedeva doverosa corrispondenza.
La Cassazione – in camera di consiglio delle sezioni civili riunite –, esaminata tutta la materia inerente il contenzioso e ascoltati i rispettivi attori – il 29 aprile 2014 – facendo perno sull’inciso «senza oneri per lo Stato», di cui l’art. 33 c. 3, della Costituzione, nonché sulla legge n. 62/2000 art. 4 e la legge 104/1992 art. 13 – ha rigettato definitivamente il ricorso dei richiedenti, annullando l’intero contenzioso.
Tale sentenza è stata depositata in cancelleria il 16 maggio 2014 e resa operante.
* * *
Una premessa: la sentenza nega il diritto della scuola paritaria a ottenere il rimborso delle spese per gli insegnanti di sostegno, ma non giudica il diritto dello studente e della famiglia a ottenere il finanziamento pubblico per le stesse spese. Ora, è chiaro che detta sentenza debba dagli attori tutti essere accolta, tuttavia non impedisce a titolo personale ed associativo, un libero giudizio di merito.
• Prendendo in esame la L. 62/2000 cosiddetta paritaria, la Cassazione ha riconosciuto il diritto del disabile e della sua famiglia alla scelta della scuola nella quale inserirsi, garantendone l’integrazione scolastica. Tuttavia, con l’affermazione che «le spese necessarie per i servizi erogati dalle scuole paritarie, l’attività degli educatori di sostegno grava sulle scuole stesse», la sentenza mette le scuole nella condizione di negare l’iscrizione ai portatori di handicap oppure di far pesare sulle famiglie l’onere del necessario aiuto dell’insegnante di sostegno.
Ciò avvalora il condizionamento del diritto di scelta preminente delle persone, discriminandole nel principio di uguaglianza e pari opportunità che costituzionalmente dovrebbe essere assicurato (art. 3).
• Attivando con la sentenza il diniego di alcun diritto delle scuole al rimborso dell’onere per il sostegno dei disabili che chiedono di integrarsi nella scuola non statale paritaria, viene dimostrato che la L. 62/2000 non è affatto una “legge paritaria”, bensì soltanto una legge sul diritto allo studio. Infatti, secondo la Cassazione, per gli istituti di istruzione la qualifica di “paritaria” va semplicemente intesa come «una concessione di pubblico servizio»: ciò renderebbe inutile la legge sulla parità. Già prima della L. 62/2000, tale “concessione” era attuata e riconosciuta mediante la legalizzazione dei corsi e la parificazione.
Viene così disconosciuto lo stesso sistema nazionale di istruzione, nel quale sono inserite pariteticamente scuole statali e scuole non statali, nonché fortemente penalizzato il pluralismo culturale e istituzionale in un “sistema scolastico” autenticamente paritario.
• A giustificazione della motivazione fondante il diniego ed il respingimento delle richieste degli attori, il ministero e per esso la Cassazione fanno riferimento all’art. 33, c. 3, della Costituzione: l’anomalo «senza oneri per lo Stato». Un comma, appunto, anomalo rispetto alle altre norme costituzionali e superato dalla storia, che dimostra l’arretratezza culturale ed operativa nella quale si trova l’organizzazione della società italiana e che di fatto non riconosce compiutamente la funzione pubblica della scuola paritaria e la penalizza economicamente nel suo servizio alla comunità, servizio equivalente a quello fornito dalla scuola statale. Un comma che inoltre ci pone fuori dal contesto europeo nel quale il nostro Paese vuole essere inserito come protagonista e del quale sarà chiamato, nel prossimo semestre, a dirigere le azioni.
• Un’ultima osservazione: la sentenza della Corte di Cassazione, prima ancora che agli attori della vertenza con il ninistero (Agesc, Istituto Marcelline e loro collegio legale) è stata comunicata alla stampa (vedi Tuttoscuola), e questa è stata una operazione altamente scorretta.
