
In Islanda per non finire a letto con tua cugina di terzo grado devi consultare un database
Quando due islandesi si incrociano per strada, s’incontrano al bar e si conoscono, la prima domanda che si scambiano è: «Hverra manna ert þú?» cioè «qual è la tua gente? Da chi discendi?». Non è semplicemente feticismo filologico quello degli islandesi, popolo conosciuto per il proprio narcisismo e per il proprio elitarismo un po’ snob. In uno Stato così isolato con una densità tra le più basse d’Europa – 3 abitanti per chilometro quadrato – non è raro che lo sconosciuto a cui pesti i piedi o cui siedi a fianco sull’autobus sia in realtà un tuo lontano parente.
Questi sono i tempi in cui viviamo. Il “nomadismo sessuale” ha creato il timore grottesco di poter, per caso, capitare a letto con un membro non conosciuto della propria famiglia. Per far fronte a queste spiacevolezze, l’Islanda ha creato Íslendingabók, un database – fondato dalla società di ricerca genetica Decode e dall’imprenditore Fridrik Skulason – che contiene molte informazioni genealogiche sugli abitanti dell’isola. Letteralmente, il nome significa “libro degli islandesi”, ed è tratto dall’omonima cronaca medievale che narra i primi insediamenti nella “Terra del Ghiaccio”. Il database vanta un bacino scientifico non indifferente: manoscritti, testi inediti, registri, censimenti, alberi genealogici, articoli commemorativi ed epitaffi. Grazie alle fonti documentarie, si riesce a risalire all’antenato più vicino all’insediamento in Islanda, ovvero 1.200 anni or sono.
Ora, voi direte: ma non è un po’ assurdo tutto questo? Gli islandesi non la pensano così. Inserendo nella homepage il proprio nome e quello del partner, il programma consente di rintracciare gli antenati comuni e di valutare le parentele. Il sito ha avuto un rapido successo in tutta la regione. I 300.000 abitanti dell’isola, di cui un terzo nella sola Reykjavik, sentono alto il rischio di incesto.
In ogni caso, poiché il grottesco non ha limiti, c’è anche chi dice che l’incesto non è un problema. Secondo uno studio pubblicato tre anni fa «c’è una rapporto estremamente positivo tra parentela e fertilità, con un grande successo riproduttivo per le coppie formate da cugini di terzo o quarto grado». Chi lo sosteneva? Kari Stefannson, che è il fondatore di Decode, la stessa società che oggi pubblica il “libro degli islandesi”. Si vede che allora non doveva ancora vendere il database.
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