
L’Isis uccide un cristiano copto e minaccia i «crociati di tutto il mondo»

L’Isis ha giustiziato un cristiano copto di 62 anni nella regione del Sinai del Nord, riporta Al Jazeera. La notizia è stata diffusa dagli stessi tagliagole, che hanno pubblicato domenica su Telegram il filmato dell’esecuzione, lungo 13 minuti. L’uomo che spara alla testa del copto, Nabil Habashy Salama, dichiara a favore di telecamera: «Quanto a voi, cristiani egiziani, questo è il prezzo che pagate per aver sostenuto l’esercito in Egitto».
«Preghiamo per il nostro martire»
Il “papa copto”, Tawadros II, ha dichiarato in un comunicato commentando l’omicidio:
«Mentre la Chiesa piange il suo figlio e servo fedele, si rallegra per il premio che gli riserverà in Paradiso Gesù Cristo, per il quale Salama ha versato il suo sangue. La Chiesa conferma il suo sostegno agli sforzi dello Stato egiziano per sconfiggere il terrore, i cui attacchi non fanno che renderci più ostinati nel preservare la nostra unità nazionale. Da questo punto di vista, lodiamo gli sforzi dell’esercito e della polizia egiziani. Offriamo le nostre condoglianze alla famiglia del martire e preghiamo per la pace in questa terra».
Rapito e ucciso dall’Isis
Salama era stato rapito nel novembre 2020 dalla città di Bir al-Abd nel Sinai del Nord dallo Stato islamico. Il video, in base a quanto viene affermato dai terroristi islamici, risalirebbe al marzo 2021. Nel filmato si vedono tre terroristi dell’Isis a volto coperto dietro a Salama. Uno dei tre tagliagole afferma:
«Ringraziamo il grande Allah che ha ordinato ai suoi seguaci di uccidere e di soggiogare gli apostati fino a quando non pagheranno in ginocchio la jizya. Questo è un messaggio ai crociati di tutto il mondo: combattete e sarete combattuti, rapite e sarete rapiti».

Cristiani perseguitati nel Sinai
Salema aveva costruito l’unica chiesa del villaggio di Bir al-Abd. Suo figlio, Pietro, ha dichiarato a Watani: «Vedere l’esecuzione di mio padre mi ha spezzato il cuore. Dal filmato si capisce che l’hanno torturato prima di ucciderlo. Non aveva mai fatto nulla di male, amava tutti ed era amato da tutti nel villaggio». Pietro ha anche dichiarato di aver lui stesso subito minacce dall’Isis dopo la diffusione del video. La sorella di Pietro, Marina, ha aggiunto: «È vissuto e morto da grande uomo. Ora è in un posto migliore con Gesù, che nostro padre ha servito e amato per tutta la vita».
Non è la prima volta che i cristiani vengono perseguitati nella regione del Sinai del Nord. Nel 2018 il 27enne Bassem Shehata Haraz è stato ucciso da membri dell’Isis nella città di Al-Arish per la strada. A partire dal mese di febbraio del 2017, inoltre, lo Stato islamico lanciò una campagna di attentati mirati uccidendo nove cristiani all’uscita dal lavoro o sulla porta di casa. I jihadisti avevano in precedenza pubblicato una lista di cristiani da assassinare. Come conseguenza, mille fedeli su 1.700 fuggirono dalla città.
I 21 martiri e gli attentati di Pasqua
L’apice della persecuzione dei cristiani copti per mano dell’Isis è avvenuto invece in Libia. Nel febbraio 2015, i jihadisti uccisero sulla spiaggia di sirte 20 egiziani copti e un ghanese, subito dichiarati martiri dalla Chiesa. I resti dei 20 copti egiziani, che si erano recati in Libia per ragioni di lavoro, si trovano oggi in un santuario nella chiesa del villaggio di Al-Our, dove 13 dei 21 martiri sono nati, nella provincia di Minya. Il corpo del 21esimo martire, Matthew Ayariga, originario del Ghana, sarà presto trasferito in Egitto.
La notizia dell’assassinio di Salama arriva a due settimane dalla Pasqua dei copto-ortodossi, che si celebra il 2 maggio. L’esercito dovrà aumentare le misure di sicurezza attorno alle chiese per evitare attentati come quelli dell’aprile 2017, quando due attentati suicidi massacrarono 45 fedeli la Domenica delle Palme.
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