Parrebbe che l’azione promossa dall’Agesc si sia risolta in un fallimento, in una sconfitta: non è così! L’iniziativa dell’Agesc è stata occasione per dimostrare presenza ed impegno associativo sul territorio e – in concorso con le istituzioni educative coinvolte nell’azione legale – per evidenziare ancora una volta, ed in modo assolutamente autorevole, le lacune culturali e normative che regolano la democrazia sostanziale e l’azione della società civile nel nostro Paese.
Roberto Gontero presidente nazionale Agesc
Maria Grazia Colombo past-president Agesc
Enzo Meloni già presidente nazionale Agesc
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19 commenti
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Smettiamola di parlare dello Stato come Deus ex machina.
Sia Io che i miei figli abbiamo studiato sia nella scuola pubblica
che nella paritaria tutte offrono conoscenza.
La differenza sostanziale e’ che la paritaria ha offerto anche coscienza
di un IO in azione ,con una liberta’ nel giudizio, non dando per scontato nulla.
Un apertura a 360° che questi ultimi bolscevichi ideologicamente schierati
non potranno mai capire.(Poveretti)
Se la costituzione dice che la scuola privata è libera, ma senza oneri per lo stato, vuol dire che non si devono usare fondio pubblici per farla funzionare. Finalmente qualcuno se ne è accorto.
Inoltre non capisco perchè il costo dell’insegnate di sostegno debba essere sostenuto dalla famiglia dell’alunno disabile (è ininfluente se viene rimborsato dallo Stato o no) Bella solidarietà! Lo carichino sulle rette di tutti.
Quanto a scuola sei evidentemente ignorante in materia.
Ti do’ una notizia: quando vai a fare gli esami del sangue in una clinica convenzionata con il SSN, gli esami che stai facendo non li pagano i pazienti del giorno ma la collettivita’.
DIRETTIVA n. 22 del 6 febbraio 2001 del Ministero dell’Istruzione. Lo Stato ha detto che c’è un sistema unico di istruzione in cui i soggetti privati forniscono un SERVIZIO PUBBLICO. La legge ha superato il vaglio della Consulta. Quindi l’ateo-induista vetero-sovietico e l’altra sua sodale se ne facciano una ragione…..E, giusto per zittire quelli che “..senza oneri per lo stato…”, basterebbe che il costo standard che ogni studente costa (scusate la ripetizione) allo stato fosse erogato alla famiglia dello studente stesso sotto forma di voucher spendibile dove a ognuno più aggrada (scuola pubblica, paritaria etc,).
Lo stato non ha oneri perchè la sua spesa è il voucher che è uguale per tutti. Poi alla bravura e alla’ qualità delle singole scuole accaparrarsi i “clienti” . Ma figuriamoci se mai si riuscirà, vuoi mettere lo sconvolgimento nel carrozzone statale……..e sopratutto gli scompensi psichici ai brezneviani di cui sopra, capaci che chiedano i danni per la loro mente sconvolta…..
Gli insegnanti di sostegno scarseggiano anche nella scuola pubblica che deve avere, comunque, la priorità su quelle paritarie che spesso sfruttano non pagando adeguatamente i loro insegnanti e non riconoscendo loro i diritti fondamentali del lavoratore.
Che dire poi, delle migliaia di insegnanti di religione individuati dalle varie curie, ma pagati dallo stato?
In italia gli “insegnanti della religione cattolica” fanno – come giustamente dici tu – gli “insegnanti di religione”, cioe’ di tutte le religioni. Anche se la cultura italiana e’ pervasa fin dal suo nascere di cattolicesimo.
Quando si e’ in presenza di persone con preconcetti ideologici ( contro i cattolici)
il cervello gli si spegne.
Abbiamo 3 figli. Elementari e medie alle scuole statali Liceo paritarie
come il giorno e la notte.
Il primo ha fatto erasmo in germania ha dato degli esami la.
in italia si sono persi questi esami che hanno ritrovato dopo 2 anni.
Come il giorno e la notte
Per avere dignità di scuola pubblica la scuola paritaria dovrebbe essere obbligata ad accogliere, accettare come sono e rispettare le idee di tutti senza volersi connotare con impostazioni di parte che siano o meno legate a una confessione.
