Irlanda, referendum aborto. «Ci sei prima di nascere»

Di Redazione
18 Aprile 2018
La lettera di monsignor Nulty in occasione del referendum sull'aborto in Irlanda. «Una volta negato il diritto alla vita del non nato, non possiamo più difenderci da ciò che scaturisce da una cultura dell’aborto



Articolo tratto dall’Osservatore romano – «La mia preoccupazione è di salvaguardare il futuro. Niente è così importante per il futuro della nostra umanità condivisa come il diritto alla vita. Non credo che la vita abbia inizio alla nascita. Credo che la vita inizi prima della nascita»: è quanto ha scritto in una lettera monsignor Denis Nulty, vescovo di Kildare and Leighlin, presidente dell’agenzia che si occupa della pastorale matrimoniale (Accord), e membro del Consiglio episcopale per il matrimonio e la famiglia, in vista del referendum sull’aborto che si terrà il 25 maggio in Irlanda.
La Chiesa in Irlanda, dunque, torna di nuovo sull’argomento a difesa della vita nascente dopo la lettera pastorale pubblicata lo scorso marzo dal titolo: Two Lives, One Love (Due vite, un solo amore). In quell’occasione, i vescovi irlandesi hanno affermato che «la vita umana è sacra dal concepimento fino alla morte naturale e che l’articolo 40.3.3 riflette l’appropriato equilibrio dei diritti». L’articolo a cui fanno riferimento i vescovi è l’ottavo emendamento dell’articolo 40 della Costituzione della Repubblica d’Irlanda nel quale si afferma che la madre e il bambino non ancora nato hanno gli stessi diritti. Se il mese prossimo gli irlandesi voteranno per abolire questo emendamento il governo potrà avere il via libera a una regolamentazione più favorevole all’interruzione volontaria di gravidanza. Monsignor Nulty si è dunque soffermato sul valore intrinseco della vita. «Basti pensare — scrive il vescovo — alla semplice scena alla quale tutti abbiamo assistito innumerevoli volte, quando familiari e amici si allungano a guardare un passeggino per ammirare un bambino appena nato. Ho persino visto questa scena di recente sul binario di una stazione ferroviaria, estranei che ammiravano un bambino tra le braccia di sua madre, tutti intenti a chiedere se fosse maschio o femmina, l’età e il nome. Questa meraviglia — continua la lettera di monsignor Nulty — non inizia alla nascita. Il momento in cui un bambino scalcia prima nell’utero della mamma e il momento in cui compie i suoi primi passi sono solo momenti diversi dello stesso viaggio». Secondo il presidente di Accord, «non c’è nulla da guadagnare negando la verità, e cioè che le nostre vite iniziano al concepimento.
Purtroppo — prosegue la lettera del vescovo di Kildare and Leighlin — il dibattito sull’aborto non riguarda solo la biologia. Tutti sanno che una vita è iniziata. Ma la domanda è: è giusto fermare deliberatamente quella vita che sta nascendo? Alcune persone sostengono fermamente che una donna incinta dovrebbe avere il diritto assoluto di scegliere il destino della sua gravidanza. Non posso essere d’accordo. Credo che nessuno di noi — donne o uomini — abbia un diritto assoluto sulla vita di un altro. Non serve la verità per minimizzare l’aborto, per quello che è e quanto può diventare prevalente. Non possiamo fingere che l’aborto sia soltanto prendere una pillola nelle prime settimane. Questa non è la verità. La dura verità è evidente a tutti nelle statistiche del Regno Unito e altrove. Una volta negato il diritto alla vita del non nato, non possiamo più difenderci da ciò che scaturisce da una cultura dell’aborto». Di qui, l’appello affinché tutti gli irlandesi il 25 maggio affermino il diritto alla vita umana e al bene comune: «Vi chiedo di unirvi a me per mantenere il diritto costituzionale alla vita del nascituro».
Foto Ansa

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