Se la scuola pubblica statale è scadente a sentire le tue parole ebbene miglioriamola ma la sua caratteristica fondamentale, cioè scuola di tutti deve essere preservata.
Per poter accogliere tutti (penso ti riferisca ai ragazzi con handicap, perche’ per esempio nella scuola paritaria – cattolica dei miei figli ci sono figli di musulmani ex-comunisti opeari e ricchi evasori), ci vorrebbero anche i mezzi economici, quelli che io e te paghiamo con le tasse.
Ti spiego: nella scuola paritaria dei miei figli ci sono strutture e regole di sicurezza, igiene, etc che la vicina scuola statale si sogna. Indovina perche’?
In compenso ci sono pochi insegnanti di sostegno, in genere pagati da qualche benefattore o volontari, indovina perche’?
Ho il sospetto che tu non conosca le scuole paritarie, intendo quelle che non compaiono nei servizi delle “iene”.
Queste obiezioni mi sembrano prive di senso. E’ vero che le paritarie hanno un loro progetto educativo, ma come detto sopra l’armonia ai principi della costituzione è un requisito verificato preliminarmente e monitorato in seguito. Se per te è davvero una questione di principio, questo ti dovrebbe bastare. La decisione non iscriversi è un legittimo rifiuto di quella determinata offerta, non un atto di esclusione da parte dell’offerente.
La scuola cattolica che conosco io ha studenti musulmani, cinesi, ovviamente diversi atei, ecc. La proposta è chiara fin dall’inizio (e non è indottrinamento come evidentemente pensi tu); se sta bene ai loro genitori, questo è tutto.
Infine, evidentemente le scuole da me frequentate, che credevo statali, erano paritarie a mia insaputa, dato che l’impostazione di parte PCI-PDS-DS degli insegnanti era chiarissima.
La scuola statale ideologicamente neutra non esiste.
Mi rivolgevo ovviamente a Filomena
Fabio Fix, ma ci sei o ci fai? La scuola paritaria è scuola pubblica, con buona pace dei parrucconi della cassazione.
Non è pubblica, è privata, a pagamento e i dirigenti possono rifiutarsi di accogliere, in base a criteri da loro stabiliti, chi accolgiere e chi no.
E non c”e controllo su come vengono attuati i programmi e hanno totale libertà circa materie e insegnanti.
Producono molto lavoro sommerso e la qualita è scadente
(https://www.google.it/?gws_rd=ssl#q=dati+ocse+scuola+pubblica+privata)
In una scuola pubblica nessuno puo essere escluso.
Art. 1 comma 3, legge 62/2000 : “[…] Le scuole paritarie, svolgendo un servizio pubblico, accolgono chiunque, accettandone il progetto educativo, richieda di iscriversi, compresi gli alunni e gli studenti con handicap. […]”
A termini di legge, l’unico criterio di ammissione consentito è l’accettazione del progetto educativo, la cui armonia ai principi della costituzione è accertata preliminarmente dal ministero. Se non accetti tale proposta sei liberissimo di non iscriverti, ma è affar tuo, non certo della scuola che la formula.
Art. 1 comma 5: “Le istituzioni di cui ai commi 2 e 3 sono soggette alla valutazione dei processi e degli esiti da parte del sistema nazionale di valutazione secondo gli standard stabiliti dagli ordinamenti vigenti. […]”
Art. 1 comma 6. “Il Ministero della pubblica istruzione accerta l’originario possesso e la permanenza dei requisiti per il riconoscimento della parità.”, requisiti tra i quali rientrano qulità ed efficacia.
Se ti sembra che non ci sia controllo (il che è comunque è una tua opinione, tutta da dimostrare), lamentati con chi questo controllo dovrebbe esercitarlo.
Carlo2,
non avevamo dubbi (tutti tranne Shiva) che le cose stavano cosi’.
Grazie infinite del contributo.
Stanno cosi che cosa? ma non hai letto che la qualita delle paritarie è notevolemente peggiore in termini di prestazioni e perfino di disciplina riapetto alle statali?
Ma sai leggere?
Inoltre quegli articoli, scritti da governi COMPIACENTI, lasciano LIBERTA sulle materie e sul MODO di attuare i programmi,
per questo si ha una qualita inferiore.
Ed è ovvio che non ci sia alcun controllo.
Come è ovvio che la chiesa deve pagare l’ICI per legge ma non la paga e l’Italia ha subito multe dalla UE.
Sopravvivvete solo grazie alla politica.
E dirigenti delle scuole paritarie italiane e non, possono decidere di non accettare un’iscrizione come è gia accaduto diverse volte:
http://www.superabile.it/web/it/CANALI_TEMATICI/Scuola_e_Formazione/Inchieste/info87045452.html
” Alunni con disabilità, il no delle scuole private: “Iscriveteli alle STATALI” ”
Come al solito ignorate i fatti o insultate altro non riuscite a fare.
Ādinātha610, caro il mio troll ateo-induista vetero-sovietico, chi non sa leggere sei proprio tu, quelli sono gli articoli e i commi della legge, se non vengono applicati (in alcuni casi) prenditela con chi non fa i controlli…….
Gentile Signora,
lei parla senza sapere.
1) la Sua lettura delle statistiche non tiene conto di un aspetto fondamentale: le statistiche includono nella stessa categoria di scuole paritarie i diplomifici e le scuole di grandissima qualità e tradizione che hanno sfornato molte delle eccellenze che hanno dato lustro al nostro Paese. Quindi si tratta di statistiche fatte ad arte e con una buona dose di malizia. Si faccia una passeggiata in qualche scuola retta da Gesuiti, da Marcelline, da Salesiani o da Suore di Maria Bambina (solo per citarne alcune) e poi vediamo se continuerà a sostenere la stessa sciocchezza che ha appena affermato.
2) le suddette scuole non solo rispettano i diritti dei docenti, ma lo fanno in modo molto più completo e puntuale di quando non lo faccia lo Stato. Chieda pure a chi ha insegnato in una di queste scuole e poi è passato nello Stato.
3) le suddette scuole paritarie osservano in modo assolutamente preciso e puntuale tutto quanto richiesto dalla legge 62/2000 e vengono regolarmente sottoposte a severe ispezioni biennali previste dalla legge (le parla chi ha a che fare con gli ispettori del Ministero un mese sì e l’altro pure.
4) Molto spesso sono proprio le scuole dello Stato a violare in modo spregiudicato e palese norme poste a tutela dei lavoratori e degli alunni compiendo autentiche nefandezze che vengono regolarmente coperte. Se desidera gliene posso fare un elenco lunghissimo.
5) le scuole paritarie serie hanno sempre chiesto e continueranno a chiedere di sgombrare il campo dagli equivoci nei quali sguazzano le persone che sostengono argomenti populisti e demagogici come i Suoi, chiudendo i diplomifici e sanzionando pesantemente chi non rispetta le regole. Sarebbe bello, però, che ciò avvenisse anche nei confronti di tutte quelle scuole dello Stato (e sono moltissime) in cui si commettono violazioni della legge gravissime e sempre giustificate o,peggio, occultate.
6) il dibattito sulla scuola pubblica in Italia è degenerato in un referendum pro o contro la Chiesa cattolica, in cui Guelfi e Ghibellini si schierano contro o in difesa di preti, suore e Vaticano. Se la si smettesse, per una buona volta, e incominciassimo a parlare di scuola faremmo un servizio ai nostri figli e alle generazioni che seguiranno. Il mondo della scuola non si divide, come sostiene Lei in scuole statali da un lato e scuole dei preto dall’altro, dove il bene sta da una parte e il male dall’altra, ma in BUONA SCUOLA e CATTIVA SCUOLA. Con un po’ di senso di responsabilità dovremmo sostenere la buona scuola. Chiunque la faccia.
Cordialità
E’ imbarazzante come, per ricoscere una realta’ chiara come il sole (quella descritta nell’articolo), ci voglia cosi’ tanto tempo, e naturalmente soldi di tutti. Ma i legislatori cosa ci stanno a fare? Se la scuola paritaria e’ riconosciuta paritaria perche’ non si distribuiscono equamente alle scuole i fondi a disposizione?